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martedì 7 aprile 2026



CTHULHU: Il Mistero Occulto di H.P. Lovecraft e le sue Connessioni Esoteriche




Nel vasto universo letterario creato da H.P. Lovecraft, pochi simboli sono più iconici di Cthulhu, il misterioso e terrificante essere che giace dormiente nella città sommersa di R’lyeh. Sebbene Cthulhu sia il fulcro di una delle storie più celebri dello scrittore, The Call of Cthulhu, la sua figura evoca molto più di un semplice mostro cosmico. Nel tempo, molti appassionati e studiosi hanno cercato di esplorare le profondità del mito, rivelando le incredibili connessioni che esistono tra il personaggio di Lovecraft e concetti legati all’occultismo, alla magia cerimoniale e alla numerologia esoterica.


Il “Cthulhu Mythos” e l'Occulto
Uno degli aspetti più affascinanti della scrittura di Lovecraft è la sua capacità di mescolare l'immaginazione fantastica con riferimenti a tradizioni esoteriche e occultistiche. Sebbene lo scrittore non fosse un praticante di queste discipline, la sua vasta cultura e conoscenza di testi esoterici lo portarono a costruire un cosmo dove il mistero e il terrore sono indissolubilmente legati al linguaggio arcano e alle pratiche magiche.
Il Cthulhu Mythos è costellato di divinità oscure, culti segreti e tomi proibiti. In particolare, il “Necronomicon”, il libro fittizio che si dice contenga le conoscenze occulte più pericolose, è un elemento che ha influenzato la cultura popolare e l’occultismo moderno. Lovecraft, infatti, si ispirò a molteplici fonti di tradizioni occulte per costruire il suo mondo, citando testi come Turba Philosophorum o il Zohar, e dimostrando un profondo interesse per la stregoneria tradizionale e l'astrologia.


Il Misterioso Linguaggio di Cthulhu
Uno degli elementi più affascinanti di Lovecraft è l’introduzione del linguaggio “r’lyehiano”, usato per descrivere la lingua in cui vengono espressi i misteriosi incantesimi e simboli dei Grandi Antichi, tra cui Cthulhu stesso. La frase più famosa di questo linguaggio è: «Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn», che, secondo la traduzione di Lovecraft, significa: «In his house at R'lyeh dead Cthulhu waits dreaming» ("Nella sua casa a R’lyeh, il morto Cthulhu attende sognando").
Questa frase è una delle più evocative del Cthulhu Mythos, ma ciò che sorprende è che, se analizzata da una prospettiva numerologica e linguistica, si possono trovare connessioni interessanti con tradizioni esoteriche.


La Numerologia Occulta di Cthulhu
Un aspetto intrigante dell'analisi della frase di Lovecraft è che sia la versione in lingua r’lyehiana che la traduzione inglese hanno esattamente lo stesso numero di lettere e caratteri (41 lettere o 50 caratteri totali). Questo non sembra essere una mera coincidenza, ma piuttosto una scelta intenzionale da parte di Lovecraft.

Il Numero 41: In gematria ebraica, il numero 41 corrisponde alla parola "HUL", che significa “terrore”. Questo termine appare nel Quinto Pantacolo di Marte, un testo esoterico collegato alla magia cerimoniale. Marte, in astrologia, è il dio della guerra e del sottosuolo, e nella tradizione babilonese è conosciuto come Nergal, il signore dell'oltretomba. Il legame con il "terrore" e la "morte" è quindi evidente, e si allinea perfettamente con la natura terrificante di Cthulhu.

Il Numero 50: Il numero 50 è legato alla lettera Nun in gematria, che rappresenta il segno dello Scorpione e l’Arcano XIII dei Tarocchi, "La Morte". Questo archetipo è simbolo della transizione tra vita e morte, rinascita e distruzione. La connessione con lo Scorpione e la morte è chiara, specialmente quando si considera che Cthulhu è legato all'elemento acqua, la quale è tradizionalmente associata alla morte e alla rinascita, come nel ciclo della Kundalini che attende di risorgere.
Questi numeri sembrano costruire un tessuto esoterico intorno al personaggio di Cthulhu, facendo risaltare la sua natura come simbolo di morte, trasformazione e potere oscuro.

Il Nome di Cthulhu: Origini e Significato
Il nome stesso di Cthulhu ha suscitato molte teorie. La sua pronuncia e le sue radici linguistiche sono oggetto di discussione tra gli studiosi. La teoria più interessante lega il nome di Cthulhu al greco χθόνιος (chthonios), che significa "sottoterra" o "della terra", un chiaro rimando all’idea di un essere che riposa nei fondali oceanici, lontano dalla superficie del mondo.
Altre teorie suggeriscono che il nome KETULHU potrebbe essere una derivazione dall'aramaico, significante "colui che è imprigionato". Questo potrebbe riferirsi alla condizione di Cthulhu, che giace imprigionato nella sua città sommersa, in attesa di essere risvegliato. In effetti, la sua figura è quella di un'entità che non è mai veramente morta, ma che esiste in uno stato di "sonno" eterno, in attesa di un risveglio apocalittico.

