lunedì 13 maggio 2019

Cartolina del  del 21 agosto 1927






Questi oggetti si sono trovati su un’asta online qualche tempo fa. 
Il venditore afferma che si tratta di una cartolina originale firmata H.P. Lovecraft ritrovata in una scatola di cartoline del Vermont.
La cartolina in questione, di cui sopra vediamo il fronte, ha il timbro postale del 21 agosto 1927 ed è firmata da W.P. Cook, Arthur H. Goodenough e H.P. Lovecraft. Si tratta di una cartolina curiosa, un vero gioiello, che i tre amici sono apparsi in una foto del 21 agosto 1927 ( The Arkham Sampler, Volume II, numero 4, Special Photograph Issue-II: Howard Phillips Lovecraft e i suoi amici e parenti, The Strange Company) risulta per lo meno probabile che i tre abbiano fatto la foto poco prima o poco dopo di aver scritto questa cartolina.




Lovecraft visitò Arthur Goodenough e Vrest Orton nel Vermont nel 1927 insieme a Goodenough e Cook, che probabilmente era quello che guidava l'auto. 




Il testo completo della cartolina recita:


'Incontro amatoriale memorabile! Questa è la prima visione del Laureato del Vermont da parte di un dilettante (Lovecraft ndr) in persona da quando Cook ha aperto la strada. Anche la mia prima visita dello squisito paese  del Vermont! Mi sto fermando con Cook ad Athol. Saluti-HPLovecraft. Arthur H Goodenough. W.P. Cook.'

venerdì 10 maggio 2019


L’ISOLA DI TSATHOGGUA


Il libro “Il mondo del ghiaccio e del fuoco” arricchisce la storia e la geografia di Terros, il mondo di “A Song of Ice and Fire”. In tal modo, i riferimenti multipli a Lovecraft o ai miti di Cthulhu si ampliano a dismisura e, da dettagli che riempivano lo sfondo forniscono indizi sulla natura delle divinità di Terros e sul futuro della storia.
Usando i Miti di Cthulhu, da cui G.R.R. Martin ha attinto a piene mani, come punto partenza vediamo di prendere in considerazione la misteriosa Isola dei Rospi e la sua curiosa statua batracica.
Ora l'Isola dei Rospi, una delle “Basilisk Isles”, ha tre curiosità che meritano un approfondimento. In primo luogo, vi sono le rovine di un'antica civiltà sull'isola. Poi i moderni abitanti umani hanno un “aspetto sgradevole, simile ai pesci, e molti di loro hanno mani e piedi palmati” (inutile dire che vi è già venuta in mente Innsmouth); e terzo punto c'è una gigantesca statua di pietra di un Dio dei Rospi, la Pietra del Rospo, fatta di pietra nera untuosa (che è probabilmente la stessa pietra usata per costruire Asshai).
Le domande, molto lovecraftiane visto che i riferimenti sono palesi sono varie. Qui ci limitiamo a farne un paio.



Prima domanda: quale era l'antica e misteriosa civiltà che ha lasciato le rovine sull'isola?
Sembrerebbe quella degli abitatori del profondo, non trovate?
E chi sono le persone sull'Isola dei Rospi?
Sono Abitatori del Profondo, ibridi semi-umani nati da donne umane che sembrano umane e vivono sulla terra, ma si trasformano in Abitatori del Profondo con l'età, acquisendo ‘un aspetto sgradevole, simile a quello dei pesci’. La loro pelle si trasforma in squame e il loro collo sviluppa pieghe che progressivamente diventano branchie. Alla fine, si trasformano completamente e si uniscono agli altri Abitatori del Profondo nelle città sottomarine.
Dick Crabb ne “Il Banchetto dei Corvi” afferma sugli squishers della costa orientale di Westeros: “Sembrano uomini finché non ti avvicini, ma la loro testa è troppo grande, e hanno scaglie dove un vero uomo ha i capelli, il ventre bianco, con le dita palmate. Sono sempre umidi e maleodoranti ma dietro a queste labbra grondanti si sono formate file di denti verdi affilati come aghi Alcuni dicono che i primi uomini li hanno uccisi tutti, ma non ci credo.”
È chiaro che siano gli Abitatori del Profondo di Loveraftiana memoria.
Che dire delle Tre isole Sorelle e del loro simbolo se non che anche qui Martin ha ripreso il Sognatore di Providence?
Godric per esempio è un uomo grande, carnoso, brutto con spalle massicce. Capelli bianchi e ruvidi crescono dalle sue guance e dal suo mento. È calvo sulla parte superiore del suo cuoio capelluto, con un naso grumoso venato di rosso e lamine di pelle tra le sue tre dita medie.
Ma nelle isole di ferro ci sono moltissimi altri esempi di letteratura Lovecraftiana. Dagon, il dio dei pesci di Lovecraft, è un nome ancestrale sulle isole (anche se Martin potrebbe averlo ripreso dalla Bibbia). Ma nei Miti di Cthulhu, gli Abissali, o Abitatori del Profondo adorano Dagon e il Grande Cthulhu. Inoltre, i sacerdoti della religione del dio Abbissale di Martin dichiarano di discendere dai Merlings, e non dai nebulosi ‘Primi Uomini’ come decretato dai tomi della Cittadella. 


