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sabato 21 febbraio 2026

 I Sogni nell’Universo di H.P. Lovecraft




Sogni e Realtà – Un Portale verso l’Ignoto

I sogni hanno da sempre occupato un ruolo centrale nella narrativa dell’orrore, sin dai miti greci e dai racconti folkloristici dell’Europa medievale. Funzionano come simboli, premonizioni o messaggi da un mondo oltre il nostro. Ma se nella tradizione i sogni erano strumenti di avvertimento o riflesso della colpa umana, in H.P. Lovecraft assumono un ruolo molto più complesso: diventano passaggi verso il cosmo stesso, finestre aperte su dimensioni aliene e realtà che sfuggono alla comprensione umana.

In racconti come “Beyond the Wall of Sleep” (1919), Lovecraft ci introduce a Joe Slater, un detenuto in un manicomio le cui esperienze oniriche rivelano l’esistenza di una coscienza superiore. Durante i suoi sogni, Slater è posseduto da un’entità cosmica che lo trasporta in paesaggi fantastici e gli dona forza sovrumana, portandolo a compiere azioni inspiegabili nel mondo reale. La vicenda, raccontata da un giovane internato dell’ospedale psichiatrico, non è solo un horror psicologico: è una riflessione sulla dualità tra sé cosciente e sé reale, dove il primo vive nella limitazione quotidiana, mentre il secondo si muove tra le vastità dell’universo.

Questo concetto anticipa le idee di Carl Gustav Jung sul Sé e sull’inconscio: il sogno diventa un mezzo attraverso il quale il sé reale, che unisce coscienza e inconscio, può manifestarsi, mentre il sé cosciente resta vincolato alla realtà limitata. In Lovecraft, i sogni diventano quindi strumenti di conoscenza e di esplorazione dell’ignoto, aprendo all’uomo possibilità di contatto con forze che trascendono il mondo materiale.


Il Sogno come Archetipo Collettivo e Mitico

Ne “The Dreams in the Witch House” (1933), Lovecraft sviluppa ulteriormente il tema dei sogni come mezzo di trasporto verso altre dimensioni. Il giovane studente universitario Gilman è tormentato da sogni lucidi in cui si trova in luoghi dai contorni impossibili, dove geometrie proibite e culti occulti si intrecciano. Le sue esperienze oniriche sono così intense da provocare effetti fisici reali: ferite subite nei sogni si manifestano sul corpo. Questa fusione tra sogno e realtà introduce una dimensione di terrore che va oltre il convenzionale, mostrando l’influenza del cosmo sull’esistenza umana.

I sogni di Gilman sono anche una rappresentazione del concetto di inconscio collettivo di Jung. Elementi ricorrenti, come musiche ancestrali, città impossibili e culti antichi, possono essere interpretati come simboli universali, archetipi tramandati nel tempo. Queste visioni oniriche non sono frutto dell’esperienza personale del protagonista, ma dell’eco di conoscenze e paure condivise dall’umanità. Così, Lovecraft collega l’individuo a un cosmo più vasto, in cui i sogni rivelano l’esistenza di entità che camminano sulla Terra da tempi immemorabili, creando un senso di continuità tra mito e coscienza collettiva.

Allo stesso tempo, la presenza di figure come Nyarlathotep, il messaggero degli Dei Esterni, rafforza l’idea di un universo in cui gli esseri umani sono semplici pedine di forze incomprensibili. Le azioni del cosmo, filtrate attraverso il sogno, sottolineano la fragilità della volontà umana e il senso di impotenza che permea la narrativa lovecraftiana. Qui i sogni non servono solo a trasportare i personaggi in altre dimensioni: diventano strumenti di comunicazione con il divino alieno, canali per percepire la scala e la vastità del cosmo.


Ricordi, Psiche e L’Universo Onirico di Kadath

Ne “The Dream-Quest of Unknown Kadath” (1943), la dimensione onirica acquisisce una dimensione psicologica e autobiografica più profonda. Randolph Carter sogna una città dorata, splendida e misteriosa, che in realtà è la rielaborazione dei ricordi della sua infanzia a Boston. Diversamente dai sogni di Slater o Gilman, i sogni di Carter sono legati al desiderio e alla memoria repressa, riflettendo una tensione tra l’inconscio personale e la realtà esterna.

