mercoledì 7 ottobre 2026



Cosa significa "lovecraftiano"?


"Lovecraftiano" descrive un orrore che non nasce da fantasmi o da mostri cattivi, ma dalla scoperta che l'universo è immenso, antico e a noi, totalmente indifferente, e soprattutto che la nostra mente è troppo piccola per afferrarlo. È l'orrore cosmico di H.P. Lovecraft (1890-1937). Per spiegarlo basta ricordare che  il 5 luglio 1927 scrisse a Farnsworth Wright, direttore di Weird Tales, che tutti i suoi racconti si fondano sulla premessa che leggi, interessi ed emozioni umane "non hanno validità né significato nel vasto cosmo".



Il filosofo Graham Harman, nel suo Weird Realism (2012), ha cercato di dare un nome preciso a questa sensazione. Secondo la sintesi di Sebastian Normandin, per Harman l'elemento essenziale è l'idea che la realtà sia più strana e più terrificante di quanto si possa comprendere e, a maggior ragione, descrivere (Normandin 2015, p. 314). Qui seguiamo Lovecraft racconto per racconto e vediamo se la tesi di  Harman  ci aiuta a capire meglio.

L'orrore cosmico: la paura dell'ignoto e l'indifferenza dell'universo
Lovecraft apre il saggio Supernatural Horror in Literature con una frase che è quasi una dichiarazione di poetica: l'emozione più antica e più forte dell'umanità è la paura, e la paura più antica e più forte è quella dell'ignoto. Il suo colpo di genio è spostare l'ignoto dal buio del bosco al buio del cosmo.
Il tempo è il primo strumento. Nel suo mito tutta la storia umana, e l'esistenza stessa della nostra specie, è un bagliore in un universo freddo, eterno e indifferente (Normandin 2015, p. 314). Non c'è un cattivo da sconfiggere: c'è solo la scala, e noi che non contiamo.
Harman afferma ci sono filosofi che vedono unità e armonia ovunque, come Anassimene, per cui tutto era acqua, e altri che vedono lacune e fratture nel reale. Lovecraft sta con i secondi: nessun altro scrittore, dice Harman, è così spiazzato dal divario tra gli oggetti e le qualità che possiedono (Harman 2012, p. 3).

Il richiamo di Cthulhu: l'isola placida dell'ignoranza
"Il richiamo di Cthulhu" (The Call of Cthulhu) fu scritto nell'estate del 1926 e uscì su Weird Tales nel febbraio 1928. Il racconto si apre con un paragrafo che dice tutto: la cosa più misericordiosa al mondo è l'incapacità della mente umana di mettere in relazione tutti i suoi contenuti; viviamo su una placida isola di ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito, e non era previsto che ci spingessimo troppo lontano. Quando le scienze metteranno insieme le loro conoscenze si apriranno visioni così terrificanti della realtà che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale verso la pace e la sicurezza di una nuova età oscura.

Il racconto è la messa in scena di questa frase. Si divide in tre capitoli o parti, The Horror in Clay, The Tale of Inspector Legrasse e The Madness from the Sea, e il narratore ricostruisce un puzzle partendo dalle carte di un anziano professore, suo prozio: una scultura, un'indagine di polizia su un culto, il manoscritto di un marinaio. Ogni pezzo, da solo, è quasi innocuo. È il metterli insieme a diventare insopportabile.
Normandin considera questo incipit uno dei passi più rivelatori di Lovecraft e ricorda che, come nota Harman, molti narratori vivono proprio su quell'isola, più rigidamente razionali e increduli del lettore (2015, p. 316). La realtà strana, aggiunge, ci è in gran parte nascosta dalle nostre percezioni banali (p. 315).

