sabato 26 ottobre 2024

 Herbert West e l’Incubo della Bioingegneria: “The Plague-Daemon”



Nel secondo racconto di H.P. Lovecraft, “The Plague-Daemon” Herbert West si trova in una situazione precaria visto che il suo laboratorio è andato distrutto. Senza poter più accedere ai cadaveri e ai laboratori, la sua ossessione per la resurrezione si intensifica ulteriormente quando un’epidemia di tifo colpisce la sua comunità. Con un numero crescente di morti e moribondi, West intravede l'opportunità di condurre esperimenti decisivi, dando vita a una narrativa che esplora le conseguenze devastanti delle sue azioni.
Ecco che quindi l’epidemia è la sua occasione!
Dopo il fallimento dei suoi esperimenti precedenti, West è determinato a non lasciarsi sfuggire questa nuova opportunità. L'epidemia rappresenta una risorsa inaspettata, permettendogli di avere accesso a un gran numero di corpi da riesumare. In questo contesto, l’utilizzo di tecnologie moderne come il bioprinting avrebbe reso la sua ricerca molto più efficiente. Invece di attendere i corpi dei morti, West avrebbe infatti utilizzato il bioprinting per creare tessuti vitali e organi da usare nei suoi esperimenti, avvicinandosi così al suo obiettivo di risuscitare i morti senza i limiti imposti dalla realtà fisica
Il lettore vede West iniettare un nuovo siero ai pazienti affetti da tifo. Con le tecnologie attuali, potrebbe non limitarsi a un semplice siero, ma piuttosto utilizzare una combinazione di terapia genica e cellule staminali per tentare di curare i malati e, al contempo, “riavviare” i cadaveri. L’idea di “riattivare” le funzioni biologiche può comportare risultati inaspettati, come l'apertura degli occhi dei cadaveri, ma al contempo potrebbe esserci l’effetto collaterale in cui l'intelligenza e il comportamento del soggetto rianimato non sono garantiti.
Nel racconto vediamo la Tragica Rianimazione di Dean Halsey. L’atto di West di rianimare Dean Halsey, il suo rivale, illustra la sua crescente mancanza di scrupoli. Invece di una semplice resurrezione, l’esperimento di West porta a un risultato terribile: Halsey torna in vita sì, ma con un'intelligenza notevolmente ridotta e un comportamento violento. Questo elemento rappresenta la possibilità che l'interazione di fattori genetici e biologici possa produrre risultati imprevisti e terrificanti. La moderna bioingegneria ci insegna che non si può sempre prevedere come un organismo reagirà a interventi di questo tipo. 
L’ulteriore discesa di Halsey nella follia e nella violenza rappresenta un risultato inquietante delle esperienze di West. La possibilità di creare “mostri” attraverso la scienza è una tematica centrale di questi sei racconti di Lovecraft: la risurrezione di Halsey non solo lo priva della sua umanità, ma lo trasforma in un cannibale omicida, un risultato che riflette i pericoli insiti nel cercare di controllare la vita e la morte. Questo elemento di horror si ricollega alle attuali preoccupazioni sulle implicazioni etiche dell'ingegneria genetica, dove le scelte scientifiche possono avere conseguenze devastanti. Ecco che quindi il secondo racconto “The Plague-Daemon” di Lovecraft è un chiaro avvertimento sulle potenzialità e i rischi delle innovazioni scientifiche. Herbert West, con il suo approccio privo di etica, rappresenta la figura archetipica dello scienziato pazzo che, spinto dalla sua ambizione, ma forse anche di una scienza ormai fuori controllo, ignora le conseguenze delle sue azioni. Mentre oggi la bioingegneria e la genetica offrono opportunità incredibili per migliorare la vita umana, il racconto di Lovecraft ci ricorda che senza un solido fondamento etico, i risultati potrebbero rivelarsi disastrosi.
Nel complesso, la storia di West è un monito: mentre possiamo espandere i confini della scienza, dobbiamo sempre chiederci: "Qual è il costo del nostro progresso?" Le lezioni di Lovecraft risuonano fortemente nel contesto delle attuali sfide etiche della bioingegneria e della genetica, invitandoci a riflettere sulla vera natura dell'umanità in un'era di tecnologie avanzate.

sabato 19 ottobre 2024

 