Nyarlathotep, come nei racconti precedenti, gioca un ruolo di manipolatore dei sogni, spingendo Carter verso prove e trappole che mettono in discussione la sua percezione della realtà. Tuttavia, a differenza di Slater e Gilman, Carter sviluppa un certo controllo sui suoi sogni, riuscendo a svegliarsi prima di subire danni irreversibili. Questo riflette il percorso verso l’individuazione junghiana, in cui il protagonista integra le varie parti della psiche, confrontandosi con paure e desideri profondi e trovando una forma di auto-consapevolezza.

La presenza di Azathoth, il dio cieco che sogna l’universo, unisce queste esperienze oniriche sotto un unico paradigma: la realtà stessa è un sogno di entità cosmiche, e l’umanità è impotente di fronte alla loro indifferenza. In questo contesto, i sogni non sono solo mezzi narrativi, ma veri e propri strumenti filosofici: rivelano l’insignificanza dell’uomo, l’assurdità dell’esistenza e la precarietà della realtà come la conosciamo. La ripetizione di musiche ancestrali, paesaggi impossibili e città sognate rafforza l’idea che la conoscenza del cosmo risieda in uno strato collettivo dell’inconscio umano, accessibile solo attraverso la mente onirica.

giovedì 12 febbraio 2026

I Sogni di Lovecraft


Molti studi su H.P. Lovecraft separano le sue opere in “racconti horror” e “ciclo dei sogni”. Ma questa è una divisione ingannevole e fuoriviante: in realtà, sia l’orrore che i sogni condividono lo stesso senso di estraniazione, quella weirdness che attraversa tutta la sua opera. Lovecraft non privilegia un genere sull’altro: la sua visione è unitaria, come spiega Gilles Deleuze, per cui il weird è “l’approccio a una coerenza che non è né nostra, né dell’Uomo, né di Dio o del Mondo”.
Per Deleuze, Lovecraft non è un pessimista misantropo, ma uno scrittore affermativo, un “sognatore noetico”: un materialista che pensa al di fuori dei limiti antropocentrici. Né filantropia né misantropia, ma ex-antropia: guardare l’universo senza ridurlo all’uomo.



Il volto, il linguaggio e la trasformazione dei tormenti
Fin da bambino, Lovecraft era tormentato da tic e da incubi con “night-gaunts”, creature senza volto. Non impazzì come i suoi genitori, ma trasformò queste paure nella scrittura. I sogni non erano sintomi di follia: erano strumenti di creazione.
Allo stesso modo, il linguaggio convenzionale viene messo in crisi. Parole come “Cthulhu” sono impossibili da pronunciare correttamente, e funzionano come intrusioni weird nel nostro linguaggio, nominando ciò che non può essere nominato, simili allo “Snark” di Lewis Carroll.

Hesperia: sogno e materialismo
Il sonetto Hesperia (da Fungi from Yuggoth) mostra come Lovecraft non fosse solo un autore di incubi: contrappone il mondo imperfetto e materiale a un mondo ideale, accessibile nei sogni di veglia e non solo nel sonno. Qui non c’è terrore, ma meraviglia, desiderio e bellezza. Il mondo materiale diventa terreno per l’immaginazione, mentre il sogno apre a intuizioni cosmiche.

Lovecraft ci mostra così tre lezioni:
L’ispirazione nasce anche nei momenti di declino e disgregazione.
Guardare all’orizzonte – ai confini della realtà ordinaria – permette di scorgere nuove possibilità.
La bellezza e il significato emergono dall’immaginazione, dai ricordi non personali, da ciò che chiamiamo “memoria senza luogo”.
In Lovecraft, il sogno non è fuga, ma cura: il nichilismo non è la soluzione, ma la malattia da cui ci salva l’immaginazione attiva.

The Ancient Track: il sentiero dei sogni
In The Ancient Track, il poeta segue un sentiero verso la vetta di una collina, aspettandosi il familiare, ma trova un panorama di passato morto e disordine. Il percorso verso il “spruzzo di stelle” è ancora aperto: la meraviglia convive con l’orrore, senza che l’umanità sia condannata. Ancora una volta, Lovecraft invita a seguire il “sentiero noetico”, il cammino della mente e dei sogni, più che quello del semplice piede.

Ex Oblivion: il cosmicismo come affermazione
Lovecraft era un ateo e un materialista convinto: il cosmo è indifferente, ma questa indifferenza non equivale a pessimismo. Nelle sue opere, il vuoto non è sterminio, ma plenum creativo: un terreno fertile da cui sorgono forme e visioni.

