Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Attraverso i cancelli della chiave d'argento. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Attraverso i cancelli della chiave d'argento. Ordina per data Mostra tutti i post

giovedì 31 ottobre 2024

 Digital Twin e i Presagi Lovecraftiani

Una Visione Oltre il Tempo








Oggi si parla tanto del Digital Twin, una replica virtuale di oggetti fisici usata nei settori industriali, un qualcosa di fantascientifico decisamente lontano dall'universo oscuro e cosmico di H. P. Lovecraft, eppure, rileggendo i suoi testi si possono rivelare presagi inquietanti. Se Lovecraft avesse trattato di questo concetto, probabilmente lo avrebbe descritto non come una tecnologia efficiente, ma come un ponte tra il nostro mondo e piani di realtà inconcepibili, dove le leggi della fisica e della ragione umana vengono sovvertite.

Cos'è un Digital Twin?
Il Digital Twin è un modello virtuale di un oggetto, sistema o processo fisico, che viene continuamente aggiornato con i dati del suo corrispondente fisico. Usato nell'industria manifatturiera, nei trasporti e nella logistica, questo concetto consente una gestione più efficiente delle risorse, simulando vari scenari e migliorando le prestazioni.

Ma sotto questa facciata di progresso, Lovecraft avrebbe probabilmente intravisto  un pericolo nascosto: la capacità di creare repliche non solo accurate, ma potenzialmente "viventi", secondo leggi e regole non ancora comprese dall'intelletto umano. In fondo, il suo universo è popolato da entità che sfidano la percezione umana del tempo, dello spazio e della realtà.

Il Legame Lovecraftiano: Duplicazione e Realtà Alternativa
Nel corpus lovecraftiano troviamo alcuni concetti che possono essere letti come presagi di una tecnologia come il Digital Twin. Sebbene Lovecraft non scrivesse di repliche digitali, il tema della duplicazione e dell'interazione con realtà alternative è onnipresente nella sua opera:

"Il Colore venuto dallo Spazio" (1927)
In questo racconto, una meteora porta con sé una strana forma di vita che altera la realtà fisica di tutto ciò che tocca. Non crea una replica di ciò che esiste, ma lo trasforma in modo alieno. Se applicato al concetto di Digital Twin, Lovecraft avrebbe visto in questa tecnologia la potenzialità di portare realtà alternative, che sembrano copie fedeli, ma in realtà corrotte o alterate da forze ignote.
"Qualcosa in quella meteora ha cambiato la terra, l'aria e l'acqua intorno alla fattoria. Il mondo che conosciamo non ha più leggi qui."

Qui Lovecraft esplora la fusione tra due razze, quella umana e quella degli Abitatori del Profondo. Sebbene non si tratti di una replica tecnologica, c'è l'idea della duplicazione e fusione tra esseri apparentemente identici. Lovecraft potrebbe aver visto il Digital Twin come la manifestazione di una connessione tra la realtà umana e una dimensione altra, una copia che lentamente si evolve in qualcosa di incomprensibile.
"Gli abitatori del mare erano ormai una parte di me... Il riflesso che vedevo nello specchio non era il mio."

Qui troviamo un esempio di un personaggio che, esplorando l'universo, si duplica in molteplici forme e realtà simultaneamente. Il protagonista, Randolph Carter, diventa un’entità che esiste su diversi piani, un vero e proprio "gemello digitale" ma su scala cosmica. Ogni sua versione è collegata alle altre, un concetto che anticipa il modo in cui i Digital Twin replicano e interagiscono continuamente con il mondo fisico.
 "E attraverso i cancelli della chiave d'argento, il mio io non era più uno solo, ma molti, estendendosi attraverso i mondi."

In questo racconto, un artista crea dipinti talmente realistici da confondere il confine tra la realtà e l’orrore raffigurato. Potremmo vedere qui un'allusione a come una replica virtuale può diventare indistinguibile dall'originale, suscitando l'inquietante domanda: cosa accade quando la copia digitale supera l'originale?
"Non dipingeva quello che vedeva, ma ciò che giaceva nascosto dietro la percezione normale. Qualcosa di più vero del vero."