Connessioni con Altri Miti e Tradizioni
Cthulhu non è solo un'invenzione letteraria; la sua figura presenta numerose affinità con altre divinità e creature mitologiche. Ad esempio, in mitologia polinesiana, Cthulhu ricorda la figura di Kanalòa, il dio del mare, simile per potenza e natura al nostro mostro sottomarino. Anche in altre culture, come in quella babilonese e hawaiana, troviamo divinità del mare e della morte che sembrano rispecchiare la stessa tematica.
Inoltre, l'Elder Sign, un simbolo che Lovecraft associa a Cthulhu e che appare in molte delle sue storie, è stato trovato essere simile al simbolo usato nella magia araba per la lettera Zai (ز), che rappresenta il numero 7. Questo numero è legato al simbolismo dello Scorpione e, ancora una volta, alla morte, alla distruzione e alla rinascita, aggiungendo un ulteriore strato di significato esoterico a tutto il mito.


Conclusioni
I Miti di Cthulhu  di H. P. Lovecraft non sono solo una serie di racconti di orrori cosmici, ma un vero e proprio intreccio di miti, simbolismi e tradizioni occulte. Lovecraft, pur non essendo un praticante di magia, utilizzò una vasta gamma di riferimenti esoterici per creare un mondo che va oltre la narrativa horror tradizionale. Cthulhu, con il suo nome misterioso, il suo simbolismo numerico e le sue connessioni con il mito e l’occulto, continua a rimanere uno degli archetipi più affascinanti della letteratura moderna, ispirando ancora oggi appassionati e studiosi di esoterismo.
E, come suggerisce la famosa invocazione:

"Iä! Iä! Cthulhu fhtagn!"


Un richiamo che riecheggia, promettendo che Cthulhu, il grande e terribile, potrebbe svegliarsi di nuovo, pronto a portare il mondo sotto la sua ombra.
Per approfondimenti: IL NECRONOMICON NUOVA EDIZIONE

martedì 27 gennaio 2026

 Il richiamo di Cthulhu: quando l’orrore cosmico incontra il mondo reale





«Nel frattempo il culto, tramite riti appropriati, deve mantenere viva la memoria di quelle antiche vie e prefigurare la profezia del loro ritorno.»

Con queste parole, H.P. Lovecraft riassume uno dei nuclei più inquietanti de Il richiamo di Cthulhu (1928): l’idea che esistano forze antichissime, sopite ma non morte, la cui memoria sopravvive grazie a culti segreti e rituali dimenticati.

A prima vista, la storia sembra appartenere esclusivamente al regno dell’impossibile: una creatura aliena addormentata dietro un colossale monolite, pronta a risvegliarsi per distruggere il mondo. Eppure, se si sostituiscono alcune immagini — il “mostro cosmico” con un “virus dormiente”, la “porta dimensionale” con un fragile equilibrio naturale — la narrazione di Lovecraft assume una risonanza sorprendentemente moderna. Senza voler parlare di profezie, Il richiamo di Cthulhu mostra quanto l’orrore più efficace nasca dal senso di impotenza dell’umanità di fronte a forze che non comprende e non controlla.

Il racconto si presenta come un manoscritto investigativo lasciato da Francis Wayland Thurston, il quale confessa fin dall’inizio che alcune verità dovrebbero restare sepolte. Indagando sugli appunti del suo prozio, il professor George Gammell Angell, Thurston scopre l’esistenza di un culto globale dedicato a Cthulhu. La tensione culmina nel diario del marinaio Gustav Johansen, unico testimone diretto del risveglio parziale della creatura: un’entità titanica, dalla testa tentacolata e dalle forme incompatibili con la logica umana, intravista tra le rovine ciclopiche di una città impossibile.

Alla fine, Thurston teme che la conoscenza stessa lo condanni. Se dovesse morire come coloro che l’hanno preceduto, spera che il suo manoscritto venga sigillato per sempre, affinché nessun altro sia trascinato nello stesso abisso.

Con questo racconto, Lovecraft non si limita a scrivere una storia dell’orrore: inventa un nuovo linguaggio narrativo. Nasce così il cosmic horror, un sottogenere che abbandona fantasmi e demoni tradizionali per introdurre divinità indifferenti all’umanità, ispirate più all’evoluzionismo darwiniano che al folklore. L’orrore non deriva dal male, ma dalla sproporzione: l’uomo è minuscolo, irrilevante, destinato a soccombere davanti a un cosmo antico e ostile.
Sebbene Lovecraft fosse personalmente scettico e ostile all’occultismo, la sua opera ha finito per influenzarlo profondamente. Il richiamo di Cthulhu è diventato una fonte simbolica e rituale per forme di occultismo moderno, come il sistema di credenze dell’Ordine Tifoniano, che ha reinterpretato le divinità lovecraftiane come archetipi e forze metafisiche. Paradossalmente, proprio l’autore che vedeva l’occulto come superstizione ha contribuito a creare uno dei miti più potenti e duraturi dell’esoterismo contemporaneo.
Attraverso il “timore dell’ignoto”, l’atmosfera arcaica e una sapiente costruzione di immagini e presagi, Lovecraft ha dato forma a un orrore che non urla, ma sussurra. Un orrore che non chiede di essere creduto, ma soltanto ricordato. Come fanno i culti, in silenzio, aspettando il momento del ritorno.



Riti proibiti e culti deformi: l’occultismo secondo Lovecraft
In Il richiamo di Cthulhu, l’occultismo è ovunque: nei rituali notturni, nei canti incomprensibili, nell’esistenza stessa del culto di Cthulhu. Eppure, ciò che Lovecraft mette in scena non è una rappresentazione fedele delle pratiche occultistiche reali, bensì una loro trasfigurazione narrativa, volutamente inquietante e distorta.

