Eddie Munson e l’orrore cosmico: l’anti-eroe lovecraftiano di Stranger Things
Tra le figure più sorprendenti emerse nella serialità contemporanea, Eddie Munson – introdotto nella quarta stagione di Stranger Things – si impone come un personaggio che va ben oltre la funzione narrativa per cui sembra inizialmente concepito. Il saggio recentemente pubblicato e a lui dedicato offre una lettura profonda e inattesa: Eddie non è soltanto un’icona pop o un simbolo generazionale, ma incarna con notevole coerenza la figura dell’anti-eroe lovecraftiano.
Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia analisi televisiva, musica rock e metal, filosofia dell’orrore e letteratura weird, il volume dimostra come Eddie Munson rappresenti una rielaborazione moderna dei protagonisti dell’orrore cosmico. Leader dell’Hellfire Club, metallaro, dungeon master e spirito ribelle, Eddie è soprattutto un outsider: emarginato dalla comunità di Hawkins, temuto per ciò che non viene compreso, rapidamente trasformato in capro espiatorio collettivo.
Questa marginalità non è un semplice tratto caratteriale, ma un vero e proprio dispositivo narrativo che richiama uno dei nuclei centrali dell’opera di H. P. Lovecraft: la paura del diverso e dell’ignoto, l’isolamento di chi intravede verità che la società rifiuta. Come molti personaggi lovecraftiani, Eddie vive ai margini della normalità e paga il prezzo di una conoscenza che separa invece di unire.
Particolarmente affascinante è l’analisi del rapporto tra Eddie Munson e la musica heavy metal. La celebre sequenza di Master of Puppets non viene letta soltanto come uno dei momenti più iconici della serie, ma come un autentico rito apotropaico: un gesto di sfida all’abisso, in cui la musica diventa linguaggio di resistenza contro l’orrore cosmico. In modo sorprendentemente affine ai racconti lovecraftiani, il sapere – qui declinato come cultura musicale e identitaria – è al tempo stesso strumento di salvezza e causa di condanna.
Il saggio insiste su un punto cruciale: Eddie Munson non è un eroe nel senso classico del termine. Non trionfa, non viene celebrato, non ottiene redenzione agli occhi della collettività. La sua grandezza risiede nel sacrificio silenzioso e nella lucida consapevolezza dell’abisso che incombe. Come molti protagonisti di Lovecraft, Eddie soccombe, ma riesce per un istante a opporsi al caos, affermando la dignità dell’individuo di fronte a forze incomprensibili e soverchianti.
Questo studio si rivela quindi una lettura preziosa non solo per gli appassionati di Stranger Things, ma per chiunque voglia esplorare le sopravvivenze e le metamorfosi dell’orrore cosmico nella cultura pop contemporanea. Eddie Munson, da personaggio seriale, diventa così simbolo tragico e profondamente lovecraftiano: testimone di un sapere proibito, eroe dell’ombra, voce che risuona – come un assolo metal – contro l’indifferenza del cosmo.