I Pericoli della Simulazione 
Una Visione Lovecraftiana del Futuro



Se Lovecraft fosse vissuto nell'era dei Digital Twin, avrebbe sicuramente trovato inquietante la capacità di replicare perfettamente la realtà. Nella sua visione, queste repliche non sarebbero rimaste semplici copie inerti; sarebbero state contaminate da forze oscure. In un mondo lovecraftiano, un Digital Twin potrebbe essere una porta d'accesso per entità aliene e potenze cosmiche oltre la nostra comprensione, pronte a sfruttare la nostra arroganza tecnologica per manifestarsi nel nostro mondo.

Nelle sue storie , Lovecraft spesso avverte che la conoscenza proibita porta inevitabilmente alla follia o alla distruzione. Il Digital Twin, per quanto innovativo, potrebbe rappresentare, in questo contesto, un incubo di replicazione incontrollata, dove la distinzione tra reale e virtuale si dissolve, aprendo la strada a forze distruttive.


Cilindri mentali e Digital Twin
Gli Yithiani, o Grandi Razziatori del Tempo, sono figure centrali nel racconto di H.P. Lovecraft "L’Ombra Venuta dal Tempo" (1936). In questa storia, gli Yithiani utilizzano una tecnologia aliena che consente loro di trasferire le coscienze tra corpi diversi attraverso il tempo. Tuttavia, il collegamento più interessante riguarda i cilindri mentali, dispositivi in cui conservano i cervelli delle creature conquistate per continuare a usarne l’intelligenza e la memoria. Questi cilindri contengono un insieme di conoscenze e coscienze in attesa di essere "riattivati", il che li rende un interessante precursore del concetto moderno di Digital Twin.

Il Concetto dei Cilindri Mentali e i Digital Twin
Il Digital Twin è una replica virtuale di un sistema fisico, continuamente aggiornata e in grado di simulare il comportamento del suo corrispettivo reale. Nel contesto dei cilindri mentali degli Yithiani, possiamo vedere una somiglianza concettuale: gli Yithiani immagazzinano le informazioni mentali di creature estinte o di coloro che vogliono usare come contenitori per esperienze future. Questi cervelli possono essere riattivati in seguito, come se fossero una "replica" che contiene non solo la conoscenza ma anche la coscienza e l'identità della creatura originale.
In questo senso, i cilindri mentali rappresentano una forma di digitalizzazione ante litteram della mente e della memoria. Proprio come un Digital Twin conserva e simula un sistema fisico per fini di analisi e previsione, i cilindri degli Yithiani conservano e proteggono la mente per un eventuale uso futuro. La loro tecnologia, quindi, anticipa una forma di replicazione della coscienza molto simile al concetto di duplicazione virtuale odierna.

Il Terrore di Lovecraft per la Conservazione della Coscienza
Dal punto di vista di Lovecraft, questo atto di conservazione cerebrale non è affatto positivo. I cilindri mentali rappresentano l'orrore della perdita dell'identità individuale e l'interferenza con le leggi naturali del tempo e dello spazio. La possibilità di trasferire o replicare la coscienza è sempre presentata come una violazione innaturale dell'ordine cosmico, in linea con la sua filosofia nichilista e cosmica. Per Lovecraft, la conservazione mentale negli Yithiani è un modo per controllare e dominare altre specie, non per arricchire la conoscenza. Gli si può dar torto?

In "L’Ombra Venuta dal Tempo", ad esempio, il protagonista si trova vittima di questo trasferimento di coscienza e scopre con orrore che la sua mente è stata temporaneamente "scambiata" con quella di un’entità Yithiana in un'epoca remota. Anche la possibilità che la mente possa essere separata dal corpo, immagazzinata e riutilizzata sfida l'idea stessa di continuità e identità umana, elementi che Lovecraft vedeva come precari e soggetti a forze cosmiche più grandi.