I rituali sono il cuore di ogni tradizione occultista. Nella realtà, essi servono a rafforzare la disciplina interiore, la concentrazione e il legame simbolico con un sistema di credenze: cerchi magici, altari, formule, meditazione. Lovecraft, però, prende questi elementi e li spinge verso l’estremo, trasformandoli in cerimonie oscure che sembrano finalizzate a risvegliare un’entità malevola. I suoi cultisti non cercano conoscenza o illuminazione, ma l’avvento di un dio indifferente e distruttivo.
Il celebre canto “Cthulhu fhtagn”, ripetuto ossessivamente dai seguaci, ne è l’esempio più potente. Tradotto come «Nella sua dimora di R’lyeh, Cthulhu morto attende sognando», il mantra assume i contorni di una preghiera arcaica, simile alle invocazioni cerimoniali dell’occultismo antico. Ma Lovecraft ne rovescia il significato: ciò che nella tradizione esoterica è contatto simbolico con il divino, diventa un tentativo blasfemo di comunicare con qualcosa che non dovrebbe mai essere chiamato.

Ancora più radicale è la presenza del sacrificio umano. Storicamente estraneo all’occultismo moderno, questo elemento serve a Lovecraft per marchiare i culti come intrinsecamente pericolosi. Quando i seguaci di Cthulhu negano gli omicidi, attribuendoli a misteriose “creature alate”, il confine tra follia collettiva e reale intervento dell’ignoto si dissolve. Il messaggio è chiaro: giocare con forze cosmiche significa perdere ogni controllo, razionale e morale.

La deformazione non riguarda solo i riti, ma anche chi li pratica. I cultisti di Cthulhu sono descritti come esseri degeneri, primitivi, quasi disumani. Una scelta tutt’altro che casuale. All’epoca di Lovecraft, molti occultisti erano figure rispettabili: medici, insegnanti, professionisti, persino membri del clero. L’autore, invece, li trasforma in un’orda ripugnante, assetata di distruzione e libertà assoluta, pronta a scatenare un’“olocausto di estasi”.

Questa rappresentazione rivela molto della visione lovecraftiana: i culti sono pericolosi non solo per ciò che venerano, ma per ciò che promettono. La liberazione dalle regole umane, dalla morale e dall’ordine sociale conduce, nel suo immaginario, a una regressione primordiale. La segretezza del culto — iniziazioni, conoscenze riservate, luoghi nascosti — richiama società esoteriche reali come l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, ma con una differenza fondamentale: mentre queste cercavano la conoscenza, il culto di Cthulhu cerca l’annientamento.

Lovecraft prende dunque elementi autentici dell’occultismo e li piega alle esigenze del cosmic horror. Ne conserva la forma, ma ne altera il senso. Il risultato è una religione fittizia che non promette salvezza né verità, ma solo la rivelazione finale dell’insignificanza umana.

In questo modo, Il richiamo di Cthulhu non attacca l’occultismo in sé, ma lo usa come strumento narrativo per evocare una paura più profonda: quella che dietro ogni rito, ogni parola segreta, non ci sia illuminazione… ma qualcosa che osserva, attende, e sogna.
L’ignoto, l’antico e il presagio: come Lovecraft costruisce l’occulto

In Il richiamo di Cthulhu, l’occultismo non si manifesta solo attraverso culti e rituali, ma soprattutto tramite precisi strumenti narrativi. Lovecraft utilizza elementi come il timore dell’ignoto, l’ambiente arcaico, l’immaginario simbolico e il foreshadowing per trasformare l’occulto in un’esperienza psicologica prima ancora che soprannaturale. È qui che il cosmic horror diventa davvero efficace.

Il timore dell’ignoto

Il culto di Cthulhu è sempre presente e quasi mai visibile. Opera nelle paludi, nei luoghi marginali, lontano dalla civiltà. Francis Wayland Thurston non incontra mai direttamente i cultisti, eppure li percepisce come una minaccia costante, tanto da temere per la propria vita. Questa paranoia — fondata su indizi, coincidenze e sospetti — è una delle espressioni più pure del fear of the unknown.

Lovecraft attinge a un meccanismo profondamente umano: l’ignoto è pericoloso perché non può essere previsto. Come osserva Riezler, anche il soldato più coraggioso teme ciò che non conosce (Riezler, 1944, p. 493). Lovecraft sfrutta questo istinto primordiale collocando i suoi personaggi di fronte a forze incomprensibili, dove persino la conoscenza diventa una minaccia. Non a caso scrive che l’orrore più autentico nasce dalla “più terribile concezione del cervello umano” (Lovecraft, 1927).

La segretezza del culto richiama società esoteriche reali, come l’Hermetic Order of the Golden Dawn, i cui membri adottavano nomi simbolici e identità parallele per separare la vita pubblica da quella iniziatica (Meyer, 2010, p. 13; Levenda, 2013, p. 109). In Lovecraft, però, questa segretezza non custodisce sapienza: protegge una verità che non dovrebbe essere scoperta.

Thurston lo intuisce quando riflette sulla morte sospetta dello zio, collegandola ai cultisti e ai loro “metodi e riti segreti” (Lovecraft, 1928, p. 172). Il lettore viene trascinato nello stesso labirinto mentale, dove tutto sembra connesso, ma nulla è spiegato del tutto.

Immagini, linguaggio e presagi

Il senso di minaccia è rafforzato dall’uso ossessivo di immagini ambigue e di un linguaggio volutamente arcaico. Lovecraft introduce termini e descrizioni che stimolano l’immaginazione senza mai definirla completamente: “conglomerati iridescenti”, “bolle sferoidali prolate” (Blacklock, 2017). Il risultato è un’immersione totale nell’ignoto.