E inoltre c'è un altro personaggio che è un ibrido degli Abitatori del Profondo: Biter. Ecco non solo costoro stuprano le donne umane a produrre ibridi semi-umani, ma mangiano anche esseri umani. E questa è la specialità disgustosa di Biter. Penso che sia un abissale non completamente trasformato, una specie di ibrido. E la descrizione di Biter si adatta perfettamente agli Abitatori del Profondo: Biter è enorme e calvo, con una carne morbida e pastosa. La sua lingua era stata tagliata e lui non parlava, se non per fischiare. I suoi denti erano aghi. Curiosamente la sua descrizione corrisponde a quella di un uomo di Ib (che è di per sé un riferimento a Lovecraft visto che il nome della città è suo).

Terza e ultima domanda: chi è il Dio dei rospi?
Ora che abbiamo stabilito che ci sono degli Abitatori del Profondo tutt'intorno, e che gli abitanti dell'Isola dei Rospi sono abitatori del profondo o ibridi che stanno per diventarlo, arriviamo all’ultima domanda: chi è il Dio Rospo? O meglio il Dio Rospo è Tsathoggua?


Nei Miti di Cthulhu, c'è un antico essere conosciuto come Tsathoggua (inventato da Clark Ashton Smith per ampliare l’universo creato da H. P. Lovecraft) che sulla terra assume la forma di un essere simile a un rospo ed è spesso adorato attraverso idoli pietra batracici:
“Questo era un tozzo, semplice tempio di blocchi di basalto senza intagli, e contenente solo un piedistallo di onice vuoto ... È stato costruito in imitazione di alcuni templi raffigurati nelle volte di Zin, per ospitare un terribile idolo di rospo nero trovato nel mondo rosso e chiamato Tsathoggua nei manoscritti yothici, era stato un dio potente e ampiamente venerato e, dopo la sua adozione da parte del popolo di K'n-yan, aveva prestato il suo nome alla città che in seguito sarebbe diventata dominante in quella regione. La leggenda Yothica afferma che provenisse da un misterioso regno interiore sotto il mondo rosso, un regno nero di esseri dotati di particolari sensi che vivevano senza luce, ma che aveva avuto grandi civiltà e potenti dei prima ancora che i quadrupedi rettiliani di Yoth nascessero.” -HP Lovecraft e Zealia Bishop “Il Tumulo”.




Creazione di Tsathoggua
Se Tsathoggua è stato creato da Clark Aston Smith, fu merito anche di tutti gli altri scrittori del Circolo Lovecraft se il nome di questa divinità si diffuse così ampiamente. Molti infatti hanno usato il Dio dei rospi come ‘personaggio’ importante in molte delle loro storie, tra cui lo stesso Lovecraft. Ma Smith dipinse Tsathoggua come una specie di incrocio tra un rospo e un pipistrello, mentre Lovecraft preferiva concentrarsi solo sugli aspetti batracichi del dio rospo. Ecco che Martin attinge ancora con sapienza all’opera sapiente dei Miti di Cthulhu.
Perché l'idolo di Tsathoggua è sull'Isola dei Rospi?
Risposta breve: non lo so.
Risposta più lunga: penso che abbia a che fare con la storia degli uomini serpente. Sappiamo dal Mondo del Ghiaccio e del Fuoco che c'erano persone che adoravano un dio serpente (probabilmente Yig) e che combatterono una guerra con gli accoliti di una dea ragno (chissà perché mi viene in mente Atlach-Nacha!) quando Essos era ai primordi.

Fatto sta che ancora una volta G.R.R. Martin non solo strizza l’occhio all’opera di H.P. Lovecraft ma la traspone usandola, questa volta in maniera fin troppo evidente, nel suo ciclo. 

martedì 30 aprile 2019

LOVECRAFT & IL TRONO DI SPADE 2



DEEP ONES o ABITATORI DEL PROFONDO, G.R.R. Martin si ispira ancora una volta a H. P. Lovecraft e al suo “The Shadow over Innsmouth” tradotto in italiano come La Maschera di Innsmouth. Si tratta infatti di una specie acquatica molto evoluta ibridata con l’essere umano e Martin non fa altro che riprendere il dettame del Sognatore di Providence. Lovecraft ci dice che sono associati con l'adorazione e il culto di Cthulhu; mentre Martin li associa con l’adorazione del Dio Annegato, che sembra proprio la trasposizione di una divinità subacquea come, in parte, è considerato Cthulhu. Le opere di Martin contengono molti riferimenti agli umani che possono avere un'eredità contaminata (come gli abitanti di Innsmouth), come il popolo delle Thousand Islands, che adorano “gli dei squamosi dalla testa di pesce”.