IL CICLO DI HERBERT WEST OGGI


"Herbert West–Reanimator" è un racconto horror breve dello scrittore americano H. P. Lovecraft. Fu scritto tra l'ottobre 1921 e il giugno 1922. Fu pubblicato per la prima volta a puntate da febbraio a luglio 1922 nella rivista amatoriale Home Brew. La storia fu la base del film horror del 1985 Re-Animator e dei suoi sequel, oltre a numerosi altri adattamenti in vari media.
La storia è la prima a menzionare la mitica ma, completamente inventata Miskatonic University di Lovecraft. È anche una delle prime raffigurazioni di zombi come cadaveri rianimati scientificamente, con temperamenti animaleschi e incontrollabili. 
Oggi il mondo della bioingegneria, le innovazioni nel campo dei trapianti e dell'allungamento della vita con tecnologie come il bioprinting degli organi e la terapia genica che stanno già rivoluzionando la medicina moderna. Ma cosa sarebbe accaduto se uno dei personaggi più inquietanti della letteratura, Herbert West, il protagonista di “Herbert West—Reanimator” di H.P. Lovecraft, avesse avuto accesso a queste tecnologie?



1 DAL BUIO
La storia di “From the Dark” di H.P. Lovecraft introduce al lettore Herbert West, un ambizioso studente di medicina con l'ossessione di riportare in vita i morti. In un'epoca in cui il corpo umano è visto come una macchina complessa, West si lancia in esperimenti sempre più estremi, mancando di considerare le implicazioni etiche delle sue azioni. Ma cosa accadrebbe se West avesse accesso alle moderne innovazioni nel campo della bioingegneria e della genetica?
Nel racconto originale, il narratore e West si dedicano a esperimenti macabri, dissotterrando cadaveri e tentando di risuscitarli con sieri improvvisati. Immaginiamo ora un Herbert West del XXI secolo, dotato delle tecnologie più avanzate della medicina moderna. Con il bioprinting 3D, West avrebbe potuto “stampare” organi vitali personalizzati, eliminando la necessità, per altro sgradevole e incauta, di dissotterrare corpi. Questa tecnologia gli avrebbe consentito di utilizzare, al sicuro e nascosto nel suo laboratorio, cellule e materiali biologici per creare organi su misura, risolvendo il problema della scarsità di donatori
West avrebbe avuto anche a disposizione la terapia genica, un potente strumento per modificare il DNA e trattare malattie genetiche. Invece di tentare di riportare in vita i morti, avrebbe potuto usare queste tecniche per migliorare la salute dei vivi, curando malattie gravi e prolungando la vita, se ne avesse avuto voglia. La capacità di editare il genoma umano con strumenti come CRISPR avrebbe fatto sì che West si concentrasse anche su esseri umani “potenziati”, cercando di superare le limitazioni biologiche della vita umana.
Tuttavia, la mancanza di scrupoli di West non sarebbe cambiata. La sua spinta a esplorare i confini della vita e della morte lo avrebbe comunque portato a ignorare i limiti etici, e avrebbe condotto esperimenti su soggetti umani in modo irresponsabile. Usando l'intelligenza artificiale per analizzare i dati, avrebbe anche poi potuto perfezionare le sue tecniche sempre senza considerare le ripercussioni delle sue azioni. Immaginate quindi West che, anziché affrontare le conseguenze dei suoi fallimenti, cerca di affinare il suo approccio con tecnologie avanzate, creando un ciclo di ambizione e orrore senza fine.
Il primo racconto quindi culminerebbe in un drammatico evento, simile al grido inumano del cadavere nel laboratorio. Potrebbe infatti succedere che uno dei soggetti su cui West ha sperimentato reagisca in modo imprevisto, provocando un evento catastrofico. Questa volta, invece di un incendio, potremmo assistere a una manifestazione di orrore bioetico, come un “essere” con capacità sovrumane ma afflitto da una sofferenza intrinseca indescrivibile.
Quindi concludendo si può affermare che la figura di Herbert West, sebbene sia solo un personaggio di fiction, offra uno spunto di riflessione sulle potenzialità e i pericoli delle moderne innovazioni in bioingegneria. La sua ossessione per la vita e la morte, combinata con le tecnologie avanzate, porta a interrogarsi su cosa significhi essere umani in un'epoca in cui la scienza può manipolare la vita stessa. La storia di West ci ricorda che il progresso scientifico deve essere accompagnato da un forte senso di etica e responsabilità.
Rimane il fatto che le opere di Lovecraft, sebbene scritte un secolo fa, sono ancora straordinariamente attuali, e ci avvertono che, mentre esploriamo i confini della vita, dobbiamo anche considerare le conseguenze delle nostre scelte.