A questo si aggiunge un uso magistrale del foreshadowing. Fin dall’inizio sappiamo che Thurston è morto: il manoscritto è stato ritrovato tra le sue carte (Lovecraft, 1928, p. 159). Eventi apparentemente secondari — come i terremoti che precedono i sogni di Wilcox — anticipano il risveglio di Cthulhu e suggeriscono che la creatura stia influenzando il mondo ancora prima di manifestarsi apertamente (Lovecraft, 1928, pp. 162, 174).

Le visioni condivise da artisti e poeti, le città ciclopiche sognate collettivamente, costruiscono l’idea di una realtà che si incrina. Le leggi della causalità vacillano, e il lettore intuisce che ciò che è sprofondato può sempre tornare a galla:
«Ciò che è sorto può sprofondare, e ciò che è sprofondato può risorgere» (Lovecraft, 1928, p. 287).

Qui l’occultismo diventa apocalittico: non promette potere, ma l’attesa di una fine inevitabile.

L’atmosfera dell’antico

Un altro elemento centrale è l’ambiente arcaico. Monoliti, città sommerse, statue colossali e architetture non euclidee evocano un passato così remoto da risultare alieno. Le descrizioni delle rovine di R’lyeh — “blocchi di pietra verdastra”, “monoliti cavernosi” (Lovecraft, 1928, p. 160) — rafforzano l’idea che l’umanità sia solo un episodio recente in una storia cosmica più ampia.

Questa ossessione per l’antico trova eco anche nell’occultismo moderno, che spesso valorizza oggetti rituali, artefatti e luoghi remoti come canali di “energia” o significato simbolico (Conway, 2016). Nel racconto, l’idolo di Cthulhu catturato nelle paludi della Louisiana diventa il fulcro materiale del culto: un oggetto artistico e rituale al tempo stesso, capace di incarnare l’orrore e renderlo tangibile (Lovecraft, 1928, p. 165).

Per l’ispettore Legrasse, quell’idolo è la prova che il culto non assomiglia a nulla di conosciuto: non è solo superstizione, ma qualcosa di radicalmente altro.

Un occultismo reinventato

Attraverso questi elementi — timore dell’ignoto, immagini disturbanti, presagi e ambienti arcaici — Lovecraft costruisce un occultismo narrativo che non riflette le pratiche reali, ma le reimmagina per servire il cosmic horror. Questa sintesi è stata così potente da influenzare generazioni di autori e pensatori, da Stephen King a Joyce Carol Oates (Mullis, 2015, p. 514).

Paradossalmente, l’occultismo che Lovecraft temeva e disprezzava è sopravvissuto anche grazie a lui. I suoi miti, nati come strumenti di terrore filosofico, sono diventati simboli, archetipi e persino oggetti di culto reale — un’eredità che si manifesterà pienamente solo dopo la sua morte, e che merita un’analisi a parte.

Dal mito alla pratica: Lovecraft e l’occultismo moderno

L’occultismo nasce come sistema di credenze reale, stratificato e antico. Tuttavia, nel corso del Novecento, alcune sue forme più recenti — spesso definite modern occultism — hanno iniziato ad assorbire elementi provenienti non solo da tradizioni religiose o magiche storiche, ma anche dalla letteratura. In questo contesto, l’opera di H.P. Lovecraft ha avuto un’influenza sorprendente.

Pur non essendo mai stato un occultista, Lovecraft ha contribuito involontariamente alla nascita di una nuova declinazione dell’occulto, in cui finzione e pratica rituale si intrecciano. Il caso più emblematico è quello dell’Ordine Tifoniano, un gruppo occultista che ha integrato direttamente il mito di Cthulhu e i Grandi Antichi all’interno del proprio sistema di credenze.

Culti reali e paure collettive

Negli anni in cui Il richiamo di Cthulhu viene pubblicato (1928), l’opinione pubblica americana è già profondamente sospettosa verso i culti. Un esempio reale è il Blackburn Cult, noto anche come Divine Order of the Royal Arms of the Great Eleven, attivo tra il 1922 e il 1930. Il culto prometteva salvezza e ricchezza in cambio di tributi economici, e si concluse con l’arresto della sua leader, May Otis Blackburn, per frode ai danni dei seguaci (“California Cults”, 1930).

Scandali di questo tipo contribuirono a creare un clima di paranoia culminato nella cosiddetta Great Anti-Cult Scare tra il 1935 e il 1945 (Jenkins, 1999). In questo contesto storico, la rappresentazione del culto di Cthulhu — segreto, ritualista, apparentemente dedito a pratiche aberranti — risuona come una versione mitizzata di paure molto reali.

Nel racconto, l’indagine della polizia sul culto nelle paludi della Louisiana richiama esplicitamente queste dinamiche:
«Lo statuetta, idolo, feticcio, o qualunque cosa fosse, era stata catturata mesi prima durante un’incursione in una presunta riunione voodoo… e la polizia capì di essersi imbattuta in un culto oscuro del tutto sconosciuto»
(Lovecraft, 1928, p. 165)

Anche il Blackburn Cult fu accusato di riti sessuali, sacrifici animali e persino del tentativo di “resurrezione” di una giovane ragazza (Young, 2002), elementi che rendono plausibile l’ipotesi di un’influenza indiretta sulla visione lovecraftiana dei culti.