Il motto “Ciò che è morto non muoia mai”, “What's dead may never die” sembra davvero un’ottima derivazione del famosissimo distico di Lovecraft de “La Città senza nome” che recita
“That is not dead which can eternal lie. And with strange aeons even death may die.” Cioè “Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire.” Entrambi i rifermenti sono con il Dio Annegato, Drowned God, chiamato anche Dio Abissale, (Cthulhu, originariamente per Lovecraft).
Nelle storie di Martin gli Annegati sono i sacerdoti del Dio Abissale sulle Isole di Ferro. Martin attinge a Lovecraft e sviluppa una religione del Dio Abissale in cui gli Uomini di Ferro delle isole vengono battezzati dai sacerdoti (Annegati) versando loro dell'acqua di mare sulla testa. A questo punto il sacerdote invoca il Dio Sommerso e chiede: «Lascia che il tuo servo rinasca dal mare, come anche tu facesti. Benedicilo con il sale, benedicilo con la pietra, benedicilo con l'acciaio.» e a quel punto l’uomo appena battezzato risponde con un Lovecraftiano: «Ciò che è morto non muoia mai.» curiosamente gli Annegati di Martin portano sempre con sé otri di cuoio piene di acqua di mare per benedire i fedeli o dissetarsi. Benedicono le nuove navi, con invocazioni e versando acqua di mare sulle prue.
«Il dio Abissale mi ha portato nella profondità sotto le onde e ha preso l'infima cosa che ero. Quando mi ha restituito al mondo, mi ha concesso occhi per vedere, orecchie per udire e voce per diffondere il suo verbo, in modo che io potessi essere il suo profeta e insegnare la sua verità a coloro che l'hanno dimenticata.» Dice Aeron Greyjoy ne “Il banchetto dei corvi”. Frasi che starebbero bene in bocca a un abitante di Innsmouth!




IL DIO SOMMERSO- IL DIO ABISSALE (The Drowned God) è molto simile a Cthulhu, anche nell’aspetto figurativo sulle vele delle navi degli uomini di ferro.
Dagon è un nome associato alla cultura delle Isole di Ferro. Lovecraft nei suoi racconti lo descrive come un dio, o un essere antico, associato in qualche modo con i suoi abitatori del profondo (Deep Ones) e con l’adorazione di Cthulhu (come nel racconto “Dagon” e la Chiesa dell’Ordine di Dagon nel racconto “La Maschera di Innsmouth”



GRANDI ANTICHI-OLD ONES che dimorano nelle città sotterranee di Leng, chef anno impazzire coloro i quali li incontrano sono chiaramente un altro, ennesimo riferimento ai Grandi Antichi di Lovecraft tra cui si annovera Cthulhu.
E che dire dello stregone che governa la lovecraftiana Carcosa che Martin mutua chiamandolo il sessantanovesimo imperatore giallo di Yi Ti? Evidentemente ispirato da “Il Re in Giallo” un essere misterioso, mascherato che si trova nel racconto di Chamber “The King in Yellow”, anch’esso associato con Carcosa. Le opere di Lovecraft contengono alcuni vaghi riferimenti a questa figura come in “Fungi da Yuggoth” (“La Cosa, sussurrano, indossa una maschera di seta gialla, le cui insolite pieghe nascondono un volto non di questo mondo”) figura simile appare in “La Ricerca onirica della sconosciuta Kadath”. Inoltre la misteriosa razza Yith di Lovecraft non assomiglia almeno foneticamente alla razza Yi Ti di Martin?

LA CAPRA NERA DI QOHOR non è forse Shub-Niggurath di Lovecraft? La “Capra Nera dei Boschi dai mille cuccioli” o “La Capra nera dei Boschi” o “Il Signore dei Boschi” di cui Lovecraft parla in “Colui che sussurrava nelle tenebre”, “I Sogni della Casa della Strega” e “La Cosa sulla Soglia”? Indentificabile anche in “L’Ultimo Esperimento” come la Grande Madre (Cybele, la Magna Mater di “I Topi nei Muri” e anche la sposa di Colui che non deve essere nominato. Curiosamente oltretutto la città di Qohor di Martin si trova proprio vicino a un enorme bosco.

L’ISOLA DEI ROSPI è caratterizzata da una statua altissima di un rospo, una statua di pietra nera, che è adorata dagli isolani che hanno fisionomie simili a quelle dei pesci (World Book- Il mondo del ghiaccio e del fuoco). Ecco che quindi sull'isola dei Rospi si trova un antico idolo, una pietra nera untuosa scolpita rozzamente nell'aspetto di un gigantesco rospo di aspetto maligno, alto circa quaranta piedi. Si crede che la gente di quest'isola discenda da coloro che hanno scolpito la pietra del rospo, perché hanno tratti sgradevoli, troppo simili ai pesci sui loro volti e molti hanno mani e piedi palmati. E sembrano essere gli unici sopravvissuti di questa razza dimenticata.
Abitanti che non possono non far venire in mente gli abitatori del profondo del Sognatore di Providence e che sembrano adorare la divinità rospo di Tsathoggua, il Sognatore di N'Kai, di cui Lovecraft parla in “Colui che sussurrava nelle Tenebre” e in “Alle Montagne della Follia”. Martin conosce bene i miti di Cthulhu infatti qui sapientemente UNISCE gli abitatori del profondo che adorano Dagon con Tsathoggua la divinità inventata dal grande amico di Lovecraft Clark Ashton Smith. C’è anche un riferimento al demone che può far pensare a un altro scrittore che ha aggiunto lustro ai Miti di Cthulhu, Robert E. Howard, che scrisse la storia “La Pietra Nera” ambientata nell’universo del Sognatore di Providence. La pietra nera oleosa suona vagamente lovecraftiana (Lovecraft scriveva costantemente su pietre e sostanze aliene con proprietà non familiari), anche se gli idoli di Cthulhu, quelli di Dagon no, tendevano ad essere più piccoli e fatti con una pietra nera verdastra.