In Ex Oblivion, il protagonista attraversa un portale onirico e perde la sua identità, ma non in modo tragico: trova felicità nella fusione con l’infinito. La dissoluzione dell’ego diventa esperienza estatica, non disperazione. Così, il cosmicismo di Lovecraft non è pessimismo: è riconoscere che i nostri valori sono locali e temporanei, immersi in un universo materiale e creativo.


Quindi Lovecraft va letto come sognatore noetico, materialista onirico e platonista immanente. Orrore e sogno non si escludono, ma convivono: i suoi racconti ci guidano verso la meraviglia e l’estraniazione, verso un universo dove l’immaginazione è cura e rivelazione. In Lovecraft, la paura è reale, ma lo è altrettanto la bellezza del possibile.


lunedì 12 agosto 2019


SOGNI & PROFEZIE IN LOVECRAFT 3


Concludendo possiamo affermare senza tema di smentita che Lovecraft fosse un sognatore lucido che poi fosse un'occultista personalmente penso di no, ma che fosse molto addentro a temi esoterici non vi è dubbio. Se poi fosse un profeta inconsapevole o uno sciamano...

Lovecraft descrisse un’altra sua visione in una lettera a Rheinhart Kleiner, il 21 maggio 1920: “…Come semplici filati, queste fantasie confuse non valevano la pena; ma essendo sogni in buona fede, sono piuttosto pittoreschi. Dà l'impressione di un'esperienza strana, fantastica e ultraterrena di aver visto queste strane viste apparentemente con l'occhio visivo. Ho sognato così sin da quando ero abbastanza grande per ricordare i sogni, e probabilmente lo farò fino a quando scenderò in Averno... In verità, ho viaggiato in posti strani che non sono sulla terra o in nessun pianeta conosciuto. Sono stato un cavaliere di comete e fratello delle nebulose…”

Curiosamente gli sciamani dei nativi hanno visioni spesso simili a quelle che aveva Lovecraft, visioni indotte da droghe o da musiche, ma visioni forti e vivide come quelle del Sognatroe di Providence. Tristan Eldritch nel suo Towards the Visionary Antipodes of the Human Psyche Part 2: H.P. Lovecraft and the Door in the Wall, paragonò per la prima volta gli scritti di Lovecraft alle esperienze psichedeliche. Insomma secondo lui i sogni e l'immaginazione di Lovecraft esprimevano la stessa esperienza ultraterrena di qualcuno che usava le sostanze psichedeliche e vero è che la narrativa di Lovecraft è quasi intercambiabile con l'esperienza caleidoscopica di un utente psichedelico:
“Il suono di una strana melodia lirica è stato ciò che mi ha destato. Accordi, vibrazioni e estasi armoniche riecheggiavano appassionatamente su ogni mano, mentre sul mio sguardo rapito scoppiava lo spettacolo stupendo della massima bellezza. Pareti, colonne e architravi di fuoco vivente ardevano illuminati intorno al punto in cui mi sembrava di fluttuare nell'aria, estendendosi verso l'alto fino a una cupola a volta infinita di splendore indescrivibile. Mescolando con questo sfoggio di magnificenza sontuosa, o meglio, soppiantandolo a volte in una rotazione caleidoscopica, si intravedevano ampie pianure e vallate aggraziate, alte montagne e invitanti grotte, coperte da ogni incantevole attributo di paesaggio che i miei occhi diletti potevano concepire, eppure formato interamente da un'entità plastica incandescente ed eterea, che in coerenza ha preso parte allo spirito quanto alla materia.” Oltre il muro del sonno, 1919.