L’Ordine Tifoniano e Kenneth Grant
Se Lovecraft si è ispirato (forse inconsciamente) ai culti reali, il processo inverso è storicamente documentato. L’Ordine Tifoniano, analizzato da Bolton (2011), rappresenta un caso concreto di culto che ha tratto ispirazione diretta dall’immaginario lovecraftiano.

Guidato da Kenneth Grant, figura centrale dell’occultismo del XX secolo, l’Ordine nasce da una frattura interna all’Ordo Templi Orientis dopo la morte di Aleister Crowley. Grant sviluppa una versione personale e radicale di Thelema, reinterpretando l’eredità crowleyana attraverso una lente cosmica e lovecraftiana (Bogdan, 2015, pp. 323–327).
Secondo Grant, Lovecraft non era un semplice scrittore, ma un canale inconsapevole di entità extra-dimensionali:
«Essi scelsero Blavatsky, Mathers, Crowley, Lovecraft e altri per riattivare antiche zone di potere terrestri»
(Grant, 1999, p. 151)
In questa visione, i Grandi Antichi non sono invenzioni letterarie, ma forze reali che comunicano attraverso sogni e simboli. Cthulhu diventa così uno degli “Antichi” in attesa di rientrare nel nostro mondo, in perfetta coerenza con quanto scritto nel racconto:
«Essi giacevano nelle loro dimore di pietra nella grande città di R’lyeh, preservati per una gloriosa resurrezione quando le stelle fossero state propizie»
(Lovecraft, 1928, p. 170)

Thelema, rituali e Necronomicon

L’influenza di Lovecraft sull’Ordine Tifoniano non si limita alla cosmologia. Grant integra nei suoi rituali elementi esplicitamente ispirati al racconto: segretezza, pratiche sessuali rituali, simbolismo tentacolare. Engle (2014) descrive alcune di queste pratiche come una forma di “sex magic lovecraftiana”, che include persino il cosiddetto tentacle play (p. 92), chiaro riferimento all’aspetto di Cthulhu:

«Una testa molle e tentacolata sovrastava un corpo grottesco e squamoso»
(Lovecraft, 1928, p. 161)
Ancora più significativa è la reinterpretazione del Necronomicon. Sebbene Lovecraft abbia sempre dichiarato che si trattava di un libro fittizio, Grant lo considera una trasmissione simbolica di conoscenze reali:
«A Lovecraft apparvero come personaggi di un grimorio di sapere proibito intitolato Necronomicon»
(Grant, 1999, p. 15)
Lo stesso celebre canto rituale
Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn viene reinterpretato da Grant come una formula autentica per l’apertura di “porte” cosmiche (Grant, 1999, p. 25), riprendendo direttamente il testo del racconto (Lovecraft, 1928, p. 168).

Quando la finzione diventa fede
Lovecraft non scrisse mai con l’intento di fondare un culto. Eppure, la coerenza interna del suo mito, la profondità simbolica e la potenza evocativa del suo immaginario hanno portato alcuni occultisti a trattare i suoi racconti come testi rivelati.
Il paradosso è evidente: un autore materialista, razionalista e ostile all’occultismo è diventato una delle principali fonti dell’occultismo moderno. Il richiamo di Cthulhu, nato come ammonimento sull’orrore della conoscenza, è stato trasformato da altri in una mappa da seguire.
E forse è proprio questo l’ultimo, autentico trionfo del cosmic horror: non l’idea che Cthulhu possa risvegliarsi…
ma che qualcuno, da qualche parte, stia davvero aspettando che accada.



Il mito che sogna ancora

Con Il richiamo di Cthulhu, H.P. Lovecraft ha creato uno dei miti più complessi e duraturi della letteratura moderna. Attribuendo forma narrativa a elementi presi in prestito dall’occultismo — rituali elaborati, culti segreti, testi proibiti — è riuscito non solo a costruire un universo coerente, ma a influenzare indirettamente il modo in cui l’occulto stesso sarebbe stato reinterpretato nel secolo successivo.

Lovecraft, tuttavia, non si limita ad adattare l’occultismo: lo deforma consapevolmente. I rituali diventano strumenti di distruzione, i cultisti figure aberranti e fanatiche, e l’oggetto del culto non è un principio di ordine o salvezza, ma un’entità cosmica la cui rinascita promette l’annientamento del mondo. Questa torsione riflette la sua visione profondamente pessimista dell’universo e dell’umanità, e trova la sua espressione più compiuta nel sottogenere da lui stesso inventato: il cosmic horror.

Attraverso il timore dell’ignoto, l’atmosfera arcaica e un uso magistrale di immagini e presagi, Il richiamo di Cthulhu immerge il lettore in un mondo in cui la conoscenza è pericolosa e il passato non è mai davvero morto. È proprio questa combinazione di elementi a rendere il racconto così potente da oltrepassare i confini della letteratura, influenzando forme di occultismo contemporaneo che possiamo definire, a tutti gli effetti, modern occultism.

Il caso dell’Ordine Tifoniano è emblematico. Le affinità tra il mito di Cthulhu e il sistema di credenze sviluppato da Kenneth Grant — in particolare nella sua reinterpretazione di Thelema — mostrano come il racconto abbia fornito simboli, strutture e linguaggi rituali a una tradizione reale. Grant arrivò persino a considerare Lovecraft un “canale” inconsapevole di entità superiori, interpretando i suoi sogni come visioni, un’idea che trova un inquietante parallelismo nella celebre frase:
«Nella sua dimora di R’lyeh, Cthulhu morto attende sognando» (Lovecraft, 1928, p. 166).