N'GHAI, una terra misteriosa la cui capitale Nefer è popolata da stregoni neri (Il mondo del ghiaccio e del fuoco) inspirati da N'Kai, il reame sotterraneo dove si dice dorma Tsathoggua “Colui che sussurrava nelle Tenebre”. A primo acchito sembra che Martin abbia descritto la sua N'Ghai come un paese sotto la luce del sole ma leggendo bene si capisce come ci siano vaste regioni sotterrane sotto la sua capitale Nefer.

LE TERRE DELLE OMBRE-THE SHADOWLANDS al cui cuore c’è la città cadavere di Stygai, e Asshai come porto.
La frase “corpse cities” è Lovecraftiania, in quanto il Sognatore di Providence la usò nel suo per la città intravista nel suo racconto “He” malamente tradotto in italiano con il titolo “Lui” (e altrove usa il termine "Necropoli"). E chiaramente questo è un posto abbastanza orribile se persino gli Shadowbinders temono di calpestarlo (come se Asshai di per sé non fosse già abbastanza alieno).
Si narra che Asshai sia più antica del tempo (e quindi dell’uomo) ed è più ampia e vasta di qualsiasi città umana. È praticamente deserta con luci che bruciano in piccoli anfratti di edifici neri, fatti di grassi muri neri che assorbono la luce. Non ci sono bambini; e gli abitanti vanno mascherati (forse alcuni non sono umani), dei quali solo i portatori dell’ombra osano avventurarsi nelle terre alte oltre le mura della città, nel regno dove dimorano i demoni; ma anche loro non osano avvicinarsi a Stygai. Le Shadowlands sono probabilmente l’origine degli idoli deformi deformati che hanno fatto una così brutta impressione su Danearys a Vaes Dothrak. Il tutto qui trasuda di Lovecraft: orrori indescrivibili; città cadaveri come il “cadavere” Sarkomand di “La Ricerca Onirica della Sconosciuta Kadath”; R'lyeh o la città cadavere demoniaca di “Lui”. per non parlare delle creature semi-umane che nascondono i loro tratti inumani e che servono e temono altre creature, anche meno umane di loro, ricordano gli Abitatori del Profondo di Innsmouth, i servitori in turbante delle strane Bestie della Luna e / o il sacerdote mascherato dalla seta in “La Ricerca Onirica della Sconosciuta Kadath”; città di estensione disumana “Alle Montagne della Follia”; città aliene fatte di muri neri come la città aliena che odia di luce di Yuggoth “Colui che sussurra nelle tenebre”; città che sembrano più deserte di quanto non lo siano a causa di ciò che vi si nasconde come Innsmouth. Insomma non c’è solo una singola connessione, ma un vero e proprio mix di elementi a cui G.R.R. Martin ha attinto creando una sensazione complessiva molto lovecraftiana.
K'Dath di Martin è situato nel Grey Waste... che è un deserto gelato come quello della Kadath di Lovecraft.




LA CASA BORRELL DI DOLCESORELLA è una casata nobile della Valle di Arryn che governa Dolcesorella, un'isola dell'arcipelago delle Tre Sorelle, e Sisterton, la sua città portuale in cui ha Breakwater, il suo castello. Oltre al titolo di Lord di Dolcesorella, il capo della Casa Borrell detiene i titoli di scudo di Sisterton, signore di Breakwater e custode del Faro della Notte e sullo stendardo c’è un granchio-ragno bianco su sfondo grigio-verde.
Gli antenati della Casa Borrell erano re pirati, fino a quando gli Stark di Grande Inverno non sono calati su di loro e per oltre cinquemila anni i Borrell, ecco il tratto Lovecraftiano che immancabile spunta un po’ ovunque nei romanzi di Martin, avevano un tratto distintivo, ovvero una specie di membrana tra le dita di mani e piedi.


IL RE DELLA NOTTE- JOSHEP CURWEN?
Quando Bran e Reed, il veggente, stanno raccontando storie nel Castello Nero, si dice che "il vero nome del Re del Notte era proibito".
Il protagonista malvagio di “Il Caso di Charles Dexter Ward” di Lovecraft è un necromante di nome Joseph Curwen, che era attivo prima della Rivoluzione Americana. In quell’epoca evocò Yog-Sothoth e riportò le persone in vita per servisene come schiavi. Quando fu ucciso, per la prima volta, il suo nome fu cancellato dai registri pubblici, e ne XIX secolo era praticamente ignoto a tutti. Ecco che il buon Charles Dexter Ward scopre di essere un discendente di Curwen e lo riporta in vita seguendo le istruzioni che Curwen aveva lasciato con questo fine.
C’è una similitudine quindi con la storia inventata da Lovecraft e il Re della Notte di Martin. È possibile che il Re della Notte fosse uno Stark e quindi, forse un antenato di Bran nonostante i voti dei Corvi della Notte?