Geometrie impossibili: lo spazio che non torna
Lovecraft non attacca solo il tempo, ma anche lo spazio. Nel racconto lo scultore Wilcox, che sogna la città sommersa, dice che la geometria del luogo sognato è anormale, non euclidea, con un ripugnante sentore di sfere e dimensioni diverse dalle nostre. Più avanti un marinaio senza istruzione, Johansen, prova la stessa cosa davanti alla realtà: quando parla della città non descrive edifici precisi, ma impressioni di enormi angoli e superfici di pietra. Lovecraft stesso commenta che, senza sapere cosa sia il futurismo, Johansen ci va molto vicino. E in mezzo compare perfino un angolo acuto che si comporta come se fosse ottuso: per Normandin, la possibilità di una geometria oltre la geometria (2015, p. 315).
Qui Harman individua uno dei tratti più lovecraftiani: gli attacchi vaghi e ripetuti ai presupposti dello spazio tridimensionale, perché nulla è più minaccioso dell'idea che qualcosa sia "tutto sbagliato" nei contorni su cui basiamo  pensiero e azione umana (p. 71). Lo battezza "cubismo letterario": una descrizione fatta di scorci, allusioni e frammenti che non combaciano (p. 234). Il paragone con il futurismo che Lovecraft usa per Johansen è d'epoca, ma l'intuizione è la stessa.


L'idolo e la Cosa: il mostro che non si lascia descrivere
Quando Lovecraft deve mostrarci Cthulhu, fa una cosa sorprendente: non lo mostra. La statuetta viene descritta quasi con imbarazzo. Il narratore dice che la sua fantasia, piuttosto esuberante, vi vide insieme un polpo, un drago e una caricatura umana, e che dirlo non tradisce lo spirito della cosa; ma a renderla spaventosa era il profilo generale dell'insieme (parafrasi mia). E quando la creatura compare davvero, il narratore si arrende: la Cosa non si può descrivere, non esiste linguaggio per simili abissi di urlante e immemorabile follia.
Harman parte da qui per dire una cosa che cambia il modo di leggere. Polpo, drago e caricatura umana non sono una semplice chimera, come nelle rappresentazioni stereotipate di Cthulhu: sono solo un contorno generale, che non si fissa mai in un oggetto sensibile davvero palpabile (p. 237). È il gesto lovecraftiano per eccellenza: si elencano delle qualità e subito dopo si dichiara che non bastano a spiegare. Altrove, spiega Harman, Lovecraft spezza l'oggetto in qualità sparse che non si ricompongono (p. 241), come nei frammenti cubisti visti sopra. In entrambi i casi il mostro resta più grande di ciò che ne riusciamo a descrivere.

Narratori, scienza e sogno: perché i protagonisti arrivano sempre tardi
Nei racconti di Lovecraft i protagonisti sono quasi sempre uomini di scienza, come studiosi, professori e investigatori, che arrivano alla verità dopo gli altri. Harman lo dice chiaro: i narratori sono più rigidi, increduli e ottusi del lettore, e finiscono per raggiungerlo con esiti tragicomici (Normandin 2015, p. 316).
La stessa dinamica smonta l'opposizione tra scienza e superstizione. Secondo la lettura di Normandin, i narratori scientifici percorrono un cammino parallelo a quello di mistici e occultisti, e la scienza è solo un modo più lento di cogliere frammenti di cosmo: le intuizioni istintive vanno più veloci di quelle razionali, e gli sguardi più veri sul reale arrivano dai sogni e dall'inconscio (p. 316). Ne "Il richiamo di Cthulhu" lo scultore Wilcox, dal temperamento irrequieto, sogna una città che non ha mai visto e ne scolpisce il bassorilievo, mentre i razionali avranno bisogno di tre parti di prove.

Meno è meglio: Lovecraft quando allude, e quando smette
Harman non è un tifoso cieco. Analizzando "L'ombra fuori dal tempo" (The Shadow Out of Time, 1936), racconto tardivo, nota un po' di ripetitività e un calo di scintilla stilistica: il tono si fa più diretto ed esplicito e perde il contatto con l'essenza del lovecraftiano (Normandin 2015, p. 316). La regola che ne ricava è semplice: Lovecraft dà il meglio quando allude, non quando dichiara a chiare lettere o snocciola elenchi piatti (p. 223).
È la stessa lezione dell'idolo di Cthulhu e di Johansen: il profilo spaventa più del catalogo dei dettagli. Per chi scrive horror, e per chi vuole leggere Lovecraft con occhi nuovi, è forse il consiglio più prezioso.