Presagi di Digital Twin negli Scritti di Lovecraft
Pur non essendo un concetto tecnologico, i Cilindri Mentali possono essere visti come un archetipo primordiale di ciò che oggi chiamiamo Digital Twin. In entrambi i casi, si ha la creazione di una "copia" o "replica" di un'entità fisica (in questo caso, la mente) che può essere studiata, controllata o riattivata. Per Lovecraft, questo solleva domande angoscianti su cosa significhi essere umani, e su quanto il confine tra il fisico e il virtuale (o tra mente e corpo) possa essere sfumato.
Queste idee suggeriscono che, come il Digital Twin, anche i cilindri degli Yithiani non siano semplici strumenti neutri, ma veicoli per l'esplorazione di nuove dimensioni e tempi, che potrebbero sfuggire al controllo di chi li ha creati. Lovecraft, ossessionato dalle forze aliene e cosmiche che minano l'illusione della centralità dell'uomo nell'universo, avrebbe probabilmente visto l'odierna tecnologia del Digital Twin come un ulteriore passo verso la perdita di controllo dell'umanità sul proprio destino.


"La cosa dentro di me si era impadronita della mia coscienza, e i miei pensieri non mi appartenevano più. Eppure, c'era un'inquietante familiarità nella mia condizione attuale: come se fosse stato già pianificato, una replica perfetta che esisteva fuori dal tempo."
In questo passaggio, il protagonista riflette sul suo stato di alienazione dopo lo scambio mentale con un Yithiano, che anticipa il terrore di avere una "replica" della propria coscienza gestita da forze aliene.

"L'Ombra su Innsmouth" (1931)
"Gli Innsmouthiani non erano esseri di questa Terra... Erano copie, proiezioni di esseri più antichi e alieni, portati qui per fini che sfuggivano alla nostra comprensione."
Anche qui possiamo vedere una possibile metafora per la replica e la conservazione di entità attraverso piani di esistenza diversi, che richiama l'idea del Digital Twin.


Riferimenti Bibliografici
Lovecraft, H.P. L’Ombra Venuta dal Tempo, Weird Tales, 1936.
Lovecraft, H.P. L'Ombra su Innsmouth, Visionary Publishing Company, 1931.
Lovecraft, H.P. Il Colore venuto dallo Spazio, 1927.
Lovecraft, H.P. L'Ombra su Innsmouth, 1931.
Lovecraft, H.P. Attraverso i cancelli della chiave d'argento, 1934.
Lovecraft, H.P. Il modello di Pickman, 1927.

mercoledì 29 maggio 2019



Lovecraft & Venere


H.P. Lovecraft menziona il pianeta che prende il nome dalla dea romana della bellezza molte volte nei suoi racconti.
Nel racconto “Il Caso di Charles Dexter Ward” (The Case of Charles Dexter Ward) scritto nel 1927, il romanzo venne pubblicato solo postumo, in versione abbreviata in due puntate, sulla rivista Weird Tales, nel maggio e luglio del 1941. Nel racconto ambientato quasi tutto a Providence Lovecraft menziona brevemente Mr. Benjamin West, uno studioso e un fine pensatore che è noto per il suo lavoro sul tardo transito di Venere. Cioè di quanto il pianeta è passato tra la terra e il Sole. Quando appare come un piccolo punto nero che lentamente passa sulla superficie del Sole.

Nel racconto “L’ombra venuta dal tempo” (The Shadow Out of Time) scritto tra il novembre 1934 e il febbraio 1935, fu pubblicato per la prima volta nel giugno 1936 sulla rivista fantascientifica Astounding Stories, vediamo come la mente di Nathaniel Wingate Peaslee abita uno degli esseri a forma di cono e apprende che numerose entità aliene popolano la Terra e il sistema solare. Degli studi di Peaslee Lovecraft cita brevemente: “una mente dal pianeta che noi conosciamo come Venere, che avrebbe vissuto incalcolabili epoche ancora….”. 

Venere è anche menzionata ne “Il Diario di Alonzo Typer” (The Diary of Alonzo Typer) che scrisse per il misterioso William Lumley (non Brian Lumley).  Scritto nell'ottobre del 1935, il racconto fu pubblicato per la prima volta a firma di Lumley nel numero di febbraio del 1938 della rivista Weird Tales. Nel racconto Alonzo Typer sta indagando su strani avvenimenti accaduti nella casa di van der Heyls nello stato di New York come riportato da H.P. Lovecraft Encyclopedia; di S.T. Joshi e David E. Schultz, 2001.  Quando Typer legge un manoscritto di Claes van der Heyl,scopre un riferimento legato al Libro di Dzyan che recita, “…i signori di Venere giunsero dallo spazio nelle loro navi per civilizzare il nostro pianeta.” Questa è l’unico riferimento nelle storie del Sognatore di Providence e potrebbe indicare il pensiero del misterioso Mr. Lumley riguardo i concetti presenti nel Libro di Dzyan. Da notare che il “Libro delle Cose Proibite” e “I sette segni perduti del terrore” e la misteriosa città di Yian-Ho erano idee del misterioso Lumley come ricordano Joshi e Schultz in H.P. Lovecraft Encyclopedia.