I SOGNI E LE VISIONI
Yog-Sothoth può paragonarsi a Bloodraven, soprattutto in quanto è associato con gli Antichi. Gli Antichi, forse i figli della foresta, sono capaci di instillare visioni e sogni nei libri di G. R. R. Martin.
«...i Grandi Antichi che vissero ere prima dell’arrivo degli uomini, e che scesero su questo giovane mondo dal cielo. Costoro ora non ci sono più. Sono sotto terra e sotto il mare; ma i loro corpi morti hanno narrato i loro segreti nei sogni dei primi uomini, che formarono un culto che non è mai morto» Scrive il Sognatore di Providence in Il Richiamo di Cthulhu.
D’accordo forse non è perfetta l’attinenza tra ciò che scrisse H.P. Lovecraft e quanto ha scritto Martin ma i paralleli sono notevoli.
Per esempio nel racconto di Lovecraft “Alle Montagne della Follia” gli Antichi vengono scoperti in un continente ghiacciato in gran parte inesplorato (Antartide) oltre un'enorme catena montuosa. La spedizione inviata viene in gran parte macellata. La squadra inviata per ri-trovarli scopre che gli Antichi hanno creato una razza di aiutanti senza cervello. Alcuni degli Antichi tornano in vita. Alla fine, uno degli esploratori sopravvissuti vede qualcosa al di là della catena montuosa che anche gli Antichi temevano e impazzisce.
Quanto scritto da Lovecraft ricorda gli Altri e le Creature di Martin e la visione di Bran oltre la cortina di luce alla fine del mondo.
Mi conclusione, in tutto questo c’è anche il Necronomicon?
Forse. Forse è solo una speculazione ma Death of Dragons è un testo molto antico proveniente da Asshai che sembra essere la controparte del Necronomicon in “Una Canzone del Ghiaccio e del Fuoco”. Di questo testo frammentario e anonimo, intriso di sangue, chiamato anche Sangue e Fuocosembra essere rimasta una sola copia chiusa a chiave nei sotterranei della Cittadella come dice Tyrion.

domenica 28 aprile 2019

LOVECRAFT & IL TRONO DI SPADE







George R. R. Martin e il suo Trono di Spade, serie televisiva della HBO, in onda sulle tv satellitari, tratta dai suoi numerosi romanzi, deve qualcosa a H.P. Lovecraft? 
Leggendo attentamente i libri e guardando la serie tv (che ha subito molti tagli nella sua trasposizione televisiva) pare proprio che George R. R. Martin possa essere annoverato tra gli epigoni del Sognatore di Providence o almeno tra i suoi più accaniti estimatori visto che tracce di Lovecraft sono rintracciabili in gran quantità nelle sue produzioni. Il Trono di Spade, Game of Thrones, chiamato anche Una Canzone del ghiaccio e del fuoco o ASOIAF e le altre opere di Martin ne sono in effetti intrise, ma prima di lanciarci in interpretazioni di sorta proviamo ad elencare i riferimenti più evidenti che Martin ha preso da Lovecraft di cui era grande estimatore:

LENG (Isola) è decisamente ispirata al mondo di Lovecraft e nello specifico al Plateau of Leng (menzionato in vari racconti dal Sognatore di Providence tra cui “Il Segugio”.
Martin ci fa sapere che Leng si trova nel mare di giada al largo delle coste di Essos. A oriente di Leng ci sono le Terre delle Ombre (Shadow Lands). 
Curioso il riferimento che Martin fa attraverso il Comprendio di Giada, uno dei libri che Samwell Tarly recupera su richiesta di Maestro Aemon nella biblioteca di Castello Nero insieme a Stirpe di drago e a un altro testo sui Targaryen. Mentre si dirige verso l'armeria, Samwell fa cadere inavvertitamente i libri nel tentativo di afferrare Gilly per un braccio: il Comprendio di Giada non viene danneggiato, mentre Stirpe di drago cadendo si rovina parzialmente con il fango. E nel capitolo terzo di “La Danza dei Draghi” di MArtin troviamo: “Lord Snow, ho lasciato un libro per te nel mio alloggio: Il compendio di Giada. È stato scritto da Colloquo Votar, un avventuriero della città libera di Volantis che viaggiò in Oriente, visitando tutte le isole del mare di Giada. C'è un passaggio che potrebbe interessarti. Ho detto a Clydas di evidenziarlo. La conoscenza è un'arma, Jon. Munisciti bene prima di andare in battaglia.”
E proprio secondo il Compendio di Giada[1], i Grandi Antichi che vivono nei cunicoli sotto l’isola manovrano l’imperatrice di Leng affinchè uccida tutti i mercanti stranieri almeno in un paio di occasioni. In seguito Jar Har, il sesto imperatore del mare verde di Yi Ti, dopo la conquista di Leng ha fatto sigillare le entrate alla città sotterranea e ha ordinato che venissero dimenticate. I massacri cessarono. Sì, Martin ha proprio scritto Grandi Antichi!



SARNATH (città) è citata da Martin nella sua saga ed è decisamente ispirata dalla Lovecraftiana “Sarnath” che fa la sua apparizione nel racconto “La Rovina che colse Sarnath”. Entrambe le città vengono distrutte e desolate ed entrambe, sia quella di Lovecraft che di Martin, un tempo erano note per i magnificenti palazzi. Le rovine di Sarnath sono state rinominate Vaes Khewo, che significa “La città dei Vermi” dai Dothraki. Anche qui la città dei vermi fa venire in mente i Miti di Cthulhu.