mercoledì 16 ottobre 2024

 Il Messaggio di Herbert West


La figura di Herbert West, il protagonista della serie di racconti di H.P. Lovecraft, è emblematicamente associata a temi di ambizione, sperimentazione e, soprattutto, alle conseguenze etiche della scienza. Insomma, con questi sei racconti scritti su commissione, decenni fa Lovecraft esplorava le paure esistenziali e i confini del sapere umano, ed oggi le attuali scoperte scientifiche in ambito medico e bioingegneristico sembrano dare una nuova vita alle sue narrazioni inquietanti. A quasi un secolo dalla creazione di West, le sue aspirazioni e i suoi fallimenti sembrano rappresentare una profezia sui pericoli delle tecnologie mediche emergenti.


La Figura di Herbert West
Herbert West è descritto come un giovane studente di medicina ossessionato dalla rianimazione dei morti. La sua convinzione che il corpo umano possa essere riparato come una macchina è una riflessione delle attuali aspirazioni nel campo della medicina rigenerativa e della bioingegneria. Le recenti innovazioni, come il CRISPR per l'editing genetico e le terapie cellulari, dimostrano quanto la scienza stia avanzando verso la possibilità di “aggiustare” e “rianimare” gli esseri umani, proprio come West aspirava a fare.



L'Ombra di West: Una Profezia?
L'integrazione della tecnologia nella medicina moderna ha aperto la strada a un dibattito acceso riguardo all'etica e alla sicurezza. Oggi, la rianimazione e la manipolazione genetica pongono interrogativi cruciali: fino a che punto dovremmo spingerci? I recenti progressi nel campo dei trapianti di organi, nella stampa 3D di tessuti e nella manipolazione genetica mettono in discussione il confine tra vita e morte. Questi sviluppi, sebbene promettenti, portano con sé il rischio di abusi e malintesi.

I sei racconti che compongono il ciclo di Herbert West non sono solo una critica alla scienza, ma Lovecraft getta anche un monito sulle conseguenze delle ambizioni umane. Nella sua esplorazione della rianimazione, West non solo ignora le leggi naturali, ma affronta anche le conseguenze disastrose delle sue azioni. La sua incapacità di comprendere il valore della vita e della morte riecheggia nei dibattiti moderni riguardo alla manipolazione genetica e all'editing del DNA. Proprio come West, che ignora l'impatto delle sue azioni, le società moderne potrebbero ritrovarsi a fronteggiare dilemmi etici senza precedenti.

Lovecraft e il Futuro della Medicina
L'idea di riportare in vita i morti e manipolare la vita stessa sembra aver anticipato le attuali discussioni sull'intelligenza artificiale e sulle tecnologie di prolungamento della vita. In un'epoca in cui i limiti della scienza sono costantemente sfidati, Lovecraft ha creato un personaggio che incarna la ricerca di potere senza responsabilità. I sei racconti di Herbert West quasi un secolo fa invitavano i lettori a riflettere su come la scienza, se non guidata da principi etici, possa facilmente trasformarsi in un'arma di autodistruzione.
Quindi oggi più di allora la figura di Herbert West non è solo un inquietante esempio di ambizione scientifica, ma anche un avvertimento sui pericoli della conoscenza. Mentre ci avventuriamo in un futuro ricco di potenzialità e sfide nel campo della medicina, le parole di Lovecraft risuonano con una verità inquietante: il desiderio di controllare la vita e la morte può portare a conseguenze catastrofiche. In questo senso, Herbert West potrebbe essere visto come una profezia di ciò che potrebbe accadere se la scienza verrà lasciata da sola, se non verrà accompagnata e guidata da una rigorosa considerazione etica e morale.

continua


sabato 3 agosto 2024

 Marcel Proust e H. P. Lovecraft

 La Memoria e l'Eredità Ancestrale



Marcel Proust e H. P. Lovecraft sono due giganti della letteratura del XX secolo, distinti per i loro stili e i temi trattati. Tuttavia, entrambi condividono un profondo interesse per il concetto di memoria. In Proust, la memoria è esplorata principalmente attraverso la lente del tempo e della nostalgia, mentre in Lovecraft questa assume spesso la forma di un'ereditarietà ancestrale, carica di mistero e terrore. Insomma  la memoria si manifesta nelle opere di entrambi gli autori anche se in modi completamente differenti rimanendo però un punto centrale nell'opera di entrambi gli scrittori.