L'ultima storia del Sognatore di Providence che accenna a Venere, e anzi in effetti si svolge tutto sul pianeta Venere, è “Tra le Mura di Eryx” (In the Walls of Eryx) del 1936 ma pubblicata solo due anni dopo la sua morte, scritta insieme a Kenneth Sterling. Nel racconto viene descritto un ecosistema alieno completo, che comprende fiori carnivori, guerrieri akmani e skorah, oltre ai volanti tukah. Tuttavia, la razza dominante su Venere sono gli uomini lucertola, che sembrano adorare i cristalli di Venere, che l'umanità giunta sin lì estrae come fonte di energia sia sulla Terra che su Venere. Questa è l’unica storia di H. P. Lovecraft che si svolge interamente su un pianeta che non è la Terra.






Robert M. Price, studioso ortodosso di Lovecraft scrisse un articolo riguardo l’origine dei Signori di Venere dal titolo “Lovecraft’s Use of Theosophy”. Nell’articolo prende in esame l’enigmatica citazione di Lovecraft riguardo i Signori di Venere. “Sono quasi alla fine della questione Dzyan-Shamballah. Il suo scopo cosmisco — Signori di Venere, e tutto quello che — suona così speciale ed empatico per me!” (Selected Letters, vol. IV, p. 153. Lovecraft come si vede li cita insieme al Libro di Dzyan e alla città perduta di Shamballah. Nella lettera, indirizzata al suo amico scrittore Smith, afferma che il linguaggio Senzar in cui era scritto il libro di Dzyan “fu portato sulla Terra da… I Signori di Venere.” Nel racconto “Il Diario di Alonzo Typer”, aggiunge che il Libro di Dzyan “era vecchio quando i Signori di Venere giusnero dallo spazio con le loro navi per civilizzare il nostro pianeta.” Ma se già tutto questo è curioso e interessante notare che Price nel suo articolo aggiunge che: “Attraverso i Cancelli della Chiave d’Argento” (Through the Gates of the Silver Key) riscritto da ‘Lord of Illusions’ di E. Hoffmann Price, che lo introdusse alla questione Dzyan-Shamballah, si legge che “I Figli della Nebbia del Fuoco giunsero sulla Terra per insegnare l’Antica Sapienza all’uomo.” E che questi figli della Nebbia del Fuoco corrispondono secondo R. Price ai “Signori di Venere” e nel suo articolo Price lo spiega nel dettaglio.
“La dottrina cosmologica di base della Teosofia è che la storia universale può essere divisa in una serie infinita di manvantara, o di eoni cosmico-evoluzionari, separati da pralaya, o periodi di dormienza lunghi un secolo. All'inizio di ogni manvantara, l'Essere stesso (Brahman), simboleggiato come Fuoco Primordiale, inizia a differenziarsi in esseri individuali. Il primo di questi sono sette divinità solari, chiamate anche "Figli della Nebbia di Fuoco" a causa della loro immediata derivazione da esso.” Scrive Price citando la Dottrina Segreta vol. 1, p. 86 della Blatvaskj. Il termine si riferisce anche a un gruppo di esseri semidivini e semi umani che incarnano queste entità sulla Terra. “Sono le guide della prima umanità ed è attraverso questi "Figli di Dio" che l'umanità primordiale ha ottenuto le sue prime nozioni di tutte le arti e le scienze, oltre che della conoscenza spirituale” dice la Blatvaski “Furono loro a impartire agli uomini i più bizzarri segreti della natura e rivelare loro l'ineffabile e la parola perduta” (Dottrina Segreta vol. 2, p. 220) e secondo Price questa è senza dubbio “l’Antica Sapienza” menzionata da Lovecraft. Price si spinge oltre e nel suo articolo mette in relazione il testo di Scott-Elliot La Storia di Atlantide e la Perduta Lemuria, in cui le prime guide dell’umanità giunsero qui da Venere perchè Venere era più evoluta. Price scrive: “infatti la vita umanoide sulla Terra era (su Lemuria, per essere precisi) era appena senziente. I Signori di Venere della Nebbia di Fuoco insegnarono all’umanità all’inizio prendendo possesso dei loro corpi, e quando loro avevano imparato, entrarono con la loro intelligenza dando così a loro il tempo di svilupparne una per conto loro attraverso un Lamarckianesimo metafisico.”
Price riporta quanto scrive Scott-Elliot a pag 107 spiegando che i Signori di Venere erano in grado di farlo dati i loro poteri eccezionali di trasferire le proprie coscienze da Venere alla Terra. “Le astronavi sono un’aggiunta di Lovecraft, visto che i Signori Di Venere della Teosofia non ne avevano bisogno.” Conclude Price anche se è possibile che Venere sia stata un tempo come l’ha descritta Lovecraft, prima che l'effetto serra impazzisse. Forse durante il tempo degli Yith? Forse qualche terribile esperimento dei nativi è andato storto, così i Signori di Venere sono venuti sulla Terra con le loro astronavi?