Il successo tardivo dell’opera ha contribuito ulteriormente a questo fenomeno. Pubblicato in un periodo storico già segnato da culti reali e instabilità sociale, Il richiamo di Cthulhu non fu immediatamente compreso. Solo decenni dopo, quando l’occultismo iniziò a essere percepito più come sistema simbolico che come pratica quotidiana, il racconto venne riconosciuto per la sua portata filosofica e mitopoietica.

È vero: alcune conseguenze di questa influenza possono apparire inquietanti. L’emergere di culti ispirati al mito lovecraftiano, come l’Ordine Tifoniano o la Lovecraftian Coven, dimostra quanto sottile possa essere il confine tra finzione e fede. Tuttavia, questo fenomeno è anche la prova della straordinaria forza dell’immaginario di Lovecraft, capace di generare significato ben oltre le sue intenzioni originarie.

Nonostante ciò, la ricerca sull’influenza specifica de Il Richiamo di Cthulhu sull’occultismo moderno resta ancora limitata. Molti studi, come quelli di Engle (2014) e Bolton (2011), preferiscono analizzare l’intera opera lovecraftiana piuttosto che concentrarsi su un singolo racconto. Questo percorso, invece, mostra come proprio Il Richiamo di Cthulhu rappresenti un punto di svolta: un testo in cui letteratura, mito e pratica simbolica iniziano a sovrapporsi.

Oggi, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, i Miti di Cthulhu continuano a esercitare la sua attrazione. Ha dato origine a un nuovo modo di intendere l’orrore, influenzato generazioni di scrittori e contribuito alla nascita di sistemi di credenze alternativi. Come l’universo vasto e indifferente che Lovecraft descrive, il suo mito resta in gran parte inesplorato.

E forse è proprio questo il suo vero lascito:
un abisso narrativo che non chiede di essere colmato, ma solo osservato.

In silenzio.
In attesa che qualcosa, nel profondo, continui a sognare.

mercoledì 4 maggio 2022

 

Cthulhu Codici & Curiosità

 

“Loro adoravano, così dicevano, I Grandi Antichi che vivevano eoni prima della venuta dell’uomo e che giunsero dal cielo sulla giovane terra. Questi Grandi Antichi ormai sono andati, scomparsi dentro la terra e sotto il mare; ma i loro cadaveri avevano raccontato i loro segreti in sogno ai primi uomini, che formarono un culto che non era mai morto. Questo era quel culto, e i prigionieri dicevano che era sempre esistito e sarebbe sempre esistito, nascosto in distese lontane e luoghi oscuri in tutto il mondo fino al tempo in cui il grande sacerdote Cthulhu, nella sua casa oscura nella potente città di R'lyeh sotto le acque, sarebbe emerso e avrebbe ripreso il dominio sulla terra. Un giorno sarebbe tornato, quando le stelle sarebbero state al punto giusto, e il segreto culto in attesa lo avrebbe infine liberato.”

– H. P. Lovecraft, The Call of Cthulhu (1928, Weird Tales, Vol. 11, No. 2).

 

Al giorno d’oggi gente di tutte le età conosce ormai i Miti di Cthulhu. Dall’ultra sessantenne che ne ha letto nei primi racconti di H.P. Lovecraft mai tradotti in italia al teenager che ne apprezza i videogiochi. Ci sono poi I cinefili e I collezionisti, gli amanti delle espressioni artistiche e dei giochi da tavolo ispirati al mondo creato, oltre cento anni fa, da H. P. Lovecraft e ci sono anche gli esosteristi o gli storici che hanno studiato, e continuano a farlo, l’influenza della cosmogonia e della mitopoiesi lovecraftiana sulla narrativa e sul moderno occultismo e sulla magia cerimoniale. Se ciò vi sembra esagerato, sono certo che abbiate sentito nominare il Necronomicon, un linro proibito, uno pseudobiblion che non trova pace e continua ad apparire quà e là in tutto il mondo adesso anche in vendita su Amazon o su eBay, adesso prodotto dalle case editrici adesso prodotto da oscuri artigiani a prezzi da capogiro. Personalmente ho studiato Lovecraft in lungo e in largo per oltre venti anni, ho scritto decine di libri sull’argomento, alcuni scomodi perchè distruggevano la figura oscura e cupa che si è venuta a creare in Italia sulla scorta del libro di Michel Thomas, più noto come Michel Houellebecq di cui qui ometterò il titolo in quanto si tratta di un libro fuorviante in cui il lettore potrà trovare l’autore francese e non certo H. P. Lovecraft. Dicevo dopo anni di scavo, di collaborazioni internazioni, ho cominciato anche a far sostituire nella vulgata popolare quell’ignobile appellativo, e quanto mai lontano dalla verità, “il Solitario di Providence” con “Il Sognatore di Providence” in quanto H. P Lovecraft non era un solitario, aveva una rete di amici invidiabile, con il suo scmabio epistolare—uno dei più ampi al mondo—gestiva una sorta di social network ante litteram, amava il sole, il mare e sognava di andare a Cuba e a Rio de Janeiro. E tante, tante altre cose che il povero Houellebecq forse non ha mai sognato. Per riferimenti vi prego di consultare www.claudiofoti.com detto questo c’è anche un altro aspetto di Lovecraft che non deve essere noto, quello della sua conoscenza magica. È indubbio che il Sognatore di Providence fosse a conoscenza di varie dottrine occulte e di codici usati in questa particolare branca della letteratura. Nel suo racconto “The Case of Charles Dexter Ward”, menziona senza esitazioni numerosi e famosi libri esotrici e grimori come  il Turba Philosophorum, lo Zohar, l’Ars Magna et Ultima di Ramon Lull ed altri, mostrando tra l’altro una notevole conoscenza della stregoneria tradizionale e dell’astrologia.