Marcel Proust, nel suo capolavoro "Alla ricerca del tempo perduto", esplora la memoria come strumento per recuperare il passato. La celebre scena della madeleine è un esempio iconico di memoria involontaria:

"Ma, quando di un vecchio passato non rimane niente, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili, ma più vivi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a portare senza piegarsi, sulla loro minuscola goccia quasi impalpabile, l'edificio immenso del ricordo."

(Dalla parte di Swann, Marcel Proust)


In questa scena, il sapore di una madeleine intinta nel tè evoca in Proust un ricordo dettagliato e vivido del suo passato, dimostrando come la memoria possa riaffiorare in maniera inattesa e potente.

H. P. Lovecraft, invece, utilizza la memoria in modo diverso. Nei suoi racconti, la memoria spesso si manifesta come un'eredità ancestrale, portatrice di segreti oscuri e terrore. Un esempio chiave si trova nel racconto "L'Ombra su Innsmouth":


"Era durante la notte che le cose peggiori arrivavano: nel sogno vedevo cose, o fingevo di vedere cose, non so dirlo. Mi sembrava di essere ancora un ragazzo e di sentire le vecchie  storie sulla gente del mare; mi sembrava di udire canti strani e di vedere figure confuse nelle acque. Era come se una parte del mio sangue appartenesse a quegli esseri, e sentivo un impulso folle di raggiungerli."

(L'Ombra su Innsmouth, H. P. Lovecraft)


In questo passaggio, il protagonista scopre una terribile verità sulla sua eredità genetica, che lo lega a una razza di esseri marini. La memoria qui non è un rifugio nostalgico, ma una fonte di orrore e alienazione.


Paralleli tra Proust e Lovecraft

Entrambi gli autori usano la memoria per esplorare l'identità. 

Per Proust, la memoria involontaria è un mezzo per riscoprire se stessi e il proprio passato. In Lovecraft, l'ereditarietà ancestrale costringe i personaggi a confrontarsi con identità che spesso rifiutano o temono, ma che portano sempre a una scoperta di se stessi, anche questa decisamente involontaria.

Quindi, in quest'ottica, la scoperta di sé è centrale in entrambi gli autori, ma avviene in modi diversi. Proust vede la memoria come una finestra aperta sul passato, che permette una comprensione più profonda del presente. Lovecraft, al contrario, spesso utilizza la memoria come una trappola che rivela verità terribili e ineluttabili, ma sempre di finestra aperta (involontariamente) sul passato si tratta. Nel racconto "L'Ombra Calata dal Tempo", ad esempio, la memoria di esistenze passate ritorna per sconvolgere la vita del protagonista:

"Avevo ereditato non solo i ricordi di quegli eoni lontani, ma anche la terribile consapevolezza che il mio destino era indissolubilmente legato a quegli eventi antichi."

(L'Ombra Calata dal Tempo, H. P. Lovecraft)


Un altro parallelo risiede nel modo in cui entrambi affrontano il concetto di infinito e ignoto. Proust, attraverso la memoria, esplora l'infinito interiore del tempo e delle esperienze umane. Lovecraft, invece, si confronta con l'ignoto cosmico, dove la memoria ancestrale svela orrori che trascendono la comprensione umana.