In ogni modo leggendo queste righe balza alla mente che l’idea di Scott-Elliot della proiezione mentale attraverso lo spazio dei Signori di Venere possa essere stata usata da Lovecraft per La Grande Razza di Yith. Che appare in “L’ombra venuta dal Tempo” essi proiettavano le loro menti attraverso lo spazio e il tempo per ‘abitare’ le cose a forma di cono dell’Australia preistorica proprio come i Signori di Venere teosofici facevano con i ripugnanti lemuriani all’inizio. Price infatti cita una lettera in cui  Lovecraft scrive, “alcuni di questi suggerimenti su . . . i mostri senza forma dell’arcaica Lemuria sono davevro pregni di suggestioni fantastiche. . . .” e come Price fa notare Lovecraft spiega da dove li ha presi “Quanto ho letto è La Storia di Atlantide e della Perduta Lemuria. . .” Price aggiunge che Lovecraft deve per forza aver letto la pagina 87 del libro di Scott-Elliot dove cita: “Un po' prima della metà del periodo Lemuriano. . . il gigantesco corpo gelatinoso cominciò lentamente a solidificarsi. . .” Così l'idea di “L’Ombra venuta dal tempo” di intelletti avanzati dallo spazio esterno che si teletrasportano sulla terra per abitare corpi primitivi, giganteschi e gommosi sembra derivare dalla lettura di Scott-Elliot. Fornisce anche un suggerimento abbastanza chiaro in questa direzione in quella stessa storia. Mentre il narratore studia antichi testi per ricostruire la storia della Grande Razza, nota che “alcuni dei miti avevano legami significativi con altre leggende incerte del mondo preumano, specialmente con quelle storie indù che coinvolgono stupefacenti abissi di tempo e che formano parte della tradizione dei teosofi moderni.”

Davvero interessante l’articolo di Price anche se un po’ ostico, che ci si creda o no poco importa è solo un’altra splendida pagina di studio sull’opera di uno scrittore che non è solo uno scrittore. Bisogna stare attenti alle traduzioni in quanto la citazione di “Attraverso i Cancelli della Chiave d’Argento” a volte non appare “I Figli della Nebbia di Fuoco” ma “gli Alati”, in altre versioni sì. E così il collegamento con Venere si perde.
Ma quanto sarebbe stato se bello avesse vissuto di più e avesse cominciato a scrivere molte più storie di fantascienza interplanetaria? Forse sarebbe evoluto in quella direzione in quanto “Tra le Mura di Eryx” è davvero un diamante prezioso carico di nozioni e di sottigliezze come di giri di parole in quanto parla di Farnoth-flies, terribili mosche di Venere che in realtà era l’editore mediocre Farnsworth Wright di Weird Tales o degli Ugrats- Hugo the Rat (che in realtà è Hugo Gernsback pessimo editore di Wonder Stories) e così via.
Insomma se H.P. Lovecraft fosse vissuto di più sono certo avrebbe creato strani cilici pre-umani ben oltre il nostro sistema solare.