IB (isola) nel mondo di Martin sembra derivare da “Ib” del racconto  “La Rovina che colse Sarnath” nella quale è una città aliena che fu distrutta da Sarnath e che è l’origine della sua maledizione.

K'DATH nel 'martiniano' Grey Waste, desolazione grigia, è davvero troppo simile a “Kadath in the Cold Waste”, presente in molte opere di Lovecraft sopratutto in “La Ricerca onirica della Sconosciuta Kadath”. Gli abitanti di K'Dath sostengono che la città è la prima e la più antica del mondo. Si dice che K'Dath sia il luogo di riti indicibili compiuti per placare la fame di divinità folli e che persino gli Shryke che abitano nelle terre a sud della città la temano. K'Dath appare in Le terre del ghiaccio e del fuoco e Un mondo di ghiaccio e fuoco appendici ai libri e al mondo inventato da Martin. Evidente il riferimento di George R. R. Martin a Kadath, terribile luogo presente nelle opere di H. P. Lovecraft. 

LA CHIESA/CULTO DI STARRY WISDOM (Saggezza Stellare) si riferisce ancora una volta alla Chiesa/ Culto di Starry Wisdom presente nel racconto di Lovecraft “L’abitatore del Buio” che adora Nyarlathotep. Nyarlathotep che apre a sua volta una questione molto complessa, entrando in gioco anche il Dio dai Mille Volti de “Il Trono di Spade” ma questo lo vedremo nel prossimo post.









[1] Il così detto Compendio di Giada è una raccolta di leggende e di storie di Essos. Scritto da Colloquo Votar, che viaggiò nel Mare di Giada. Il banchetto dei corvi, Capitolo 5, Samwell. La danza dei draghi, Capitolo 7, Jon. La danza dei draghi, Capitolo 10, Jon. 

venerdì 8 marzo 2019




LA CARTOLINA DI LOVECRAFT IN CUI PARLA DI ALEISTER CROWLEY




Quella che vedete qui sopra è una delle tante cartoline scritte dal Sognatore di Providence che era solito, come si vede chiaramente, sfruttare tutto lo spazio disponibile per scrivere. Nello specifico è una cartolina inviata all'autore californiano Clark Ashton Smith, uno degli scrittori più importanti di Weird Tales e uno degli amici di Lovecraft.

Questa cartolina si differenzia dalle altre in quanto qui H.P. Lovecraft parla di Aleister Crowley, al suo amico californiano.

Se qualcuno di voi volesse addentrarsi nella traduzione deve conoscere prima alcuni punti chiave usati dal Maestro di Providence:

(&=e; Comte d’Erlette=August Derleth; Jehvish-Ei= J. Vernon Shea; young (giovane) Melmoth=Donald Wandrei; Old Monty = M. R. James)

La parte in cui cita il mago occultista inglese è: Glad to see the item about Crowley. What a queer duck! He is the original of Clinton in Wakefield’s “They Return at Evening.

Se volete saperne di più vi consiglio il mio nuovo saggio:

giovedì 10 gennaio 2019


LA PALUDE OSCURA

Forse non tutti sanno che H. P. Lovecraft non era un musone contro il mondo e contro la vita ma che, oltre ad avere decine di amici e centinaia di corrispondenti, era solito compiere quelle che oggi definiremo esplorazioni urbane e suburbane. Era attratto da luoghi antichi e misteriosi e uno di questi era rappresentato dalla Palude Oscura. Stiamo parlando di un luogo a una quarantina di chilometri da Providence, che visitò più volte nel 1923, dato il mistero gravava sulla Palude sia con il suo amico James F. Morton, che con il suo amico scrittore Clifford Martin Eddy, Jr. Prendiamo dalle parole stesse di Lovecraft una breve descrizione della vicenda.

«…È stata una cerca del grottesco e del terribile—la ricerca per la Palude Oscura, nel Rhode Island del nordest, della quale Eddy aveva sentito alcuni sussurri locali tra i villici. Si dice che sia molto isolata & molto strana & che nessuno l’abbia mai attraversata a causa delle buche insidiose e insondabili, e degli alberi antichissimi i cui grossi boli crescono così strettamente insieme che il passaggio è difficile e l'oscurità è onnipotente: anche a mezzogiorno; e altre cose, di cui le grida semi-umane delle linci rosse sono udite nella notte dai contadini vicino al bordo, sono il minimo. È un posto molto particolare, nessuna casa è mai stata costruita a meno di due miglia da esso. I pastori vi si riferiscono con molta evasività, nessuno di essi può essere indotto a guidare un viaggiatore attraverso la palude. Anche se pochi intrepidi cacciatori e taglialegna spinti dalle loro vocazioni si attardano a volte ai suoi margini. Giace in una conca naturale circondata da belle basse colline, lontane dalla strada frequentata e nota da neppure una dozzina di persone fuori la contea. Anche a Chepachet, il villaggio più vicino solo due persone ne hanno sentito parlare Eddy raccolse delle voci nella taverna di Chepachet in una squallida sera d'autunno quando i cacciatori si raccoglievano intorno al fuoco e raccontavano storie degli scoiattoli e dei conigli che hanno abbandonato quel luogo e sono fuggiti nelle pianure del Connecticut. Un uomo molto anziano ha detto che La Cosa dimora nella palude… E che La Cosa era viva ancora prima che arrivasse l'uomo bianco. Un uomo molto vecchio, con un acciarino ha detto che La Cosa si trasferì nella Palude Oscura e che di tanto in tanto tira fuori il suo collo dall’abisso infinito sotto il quale La Cosa ha la sua tana ancestrale. Ha aggiunto che suo nonno gli disse nel 1849, quando era ancora molto piccolo, che La Cosa era già lì quando i primi coloni arrivarono e che gli indiani credevano che La Cosa era sempre stata lì. L’uomo anziano con l’acciarino era l’unico dei presenti che sembrava aver sentito parlare della Palude Oscura.”
Parole queste che sono degne di un racconto e che fanno volare la fantasia, ma di quanta fantasia stiamo parlando? Stiamo parlando di un luogo reale od onirico come spesso accade con i racconti del Sognatore di Providence?