Quindi è indubbio come ci sia una somiglianza nelle esperienze fantasmagoriche di Lovecraft e gli aspetti sciamanici, così come anche la percezione della distorsione temporale dei suoi sogni, distorsione potente e vivida. Scrive Lovecraft ad August Derleth, il 25 dicembre 1930:
“...che... invariabilmente implicano una totale sconfitta delle leggi del tempo, dello spazio, della materia e dell'energia - o piuttosto, un'indipendenza individuale di queste leggi da parte mia, per cui posso navigare attraverso i vari universi dello spazio-tempo come fossi un invisibile... non turbare nessuno di essi, ma superiore ai loro limiti e alle forme locali di organizzazione materiale.”
Lovecraft amava e ricercava inconsciamente quello stato di essere che avesse un senso di indipendenza dalle leggi del tempo. La descrizione del Sognatore di Providence corrisponde alla distorsione del tempo che fa parte di un'esperienza psichedelica:
“...a volte sembra che il tempo stia andando indietro, o si muova molto velocemente o lentamente...” afferma in “How LSD Works,” Shanna Freeman.
“West era un materialista, non credeva nell’anima e attribuiva tutto il funzionamento della coscienza a fenomeni corporei; di conseguenza non cercava rivelazioni di orribili segreti da golfi e caverne celati oltre la barriera della morte. Non ero del tutto in disaccordo con lui in teoria, eppure mantenevo vaghi tratti istintivi della primitiva fede dei miei antenati; cosicché non potei fare a meno di osservare il cadavere con una certa dose di stupore e terribile aspettativa... In un momento di capriccio fantastico, sussurrai domande alle orecchie arrossate; domande di altri mondi di cui la memoria poteva essere ancora presente. Il terrore successivo li ha allontanati dalla mia mente, ma penso che l'ultimo, che ho ripetuto, è stato: -Dove sei stato?” Herbert West: Reanimator 1921-22.

È indubbio che una costellazione di fattori - sia comportamentali che organici – potrebbero aver consentito al Sognatore di Providence di accedere a mondi fantasiosi. H.P. Lovecraft, come altri grandi artisti, era un individuo unico nella storia. In nessun modo possiamo rintracciare tutti i fattori che hanno dato il via ai suoi momenti creativi
.

sabato 29 giugno 2019


SOGNI & PROFEZIE IN LOVECRAFT 2



Insomma quindi i sogni e le profezie, che costellarono la sua vita, permearono anche nelle sue opere. Tanto che qualcuno cominciò a pensare che fosse un occultista o comunque una sorta di sciamano. 
H.P. Lovecraft scrive in una lettera a Rheinhart Kleiner, del 21 maggio 1920:
“…onestamente, ho viaggiato verso luoghi insoliti che non sono sulla terra o su nessun pianeta noto. Ho cavalcato comete & sono stato fratello delle nebule…”
Come detto molti dei sogni di Lovecraft sono diventati racconti come La Dichiarazione di Randolph Carter che altro non è che un sogno di Lovecraft in cui, lo scrittore è Randolph Carter, e il suo amico, Samuel Loveman, è celato dietro il personaggio di Harley Warren.


Oltre alle storie che si supponeva fossero sogni, essi figuravano anche come dispositivi di trama nelle narrative di Lovecraft. Infatti a volte venivano inseriti nei racconti altre volte erano mischiati ad essi. Ne Il Richiamo di Cthulhu il sogno di Henry Anthony Wilcox con il bassorilievo in argilla fresca portato in visione a un professore universitario per lo studio, rappresentava proprio una parte di un sogno Lovecraft come emerge dalla lettera Round-Robin ai Gallomo, (Alfred Galpin, Samuel Loveman, e Maurice W. Moe), scritta da Lovecraft nel gennaio 1920.
Ma i sogni di Lovecraft, la sua Sapienza onirica prova come sostengono alcuni occultisti che era praticamente un esoterista? Quali fattori gli permettevano di accedere a questi regni fantastici, non disponibili per i comuni sognatori, e poi ricordarli? C’è qualcosa in comune tra i Native American Medicine People e i sogni di Lovecraft?

Basandosi sulla favolosa vita onirica di Lovecraft e sul suo uso del leggendario Necronomicon, alcuni appassionati dell'occulto lo hanno associato a un adepto segreto di una setta o addirittura a o uno stregone misterioso. Tuttavia, almeno nelle lettere che ci sono giunte sinora Lovecraft afferma di non credere nella magia.

“Tutto quello che dico è che penso sia dannatamente improbabile che esista qualcosa come una volontà cosmica centrale, un mondo spirituale o una sopravvivenza eterna della personalità. Sono le ipotesi più assurde e ingiustificate che si possono fare sull'universo…. In teoria sono un agnostico, ma in attesa della comparsa di prove radicali devo essere classificato, in pratica e in via provvisoria, come ateo” scrive in una lettera a Robert E. Howard il 16 Agosto 1932.