lunedì 24 dicembre 2018

MAPPA DI ARKHAM


MAPPA DI ARKHAM


A quell'epoca le visite di Edward si fecero più frequenti, le sue allusioni più chiare e concrete. Racconti incredibili anche per un posto antico come Arkham, con una secolare tradizione di infestazioni e stregonerie: resoconti di oscuri riti e cupe esperienze.
—La Cosa sulla Soglia

Quale è il Sacro Graal dell’opera di H. P. Lovecraft? Le risposte potrebbero essere molteplici, in quanto molteplici sono gli scrigni e le rarità insite nei suoi racconti. Alcune sono andate irrimediabilmente perdute, altre per fortuna ci sono giunte quasi intonse. L’opera del Sognatore di Providence è pregna di rarità e una di queste si trova ben conservata alla Brown University Library di Providence, dove un foglio manoscritto ha in sé qualcosa di magico: la mappa, disegnata a mano dallo stesso Lovecraft, delle parti principali della sua favolosa e terrificante Arkham. “Map of the Principal Parts of Arkham, Massachusetts” (Box: 24, accession no: A54798 [45]).
La biblioteca ci informa che è stata redatta da Howard Phillips Lovecraft nei primi mesi del 1934 e che in una lettera a D. Wandrei del 28 marzo 1934 Lovecraft scrisse: «ultimamente ho realizzato una mappa di Arkham, così i riferimenti per le mie storie future saranno più precisi». La mappa fu pubblicata per la prima volta con il nome di “Map of Arkham” nella rivista The Acolyte, 1, No. 1 (inverno 1942).






Arkham sembra basata su Salem, vista la sua reputazione occulta. August Derleth, che ebbe l’unico merito di tramandare l’opera di Lovecraft, ma che è bene ribadirlo non lo conobbe mai di persona, scrisse: «Arkham... è il famoso e ben noto nome inventato da Lovecraft per la leggendaria Salem, nel Massachusetts, che ha usato nella sua straordinaria narrativa».
A dire la verità, leggendo le lettere e l’intero corpus di Lovecraft appare che Arkham fosse basata più su Danvers che su Salem, in quanto il Sognatore di Providence ben sapeva che i processi alle streghe furono fatti per quello che accadde a Danvers Village, quindi è probabile che Arkham fosse stata ispirata da Danvers.
Arkham la troviamo citata in tredici racconti:
“L’Immagine nella casa” (scritto nel 1920)
“Herbert West—Reanimator” (scritto tra 1921–22);
“L’Innominabile” (scritto nel 1923)
“La Chiave d’Argento” (scritto nel 1926)
“Il Colore venuto dallo spazio” (scritto nel 1927)
“L’Orrore di Dunwich” (scritto nel 1928)
“Colui che sussurrava nelle tenebre” (scritto nel 1930);
“Alle Montagne della Follia” (scritto nel 1931) Una delle navi si chiama Arkham
“La Maschera di Innsmouth” (scritto nel 1931)
“I Sogni nella casa della strega” (scritto nel 1932)
“Attraverso i cancelli della Chiave d’Argento” (scritto nel 1932–1933)
“La Cosa sulla soglia” (scritto nel 1933)
“L’ombra venuta dal tempo” (scritto tra 1934–1935)



Arkham è citata in tredici racconti, numero curioso ed esotericamente valente. Molto potrebbe dirsi su questa cittadina inventata, ma qui non ne abbiamo lo spazio, per ora ci sovviene un dubbio.
Sulla mappa tracciata da Lovecraft la via in basso e Lich St, o Ligh St?
Potrebbe essere Light St.?
Molte vecchie città avevano una strada con questo nome, un po’ come via Roma in Italia. Ma è anche vero che potrebbe proprio essere Lich street in quanto Lich è un termine oscuro che appartiene al mondo dei morti e che Lovecraft conosceva bene. Forse uno dei tanti giochi di parole di Lovecraft usare Lich al posto di Light. Curiosamente sulla mappa di Lovecraft di Arkham map, Lich St. corre lungo il cimitero di Parsonage St. fino a Peabody Ave.
Si sembra proprio un gioco di parole del Sognatore di Providence.