Marcel Proust e H. P. Lovecraft, seppur molto diversi nei loro approcci e generi letterari, condividono un interesse profondo per la memoria e l'identità. Proust vede la memoria come una risorsa preziosa per riscoprire il passato e capire meglio se stessi, mentre Lovecraft la considera una forza oscura che può rivelare verità sconvolgenti e terribili. I due autori hanno più cose in comune di quanto sembri a un primo approccio ed entrambi, attraverso i loro scritti, offrono una visione unica della condizione umana, rendendoli figure imprescindibili nella letteratura del XX secolo.

venerdì 19 luglio 2024

 "Contro il Mondo e Contro la Vita" di Michel Houellebecq non parla di H. P. Lovecraft

Ho pensato molto se fare questo post che sicuramente mi alienerà molte simpatie ma non posso più pensare che qualche neofito di Lovecraft possa continuare a cercare Lovecraft  nel libro “Contro il Mondo e Contro la Vita” di Michel Houellebecq, perché Lovecraft in quel libro non c’è! 
Lo comprai anche io quando uscì la prima volta e, come tutti i lettori lo accolsi con grandi aspettative e attenzione. Tuttavia, sebbene il titolo suggerisca una riflessione profonda su H. P. Lovecraft, in realtà l'opera si distacca notevolmente da una valutazione autentica e ben informata del famoso scrittore dell'orrore cosmico, me ne accorsi subito, mio malgrado, perché avevo già letto altre biografie in inglese sul Sognatore di Providence. 
Qui cercherò di spiegare brevemente come non solo non ci sia Lovecraft nel libro di Houellebecq, ma come questo distorca l'immagine di Lovecraft fino a servire fini narrativi e provocatori dell'autore francese piuttosto che fare un'analisi seria e accurata del più grande scrittore Horror-Weird di sempre.
Purtroppo “Contro il Mondo e Contro la Vita” presenta H. P. Lovecraft in una luce esclusivamente negativa, riducendolo a una figura quasi caricaturale e oscura. Houellebecq descrive Lovecraft come un misantropo rinchiuso nella sua torre d'avorio, alienato dalla società e immerso in una paranoia cosmica. Una rappresentazione superficiale, se non strumentale, che non tiene conto della complessità della vita e dell'opera del padre di Cthuhu. Lovecraft era, senza dubbio, un personaggio complesso, ma ridurre il suo pensiero a una mera manifestazione di angoscia e isolamento è una semplificazione eccessiva, sempre che Houellebecq non scriva di se stesso…
Lo scrittore francese sembra infatti utilizzare Lovecraft più come uno strumento narrativo che come soggetto di studio. Il libro non è tanto una disamina accurata della vita e dell'opera di Lovecraft, ma piuttosto una tela su cui Houellebecq dipinge la propria visione del mondo e della società contemporanea. Le riflessioni di Houellebecq si intrecciano con le sue preoccupazioni esistenziali e critiche sociali, distorcendo il focus originario sull'autore del New England. Questa strumentalizzazione è evidente nell'interpretazione, distorta, che serve a sostenere argomenti più ampi e spesso controversi dell'autore francese.










Il Vero Lovecraft

H. P. Lovecraft, nato nel 1890 a Providence, Rhode Island, era noto per la sua vasta immaginazione e per la creazione di un universo mitico che ha influenzato generazioni di lettori e scrittori. La sua vita, sebbene segnata da difficoltà economiche e personali, era anche caratterizzata da una passione per la scienza, la letteratura, i viaggi (ne fece moltissimi soprattutto verso luoghi caldi e assolati che amava) e la storia. Lovecraft non era un solitario sconfitto dal mondo; tutt'altro era al centro di un vasto scambio epistolare che, come nei miei altri saggi della collana I Miti di Arkham ho descritto come “un social network ante litteram”.  
Il Sognatore di Providence, perché solitario davvero non era (basta sfogliare le sue lettere o la biografia di S. T. Joshi per rendersene conto), era un uomo di grande intelligenza e curiosità, che cercava di esplorare i confini della comprensione umana attraverso la letteratura dell'orrore.
Le opere di Lovecraft, come “Il Richiamo di Cthulhu” e “Alle Montagne della Follia”, sono caratterizzate da una ricca mitologia e da una profonda esplorazione dell'ignoto. Il suo scrivere non è solo un riflesso della sua angoscia personale, ma anche una critica più ampia alla condizione umana e alla nostra comprensione del cosmo. Purtroppo Houellebecq, sembra trascurare queste dimensioni della sua opera (a dirla tutta sembra considerare solo le proprie concezioni nel testo), concentrandosi invece su aspetti che servono i suoi scopi narrativi.
Dal mio punto di vista, ognuno giustamente ha il suo, "Contro il Mondo e Contro la Vita"  è un testo manipolatorio dove l’autore francese strumentalizza la figura di Lovecraft. Lo erge e lo sfrutta come simbolo del disincanto e del cinismo, distorcendone la figura per adattarla alle sue teorie e alle sue argomentazioni. Questo approccio non è eticamente accettabile soprattutto perché reca un "disservizio" alla comprensione reale di Lovecraft, e diffonde una visione parziale e inaccurata della sua vita e della sua opera.
Oggi è davvero importante rendersi conto che il libro di Houellebecq sia, in gran parte, un'opera di fantasia. Sebbene possa contenere spunti di riflessione interessanti e stimolanti, non si può considerare un saggio accurato di H. P. Lovecraft, ma lo sappiamo la narrativa di Houellebecq è progettata per provocare e sfidare, piuttosto che per informare in modo obiettivo e ben documentato.
Concludendo, quindi, nel suo libro Houellebecq usa Lovecraft come uno strumento per esprimere le proprie preoccupazioni e visioni personali. 
Per coloro che invece cercano una comprensione accurata di Lovecraft e della sua opera, è consigliabile rivolgersi a fonti più dirette e ben documentate, che rispettino la complessità e la ricchezza della sua opera. 
Insomma non troverete Lovecraft nel libro di Houellebecq.