Nonostante l'ateismo dichiarato di Lovecraft, alcuni occultisti implicano ancora che abbia vissuto una doppia vita - il lato nascosto sarebbe quello di un praticante di magia. Certo questo, per quanto improbabile, sembra possibile visto che Lovecraft aveva na doppia vita sociale. Oggi in molti pensano, esternando i suoi scritti, che fosse vagamente razzista eppure in realtà Lovecraft aveva moltissimi amici ebrei come Samuel Loveman e si era addirittura sposato con immigrata un’ebrea russa al secolo Sonja Simonovna Šafirkin. Insomma un uomo dalla doppia vita! Ma l'uso del Necronomicon da parte di Lovecraft dimostra il suo essere un occultista?
Una leggenda metropolitana suggerisce che l'iniziazione esoterica di Lovecraft sia avvenuta attraverso sua moglie, Sonia in quanto questa avrebbe avuto una relazione precedente con il famigerato mago inglese, Aleister Crowley:

“Nel 1918 Crowley era a New York. Come sempre, stava cercando di stabilire la sua reputazione letteraria e stava contribuendo a The International and Vanity Fair. Sonia Greene era un'emigrata ebrea energica e ambiziosa con ambizioni letterarie, ed era entrata a far parte di un club per cene e conferenze chiamato "Walker's Sunrise Club"; fu lì che incontrò per la prima volta Crowley, che era stato invitato a tenere un discorso sulla poesia moderna... Crowley non perdeva tempo con le donne; e si sono incontrati in maniera incostante per alcuni mesi” come si legge in Why did the novelist H.P. Lovecraft claim to have invented the Necronomicon? di Colin Low.
E proprio tramite questo incontro della sua futura moglie con Crowley Lovecraft avrebbe acquisito la conoscenza del terribile Libro. Lo stesso Low poi fa marcia indietro e nega che quanto affermato in precedenza.


H.P. Lovecraft scrisse riguardo l’occultismo a Clark Ashton Smith, il 9 ottobre del 1925:
“No, non ho mai letto nulla dell'occultismo formale... la scrittura weird è più efficace se evita le superstizioni trite e le formule popolari del culto. Sono... un materialista assoluto ...con neppure un briciolo di credenza in qualsiasi forma di soprannaturalismo: religione, spiritualismo, trascendentalismo, metempsicosi o immortalità. Potrebbe essere, tuttavia, che potrei ottenere i germi di alcune buone idee dall'attuale picchiettio della frangia pazzesca psichica; E ho spesso pensato di comprare un po' delle cianfrusaglie vendute in una libreria di occultisti nella 46esima strada. Il problema è che costano maledettamente troppo... visto il mio stato attuale. Quanto costa la brochure che hai appena letto? Se qualcuno di questi pazzoidi culti avessero opuscoli gratuiti & “letteratura” con argomenti descrittivi suggestivi, non mi dispiacerebbe avere il mio nome associato a loro. L'idea che la magia nera esista in segreto oggi, o che gli antichi riti infernali sopravvivano ancora nell'oscurità, è quella che ho usato & che userò di nuovo.”
Al massimo, Howard Phillips Lovecraft ha usato i riferimenti a libri come il Necronomicon e il suo pantheon degli Antichi come strumenti per sospendere l'incredulità in coloro che leggono la sua narrativa. Bisogna fare attenzione quindi a saltare alle conclusioni, solo il fatto che qualcuno conosca il Necronomicon, non rende quella persona un occultista.

Lovecraft affermava che i suoi sogni erano così genuini che al risveglio l'impressione della loro veridicità lo turbava, scrive in una lettera a Maurice W. Moe, il 15 maggio 1918: “Ho analizzato molto profondamente questo dettaglio perché il sogno mi ha colpito molto. Questa non è una storia d'amore della reincarnazione, vedrai che non ha né climax né niente, ma era molto reale... A questo punto mi chiedi da dove vengono queste storie! Rispondo, secondo il tuo pragmatismo, che il sogno era reale quanto la mia presenza a questo tavolo, con la penna in mano! Se la verità o la falsità delle nostre convinzioni e impressioni sono immateriali, allora io sono, o ero, indiscutibilmente uno spirito disincarnato che si libra su una città molto singolare, molto silenziosa e molto antica, a metà tra le colline grigie e morte. Pensavo di essere lì in quel momento, quindi cos'altro conta? Pensi che io fossi veramente così spirito come ora sono H.P. Lovecraft? Io no.”