La Maledizione della Palude Oscura
Il nome è appropriato perché andando in loco ci si accorge che è davvero oscura e che gli alberi rigogliosi bloccano i raggi del sole. E inoltre la nomea di questo posto è ben azzeccata dato che si trovano varie storie riguardo la palude. Questa è una zona in cui si può cacciare e si consiglia di mettere il gilet arancione quando ci si avventura per evitare di essere colpiti accidentalmente, ma è difficile trovare cacciatori nei pressi della Palude Oscura, ci sono testimonianze di scomparse di uomini che si erano avventurati nella palude per cacciare e che non sono mai più tornati. Alcuni sono scomparsi nelle pozze nere e melmose sono scomparsi per sempre. L’origine della reputazione terribile della Palude Oscura è avvolta nelle nebbie del tempo. Ci viene in aiuto il sito web Stonewings sulle tradizioni del New England che riporta una testimonianza oculare della vicenda che riportiamo integralmente: «“gli uomini andavano lì a cacciare” Ruth E. Scott mi disse nel 1996 “e non li vedevi più tornare”
Ruth, 80 anni quando parlai con lei, mi ha detto che la Palude Oscura ha un terribile reputazione da sempre. Gli incidenti accadono, naturalmente, e la maggior parte della gente direbbe che si tratta di casualità se qualcuno si incammina nella palude e cade in una buca e annegata. Ma altri sussurravano che una creatura, o forse uno spirito malvagio, abitava nelle torbide profondità e, come Grendel, banchettava con le anime sfortunate che erano passate per la sua strada.
Poche persone hanno dato credito a queste storie, ovviamente, ma la vicenda raggiunse le orecchie di uno scrittore di riviste pulp di Providence.
Lovecraft il 4 novembre del 1923, quando Ruth aveva sette anni, incontrò un paio di visitatori arrivare alla fattoria di suo nonno. Lei mi ha detto che era troppo piccola per ricordare la visita. Ma in quei giorni non molti avrebbero riconosciuto Howard Phillips Lovecraft o il suo amico lo scrittore horror Clifford Eddy. Nel 1923 Lovecraft non era altro che un attaccabrighe di città alla ricerca di una fiaba. Era alla ricerca della Palude Oscura e pare che lui e Eddy non la raggiunsero mai. Dopo aver camminato per sette miglia da Chepachet (Lovecraft riferì otto e mezzo), raggiunsero la casa di Ernest Law, il nonno di Ruth, e girarono intorno. Questa è approssimativamente la strada che seguirono:
I loro viaggi nella natura selvaggia di Chepachet devono essere stati un'avventura. Gli è costato ogni 35 centesimi per andare lì con il treno.

Molti dei luoghi in cui Lovecraft e Eddy si sono fermati possono ancora essere visti.

La casa di Fred Barnes si trova ancora all’angolo di Putnam Pike (Route 44) e Sprague Hill Road. Barnes, non f in grado di aiutare Lovecraft ma gli disse di cercare James Reynolds, che abitava poche miglia più avanti.
Lovecraft scrisse che lui e Eddy si fermarono per un pranzo alla Cody’s Tavern. Probabilmente intendeva Cady’s, che ancor oggi serve cibo e bevande nello stesso edificio. (Lovecraft sostenne che la taverna risaliva al 1683, ma questa invece è di almeno un secolo dopo.  Due secoli orsono sembra che la taverna di Hezekiah Cady, fosse un luogo pericoloso e non tranquillo secondo i parrocchiani.
Dopo pranzo Lovecraft e Eddy svoltarono a sinistra lungo Reynolds Road (Route 94), per raggiungere poco dopo la fattoria di James Reynolds.
Reynolds disse loro di prendere a destra alla biforcazione in cima alla collina. Se I due fossero andati invece a sinistra avrebbero raggiunto la Palude Oscura in meno di due miglia. Ma Reynolds stava facendo la cosa giusta inviandoli verso la fattoria di Ernest Law, dato che Law possedeva il terreno su cui sorgeva la Palude. Era suo diritto negare loro l’accesso, per la loro sicurezza.  Così com'era, Lovecraft fu colpito da Law. Come Lovecraft riferisce in una lettera che scrisse pochi giorni dopo, il geniale Law disse loro ciò che conosceva.
Il signor Law "ci ha informati che la Palude Oscura si trova nella lontana conca tra due delle colline che abbiamo visto".
Un po’ di confusione c’è ancora riguardo l’ultima casa in cui Lovecraft si fermò. Il presidente della Glocester Heritage Society, Edna Kent, esperta della storia della città, riferisce che si trattava di una casa sulla collina di fronte alla stazione di pesatura di cervi sulla Route 94. Questa casa oggi non esiste più, neppure le fondamenta e alcuni suoi vecchi legni marcescenti si stanno ormai trasformando in terreno ai margini di una radura.
Ma c’è anche un altro edificio a poca distanza da questo sito, ancor più vicino dalla Route 94, che secondo molti è stata la casa di Law. Gli atlanti del 1870 indicano che i Law vivessero in entrambe le case.
Lovecraft apprezzerebbe il grande seguito che ha oggi. I fan e gli appassionati vanno regolarmente in pellegrinaggio nei luoghi da lui frequentati. La Palude Oscura è uno di quelli in cima alla lista anche se forse Lovecraft non l’ha poi mai raggiunta o se lo ha fatto si è tenuto per sé cosa vi ha scoperto… 