giovedì 14 marzo 2024

 15 Marzo 1937: Lovecraft e Giulio Cesare







Il 15 marzo del 1937, il mondo letterario perse uno dei suoi più potenti e influenti autori, un autore che fu capace di influenzare per generazioni la letteratura horror e weird: Howard Phillips Lovecraft. La sua morte, avvenuta proprio in questa data, non solo segnò la fine di una vita tutt’oggi generalmente poco nota in Italia nonostante gli sforzi di numerosi esperti tra cui S. T. Joshi, ma evoca anche delle sorprendenti similitudini con un altro evento storico di grande rilevanza: l'assassinio di Giulio Cesare, avvenuto proprio alle Idi di Marzo, un giorno considerato nel calendario romano come di grande importanza e intriso, da 87 anni, di un curioso legame con Lovecraft.


H.P. Lovecraft, noto soprattutto per i suoi racconti di orrore cosmico e la creazione di quelli che poi diventeranno I Miti di Cthulhu (nome che mai utilizzò, ma che oggi rappresenta il ciclo di quei racconti che i suoi epigoni, come accadde per il ciclo di Re Artù o dei romanzi cavallereschi, continuano a scrivere e rimpolpare) era un uomo estremamente curioso e attirato verso l’antichità (e Roma in particolare), costantemente affascinato dall'ignoto e dall'indicibile. La sua opera, sebbene inizialmente poco riconosciuta durante la sua vita, divenne poi fondamentale per il genere dell'horror e dell'occulto, influenzando generazioni di scrittori successivi da Robert Bloch a Stephen King, passando per Ramsey Campbell.
Ma perché associare la morte di Lovecraft alle Idi di Marzo? La connessione risiede nel profondo interesse che Lovecraft nutriva per l'antica Roma e per la figura di Giulio Cesare. Non è molto noto ma Lovecraft era un grande ammiratore della Roma antica, (presto un nuovo volume dei Miti di Arkham tratterà proprio questo aspetto) della sua storia e delle sue figure prominenti, in particolare di Giulio Cesare. Vedeva in Cesare un eroe tragico, ma anche un uomo capace di usare la logica contro le superstizioni, un essere umano che aveva fatto della sua razionalità e logica un mito.
Proprio come Giulio Cesare, Lovecraft era un visionario che si sentiva spesso incompreso dalla società del suo tempo. Viveva in una realtà letteraria alternativa, popolata da antichi déi e creature mostruose che sfidavano la comprensione umana. I racconti del Sognatore di Providence (perché solitario proprio non era, se non nel senso di diamante) intrisi di oscurità e mistero, riflettono la sua visione di un mondo come di un luogo dominato da forze incommensurabili e arcane.
D’altro canto le Idi di Marzo, il 15 marzo nel calendario romano, erano tradizionalmente considerate un giorno di cambiamento e svolta, in quanto segnavano l'inizio di molte attività agricole e religiose. E, curiosamente, oggi, nella Storia Romana, questa data è associata, principalmente, all'assassinio di Giulio Cesare, avvenuto nel 44 a.C. per mano di un gruppo di traditori guidati da Cassio e Bruto, nomi che riemergono qua e là nei racconti di Lovecraft o in storie che il Sognatore di Providence aveva generosamente regalato ai suoi amici aspiranti scrittori.
La morte di Giulio Cesare, il 15 marzo, ha segnato profondamente la storia di Roma e ha ispirato numerose opere letterarie e artistiche nel corso dei secoli.