venerdì 31 maggio 2019


SOGNI & PROFEZIE IN LOVECRAFT

Nei tempi antichi la misteriosa esperienza del sogno era considerata vicina alla profezia e alla comunione con gli dei. Che i sogni siano parte integrante della profezia è stato visto in varie culture per migliaia di anni. Negli scritti giudeo-cristiani i sogni sono molto diffusi. I sogni sono citati sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. Anche Tertulliano, scrittore paleocristiano attivo nel II secolo d.C., scrisse che “quasi la maggior parte dell'umanità deriva la conoscenza di Dio dai sogni”. Spesso descritti come visioni o rivelazioni, i sogni contenuti nelle Scritture contengono in genere avvertimenti o profezie o magari entrambi. A volte sono specifici e personali, a volte sono più generali, come negli scritti dei profeti dell'Antico Testamento, che avvertono della distruzione finale di Gerusalemme a causa dell'ingiustizia e dell'idolatria. Occasionalmente, un sogno può fornire informazioni sullo stato psicologico del sognatore, come quando Daniel interpreta un sogno di Nabucodonosor che predice che il monarca abbia perso la testa (Daniele 4: 24-26). (Qualcosa di simile al destino del re si verifica nel racconto di Lovecraft, Celephaïs.)

Molte delle storie del Sognatore di Providence sono elaborazioni, o contengono elaborazioni, di sogni che ha avuto lo scrittore. H.P. Lovecraft respinge l'analisi freudiana, molto popolare ai suoi tempi, come semplicistica e volgare. Afferma che i sogni siano esperienze in sé e per sé e costituiscono una realtà alternativa e valida. Scrive nell'apertura di Oltre il Muro del Sonno, dove descrive la coscienza dei sogni, “il cui effetto vagamente eccitante e inquietante suggerisce possibili minuscoli scorci in una sfera dell'esistenza mentale non meno importante della vita fisica...”
Sorprendentemente, negli scritti di Lovecraft come nelle Scritture i sogni spesso hanno lo stesso scopo. In alcune dei racconti hanno un ruolo profetico come ne Il Richiamo di Cthulhu. Nel capolavoro un artista di nome Wilcox ha orribili visioni di “grandi città ciclopiche di blocchi di titani e monoliti celesti” che lo spingono a modellare un piccolo idolo di pietra. In Oltre il Muro del Sonno, un montanaro e un medico condividono e sperimentano la rivelazione di un mondo in cui le anime dei loro sogni sono libere dai loro vincoli terrestri e mortali. Ne L’Ombra Fuori dal Tempo, strani incubi e prove archeologiche costringono il narratore a confrontarsi con ricordi inconsci di un terrificante incontro con la Grande Razza.



In alcune delle storie di Lovecraft, i sogni creano un legame psichico con qualche entità potente e malevola che gradualmente acquisisce il controllo della volontà del personaggio che sogna e lo spinge verso uno scopo terribile. Questo tema si trova in I Sogni della Casa Stregata e L’Abitatore del Buio. Sonnambulismo e comportamenti ossessivi aumentano nei personaggi sfortunati e suggeriscono una forma di possesso demoniaco. Ma i sogni possono anche svolgere una funzione positiva e strumentale in alcune delle attività di Lovecraft. In particolare, forniscono l'accesso a una realtà alternativa, una porta. L'esempio più ovvio di ciò è La Ricerca della Sconosciuta Kadath, in cui questo approccio alla coscienza del sogno è altamente sviluppato. Qui per viaggiare attraverso le Dreamland Randolph Carter, l'alter ego di Lovecraft, “pregava a lungo e pedissequamente gli dei nascosti del sogno che covavano capricciosi sopra le nuvole sulla sconosciuta Kadath, nei deserti gelati ove nessun uomo cammina.”
In molti punti delle opere di Lovecraft, i sogni servono come fonti di profezia, rivelazione e integrità psicologica. Possono anche fungere da dispositivo di trama - o un collegamento psichico con il male che spinge il personaggio alla distruzione, o un utile, anche se impegnativo, portale verso un altro mondo. È possibile che i riferimenti ai sogni dell'Antico e del Nuovo Testamento siano stati almeno in parte l'ispirazione per quelli che si verificano nelle storie di Lovecraft? Forse, in quanto da piccolo era imbevuto di simili nozioni, ma nelle sue lettere non appaiono quasi mai resoconti di sogni a tema religioso canonico. La sua attività onirica era slegata da una qualsivoglia attività religiosa.
Vedremo in un prossimo post il seguito di questa sua curiosa attività onirica...