Lovecraft e la filosofia contemporanea
Perché un autore pulp, morto nel 1937 in povertà e quasi sconosciuto all'epoca ha avuto questo successo post mortem? Perchè è il padre dell'Horror moderno, di Stephen King e di molti altri scrittori? Perchè su di lui hanno suonato varie rock band come i Metallica e soprattutto perchè interessa oggi ai filosofi? Nel 2005 la Library of America gli ha dedicato un volume ed è entrato nel canone letterario classico. Secondo la presentazione editoriale di Weird Realism, il suo peso sulla filosofia è cresciuto per oltre un decennio: lo sostenne per primo Nick Land a Warwick negli anni Novanta, e poi tutti e quattro i membri originari del Realismo Speculativo ne furono affascinati.
Harman, che appartiene a quella corrente, lo usa per illustrare quella che, con un orrendo acronimo potremmo definire OOO (l'ontologia orientata agli oggetti): una filosofia che sposta lo sguardo dal rapporto mente-oggetto a quello tra oggetti, dove la mente è solo un oggetto fra tanti (Stefans 2013). Nel suo quadro Lovecraft offre una specie di "ontografia", un modo di descrivere l'interazione tra gli oggetti e le loro qualità (Normandin 2015, p. 316). Viviamo in un mondo pieno di "lacune", di buchi neri creati dal fatto che non abbiamo accesso agli oggetti reali sotto la percezione. Può essere un limite frustrante, ma se il paradigma lovecraftiano regge, la nostra ignoranza è una benedizione sotto mentite spoglie (p. 318).

Una lettura, non l'unica
Secondo la recensione di Ezra Claverie, per Harman ciò che rende speciale Lovecraft è l'epistemologia dei suoi narratori, più che il Mito di alieni e libri arcani, che Claverie definisce semi-coerente. Lo stesso Claverie considera il volume l'analisi più approfondita dello stile di Lovecraft mai pubblicata in inglese (2014). È una scelta interpretativa netta, e chi ama il Mito di Cthulhu fa bene a metterla a confronto con altre letture.

Domande frequenti su Lovecraft e l'orrore cosmico

Cosa significa "lovecraftiano"?
Descrive un orrore che nasce dall'immensità e dall'indifferenza dell'universo, più che da mostri o fantasmi, e dall'incapacità della mente umana di comprenderlo. Lo stesso Lovecraft scrisse che nei suoi racconti le leggi e le emozioni umane non hanno significato nel vasto cosmo.

Cos'è l'orrore cosmico?
È la paura che nasce dalla scoperta di un universo immenso, antico e indifferente all'uomo. Lovecraft la costruisce su un'idea dichiarata all'inizio di Supernatural Horror in Literature: la paura più antica e più forte è quella dell'ignoto.

Di cosa parla Il richiamo di Cthulhu?
Un narratore ricostruisce un puzzle dalle carte di un professore, suo prozio: la scultura di un giovane dai sogni strani, l'indagine di un ispettore su un culto e il manoscritto di un marinaio. Tutto punta a Cthulhu, creatura addormentata nella città sommersa di R'lyeh.

Quando è stato pubblicato Il richiamo di Cthulhu?
Lovecraft lo scrisse nell'estate del 1926 e uscì su Weird Tales nel febbraio 1928.

Cosa c'entra Graham Harman con Lovecraft?
Harman è un filosofo del Realismo Speculativo che, nel libro Weird Realism (2012), legge Lovecraft come lo scrittore delle lacune tra gli oggetti e le loro qualità. Quando uscì il libro insegnava filosofia all'American University in Cairo.

Da quali racconti conviene partire?
Da "Il richiamo di Cthulhu", poi "Alle montagne della follia" e "L'ombra fuori dal tempo": sono tra i testi su cui Harman costruisce la sua analisi.