Quindi, prestando attenzione a questo importante dettaglio, desidero mostrarvi qualcosa di molto interessante sulla famosa frase nell'esotico "linguaggio r'lyehiano" che è più legato a CTHULHU:

 

«Ph’nglui mlgw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn »

Che tradotto in inglese da Lovecraft sarebbe:

«Nella sua casa a R’lyeh il morto Cthulhu aspetta dormiente».

 

Bene, il fatto è che, se scriviamo queste frasi in inglese fianco a fianco, vedremo che entrambe hanno esattamente la stessa quantità di lettere, sia se contiamo solo le lettere:

 

PhngluiMglwnafhCthulhuRlyehWgahnaglFhtagn = 41

InHisHouseAtRlyehDeadCthulhuWaitsDreaming = 41

 

Sia se continamo le lettere, gli spazi tra di loro e gli apostrofi:

 

Ph'nglui_mglw'nafh_Cthulhu_R'lyeh_wgah'nagl_fhtagn = 50

In_his_House_at_R'lyeh_dead_Cthulhu_waits_dreaming = 50

 

Mi sembra una coincidenza curiosa, ben più di una coincidenza in effetti. Lovecraft avrebbe scritto queste due frasi con lo stesso quantitativo di lettere o caratteri casualmente? Anche se fosse così, e personalmente non lo credo, sono convinto che ci sia dell’altro, che Lovecraft volesse nascondere qualcosa dietro un codice. E ricercando troviamo che:

 

1)     Nella Gematria Ebraica il numero 41 è associate al valore di HUL ("ct<HUL<hu"), che significa “terrore”. Questo termine si trova nel Quinti Pentacolo di Marte, nella Grande Chiave di Salomone che ne ha anche l’immagine dello Scorpione:

 


  

Scorpione… tutto sommato un animale non troppo lontano da Cthulhu in quanto nell’astrologia babilonese, Marte era chiamato Nergal, ed era il dio della pestilenza e del mondo ctonio. E lo Scorpione è tradizionalmente connesso con l’elemento Acqua e con il mondo ctonio.

 

2) il numero 50 è il valore gematrico della lettera Nun, associata con il segno dello Scorpione (ancora!) e con il Tredicesimo Arcano dei Tarocchi “Morte”. Sia questo Arcano che il segno sono connessi profondamente con il mistero della Vita-Morte-Rinascita e agli importanti animali simbolici come Serpente (Forza Vitale), lo Scorpione (veleno) e il Pesce (Acqua Materna), l’Aquila (Sole e Fuoco) e la Fenice (Rinascita dalle ceneri). Altra corrispondenza tra Nun/Scorpione è la Kundalini, il selvaggio serpent che giace dormiente nel Chakra della Radice in attesa di essere svegliato …

 

“La maledicano quelli che maledicono il giorno, quelli esperti nell'evocare Leviathan.” (Giobbe 3:8)

 

Che altro dire sul nome Cthulhu che non sia stato già detto? Basti forse evidenziare che è un nome “curioso”. Non so spiegare esattamente come, ma non vi sembra essere stranamente familiare e misterioso? Sono innumerevoli le teorie per il nome Cthulhu, e tutte sembrano corroborare la visione di Lovecraft di questo essere immaginario (?), assolutamente terrificante e ripugnante. Inoltre, i chiari dettami fonetici specificati da Lovecraft su come dovrebbe essere pronunciato il nome (Clulu, Khlûl<hloo, ecc.) sembrano supportare queste teorie:

 

1) La teoria secondo cui l’origine del nome CTHULHU che ho trovato molto intrigante è che deriverebbe dalla parola greca χθόνιος [chthonios], che significa "sotto la terra ", da χθών (chthôn) significante"earth".

 

2) Secondo alcune fonti, KETUL<HU ( כתול הוא ) significa "colui che è imprigionato" in aramaico. Non sono riuscito a trovare conferma, ma in ebraico KHATUL ( חתול ) può significare sia "bendare" o "legare" entrambi termini che possono essere associate all’immagine di essere imprigionati. Inoltre, HU ( הוא ) significa "lui", quindi forse si è sulla strada giusta. Un ulteriore studio mi ha fatto scoprire che nella gematria ebraica KHATUL è composto da 8+400+6+30 = 444 che è il valore di un altro termine מקדש mqdš ("Il Santuario " equivale forse a R'lyeh?) e la parola דמשק dmšq (Damascus = secondo la narrativa di Lovecraft, è il luogo dove Abdul Alhazred visse e scrisse il Necronomicon). Possiamo per tanto dire che queste informazioni siano per lo meno curiose se non interessanti vista la connessione che sembrano creare con vari aspetti dei Miti di Cthulhu?  Insomma anche la curiosa ripetizione dello stesso numero ricorda il famoso 666. Oh e tra l’altro il sistema numerale su cui era basato l’antico alfabeto Greco  chiamato Isopsephia, convertirebbe il “Necronomicon” (Νεκρονοικον) nel numero 555.

 

3) Nel Corano, surâ 25 verse 29, Satan viene chiamato _ و__ khadhula ('khazoola'), che significa, un "disertore" o "abbandonato" per l'uomo. In un certo senso, questo potrebbe essere rappresentato dall'adorazione di Cthulhu da parte degli umani, che alla fine scatenano la propria dannazione.