Lovecraft commentò in proposito in una lettera al suo amico Robert E. Howard datata 25 ottobre 1930: “È strano, vero, come la storia di Giulio Cesare diventi sempre più interessante con il passare del tempo? Nessuno scrittore ha mai prodotto una vita più affascinante e romantica di quella di Cesare, né un intrigo più intricato e drammatico di quello della cospirazione del 44 a.C. Contro di lui.”
Anche la morte di Lovecraft, avvenuta il 15 marzo 1937, può essere vista come un momento di svolta nella storia della letteratura. Sebbene durante la sua vita Lovecraft non abbia raggiunto la fama e il riconoscimento che avrebbe avuto in seguito, la sua influenza e il suo impatto sul genere dell'horror e del weird sono diventati sempre più evidenti nel corso dei decenni. La sua morte ha segnato la fine di un'epoca, ma ha anche dato inizio a una nuova era in cui le sue opere, perfino le sue lettere che dovevano rimanere private, sarebbe stato rivalutato, celebrato e avrebbe germogliato dando vita a centinaia di testi, un po’ come accadde con Giulio Cesare.
Lovecraft non scrisse direttamente su Giulio Cesare nelle sue opere di fiction, il suo interesse per l'antica Roma e per i temi legati alla caduta dell'impero romano si riflette però nelle sue lettere, nei suoi racconti e in alcuni suoi saggi, come ad esempio in “The Decline of the West”, in cui affronta il tema del declino delle civiltà antiche.
Per concludere, perché le citazioni e i riferimenti ci porterebbero troppo lontano, sappiamo che Lovecraft nella sua giovinezza faceva sogni ricorrenti in cui era un tribuno legionario di nome Gaio Giulio Vero Massimino che combatteva al fianco di Giulio Cesare durante le guerre galliche.
Nel suo racconto “Ratti nei Muri” scrive: “Non abbiamo potuto trattenere l'emozione nel sapere che questa volta era stata costruita da mani romane. Ogni arco basso e ogni pilastro massiccio erano romani: non il romanico degradato dei pasticcioni sassoni, ma il classicismo severo e armonioso stile dell'età dei Cesari.”
Pertanto, il parallelo tra la morte di Lovecraft e l'assassinio di Giulio Cesare alle Idi di Marzo non è solo una curiosa coincidenza temporale (entrambi passarono a miglior vita il 15 marzo), ma riflette anche le profonde connessioni tra la vita e l'opera di Lovecraft e il mondo antico che tanto lo affascinava. Entrambi sono stati figure rivoluzionarie nei rispettivi campi, che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla storia e sulla cultura. 
Ecco che quindi il 15 marzo è una data duplice e curiosa, la fine di una vita e l’inizio di un mito sia questo di Giulio Cesare o di H. P. Lovecraft.

martedì 16 gennaio 2024

 ARISTEAS E LOVECRAFT



Finalmente è uscito il Nono volume de I Miti di Arkham. Un volume che vedeva la gestazione da anni, da quando nell'ormai lontano 2017, il nucleo principale della insospettabile scoperta era perfino apparso sul prestigioso Lovecraft Annual diretto da S. T. Joshi.

Lovecraft e Aristeas cosa avevano in comune? Cosa c'è dietro un improbabile collegamento che supera oltre duemila anni di storia e l'intero Oceano Atlantico?
Qualcosa c'è ed è quello che questo saggio svela ai lettori italiani, come anni fa svelò ai lettori di tutto il mondo.

Ecco a voi gli insospettabili collegamenti tra H. P. Lovecraft e Aristeas, un misterioso poeta greco, che ispirò Omero, vissuto oltre duemila anni prima del Sognatore di Providence.



Indice:


Nota dell’autore
Lovecraft
Aristeas
Il Portale
L’Arimaspea e il Necronomicon
L’Arimaspea
Le Creature Bizzarre, i mostri
Gli uomini di Leng
Aristeas-Randolph Carter
Il ciclo di Randolph Carter
Il nocciolo della questione
Bibliografia essenziale