lunedì 24 dicembre 2018

MAPPA DI ARKHAM


MAPPA DI ARKHAM


A quell'epoca le visite di Edward si fecero più frequenti, le sue allusioni più chiare e concrete. Racconti incredibili anche per un posto antico come Arkham, con una secolare tradizione di infestazioni e stregonerie: resoconti di oscuri riti e cupe esperienze.
—La Cosa sulla Soglia

Quale è il Sacro Graal dell’opera di H. P. Lovecraft? Le risposte potrebbero essere molteplici, in quanto molteplici sono gli scrigni e le rarità insite nei suoi racconti. Alcune sono andate irrimediabilmente perdute, altre per fortuna ci sono giunte quasi intonse. L’opera del Sognatore di Providence è pregna di rarità e una di queste si trova ben conservata alla Brown University Library di Providence, dove un foglio manoscritto ha in sé qualcosa di magico: la mappa, disegnata a mano dallo stesso Lovecraft, delle parti principali della sua favolosa e terrificante Arkham. “Map of the Principal Parts of Arkham, Massachusetts” (Box: 24, accession no: A54798 [45]).
La biblioteca ci informa che è stata redatta da Howard Phillips Lovecraft nei primi mesi del 1934 e che in una lettera a D. Wandrei del 28 marzo 1934 Lovecraft scrisse: «ultimamente ho realizzato una mappa di Arkham, così i riferimenti per le mie storie future saranno più precisi». La mappa fu pubblicata per la prima volta con il nome di “Map of Arkham” nella rivista The Acolyte, 1, No. 1 (inverno 1942).






Arkham sembra basata su Salem, vista la sua reputazione occulta. August Derleth, che ebbe l’unico merito di tramandare l’opera di Lovecraft, ma che è bene ribadirlo non lo conobbe mai di persona, scrisse: «Arkham... è il famoso e ben noto nome inventato da Lovecraft per la leggendaria Salem, nel Massachusetts, che ha usato nella sua straordinaria narrativa».
A dire la verità, leggendo le lettere e l’intero corpus di Lovecraft appare che Arkham fosse basata più su Danvers che su Salem, in quanto il Sognatore di Providence ben sapeva che i processi alle streghe furono fatti per quello che accadde a Danvers Village, quindi è probabile che Arkham fosse stata ispirata da Danvers.
Arkham la troviamo citata in tredici racconti:
“L’Immagine nella casa” (scritto nel 1920)
“Herbert West—Reanimator” (scritto tra 1921–22);
“L’Innominabile” (scritto nel 1923)
“La Chiave d’Argento” (scritto nel 1926)
“Il Colore venuto dallo spazio” (scritto nel 1927)
“L’Orrore di Dunwich” (scritto nel 1928)
“Colui che sussurrava nelle tenebre” (scritto nel 1930);
“Alle Montagne della Follia” (scritto nel 1931) Una delle navi si chiama Arkham
“La Maschera di Innsmouth” (scritto nel 1931)
“I Sogni nella casa della strega” (scritto nel 1932)
“Attraverso i cancelli della Chiave d’Argento” (scritto nel 1932–1933)
“La Cosa sulla soglia” (scritto nel 1933)
“L’ombra venuta dal tempo” (scritto tra 1934–1935)



Arkham è citata in tredici racconti, numero curioso ed esotericamente valente. Molto potrebbe dirsi su questa cittadina inventata, ma qui non ne abbiamo lo spazio, per ora ci sovviene un dubbio.
Sulla mappa tracciata da Lovecraft la via in basso e Lich St, o Ligh St?
Potrebbe essere Light St.?
Molte vecchie città avevano una strada con questo nome, un po’ come via Roma in Italia. Ma è anche vero che potrebbe proprio essere Lich street in quanto Lich è un termine oscuro che appartiene al mondo dei morti e che Lovecraft conosceva bene. Forse uno dei tanti giochi di parole di Lovecraft usare Lich al posto di Light. Curiosamente sulla mappa di Lovecraft di Arkham map, Lich St. corre lungo il cimitero di Parsonage St. fino a Peabody Ave.
Si sembra proprio un gioco di parole del Sognatore di Providence.