 

4) Nella Mitologia Babilonese uno degli undici mostri creati da Tiamat per distuggere Marduk era chiamato KULULLU, l’Uomo-Pesce. Tra l’altro foneticamente assomiglia molto alla pronuncia di Lovecraft, ci teneva molto a questa cosa, del nome CTHULHU come "Clooloo" e "Khlûl<hloo".

5) Molti sanno che esiste anche il Necronomicon di Simon in cui c’è scritto che il termine sumero KUTU significa CUTHA, l’antica città sacra di Nergal, il dio della guerra, della peste e dell’oltremondo, mentre LU significa Uomo. Secondo alcuni "KUTULU" è il modo corretto di indicare l’Uomo di CUTHA, secondo altri no.

6) Nella mitologia Hawaiana, KANALOA (Tangaroa in Maori) è il Dio Seppia dell’oceano che, è indubbio, assomiglia molto a CTHULHU. Secondo Huna, KANALOA è il dio della Mana Loa, la grnade energia della forza vitale.

7) Nella Mitologia Polinesiana, KUTUN è il grande dio del mare che vive nella barriera coralline e nella laguna.

C'è un'altra cosa che vorrei menzionare qui, che è correlata al Segno dell'Antico. L'ho trovato su un breve ma molto interessante articolo di Ryan Parker, intitolato The "Elder Sign" and its Occult Associations in Arab Magic (2010). Questa è un'immagine del segno dell'antico, ideata e disegnata per la prima volta dallo stesso Lovecraft:



Questo simbolo sembra essere del tutto sconosciuto agli occultisti occidentali. Tuttavia, è facilmente riconoscibile come un simbolo relativamente comune nelle tradizioni magiche arabe. Sembra essere uno dei 28 grafemi attribuiti al medico turco Diagoridos del I secolo (سوديروقسيد).  Il simbolo divenne più popolare nelle tradizioni occulte arabe a metà del IX secolo a causa della sua inclusione nel testo Shuq al Mastaham Fi Ma’arifat Rumuz al Aqlaam di Ibn Wahshiyya (ةيشحو نبا). Wahshiyya è famoso per i suoi contributi al grimorio arabo conosciuto in Occidente come Picatrix, che ha realizzato tramite il suo testo Kitab[1] al Falaha al Nabatiyya.  È anche famoso per aver decifrato molti geroglifici egizi secoli prima che si verificasse una svolta simile in Occidente.

Di seguito è riportato un riepilogo delle associazioni esoteriche del Segno Antico basato sugli scritti di Wahshiyya e integrato con materiale aggiuntivo, principalmente da Ibn ‘Arabi (يبرع نبا).  Si spera che questo possa fornire alcune informazioni sul significato e l'uso di questo simbolo all'interno delle tradizioni magiche arabe, e forse per estensione, la magia dei miti di Cthulhu:

Il nome della lettera è “Zai” (ياز)

It is a Solar Grapheme [huruf ash-shams (سمشلا فورح)]

Il suo valore numerico 7 (٧)

È associate con la diciannovesima casa lunare [manzil (لزنم)] chiamata “Il Pungiglione” [ash-shaula (ء(وشلا)]

Il suo segno zodiacale è lo Scorpione [burj al ‘aqrab (برقعلا جرب)]

Il Nome divino ad esso associato è “Il Vivente” [al Hayy (يحلا)]

È associato terrestrialmente con l’elemento Acqua e celestialmente con l’Aria.

Ricapitolando secondo Parker nella tradizione magica araba erano usati molti cifre per scrivere l’alfabeto arabo. Uno di questi era chiamato "Tree Cipher", dato che i suoi simboli ricordavano alberi con i rami:



Come potete vedere dal disegno la lettera evidenziata è Zai ( ز). Ed ha l’esatta forma del Lovecraftiano Segno degli Antichi. Nella magia araba questa lettera ha il valore di 7 (come sono 7 le lettere in "CTHULHU"), ed è connessa con la Diciannovesima casa lunare chiamata ash.Shaula ( ء____ ا), "Il Pungiglione ". La sua attribuzione zodiacale è evidentemente il segno dello Scorpione, e il suo nome divino è al.Hayy (___ ا), "Il Vvivente ". Abbiamo visto in precedenza un'altra connessione molto specifica con uno Scorpione, in particolare con il Quinto Pantacolo di Marte nella Chiave Maggiore di Salomone e la sua parola "HUL" che significa "Terrore". In questo caso, però, è molto più significativo, in quanto il periodo in cui la Luna nella sua Diciannovesima Casa, da 21°15' Scorpione a 4°17' Sag., è, secondo il Picatrix, un tempo specifico in cui i possono essere fatti talismani per rilasciare schiavi, consetire ai prigionieri di scappare, per assediare le città  e i villaggi, e per affondare le navi. Nel sistema vedico di astrologia (oggi indiano) la diciannovesima casa lunare si chiama Moola, "il Tetto " o "Il Nucleo ". è astrologicamente governata da Ketu, La coda del Drago (Nodo Lunare Sud), che ha una natura spirituale selvaggia e distruttiva. È presediuto dalla divinità Nirriti ("calamità"), la dea della distruzione e della dissoluzione.

 

Cthulhu: Il Vivente che giace morto, ma dormiente, sotto le acque degli Inferi.


"Iä! Iä! Cthulhu fhtagn!"

www.claudiofoti.com



[1] Kitab significa semplicemente “libro”.