sabato 28 marzo 2020


H. P. LOVECRAFT ERA UNA SPIA?


È davvero possibile che Howard Phillips Lovecraft, il padre di Cthulhu fosse anche una spia? Sembra davvero assurdo anche solo formulare la domanda eppure ci sono molti romanzieri che lo sostengono. Su tutti il discusso scrittore Peter Levenda e la sua trilogia The Lovecraft Code, Dunwich e Starry Wisdom, ma perfino qualche studioso della vita di H. P. Lovecraft non esclude del tutto questa ipotesi. È difficile crederlo ma senza dubbio, se HPL è mai stato una spia, è difficile che lo sia stato tra il 1923 e il 1926 insieme ad Harry Houdini. Più probabile che se mai sia esistito un Lovecraft agente segreto ciò sia accaduto nel 1917.

Kenneth W Faig, Jr, nel suo interessante articolo “The Unknown Lovecraft I: Political Operative”, Crypt of Cthulhu 103, Vol. 19, 1999 scrive che nel 1948 un articolo intitolato “Fond Memories that Linger On” apparso su The Fossil, nel gennaio del 1948 scritto da un certo Michael White affermava  che Lovecraft aveva collaborato con un agente segreto inglese per esacerbare un enclave di attivisti irlandesi.
Di quale episodio si sta parlando?
Sappiamo che H.P. Lovecraft presentò la United Amateur Press Association in un club letterario di Boston nel 1917 e questo Micheal White era tra il pubblico. White nel suo articolo del 1948 affermò che Lovecraft ben conosceva DeMarest Lloyd, un agente segreto inglese che aveva il suo quartier generale proprio in quel di Boston. “DeMarest era molto dentro la questione irlandese e quanto lui fece per denaro, Lovecraft lo fece per convinzione” scrive ancora White nel suo articolo. Lovecraft era decisamente schierato dalla parte dei Britannici ma faceva un’eccezione per quel che riguardava Lord Dunsany. A quel tempo non sapeva, e probabilmente non lo scoprì mai che Dunsany era molto vicino ai ribelli irlandesi e all’Ira.

Oggi controllare le fonti dell’articolo del 1948 di Micheal White è decisamente impossibile, almeno per me. Quello che sappiamo con certezza è che questo incontro ci fu ma non sappiamo quale fosse il club letterario in questione in cui Lovecraft e l’agente segreto britannico DeMarest Loyd si incontravano.

Quale fosse il loro rapporto è oscuro, come è giusto che sia per agenti segreti—potrebbe dire qualcuno. Quello che sappiamo e che Lovecraft, che era dalla parte dei britannici nella questione irlandese, aveva anche molti amici irlandesi.
I personaggi di questa vicenda incerta e misteriosa vicenda di spie e intrighi sono:
Michael White nato in Irlanda il 7 settembre 1884, leggermente più grande di Lovecraft fece vari lavori tra cui il cuoco prima di entrare nel campo del giornalismo e dare una grossa spinta ai giornali amatoriali in quel di Boston. Conobbe la Miniter tramite Lovecraft e scrisse con Paul W. Cook In Memoriam: Jennie E.T. Dowe nel 21 proprio per la madre della Miniter che conosceva e frequentava in quel di Wilbrahm. Tutti e tre erano appassionati di letteratura irlandese. Ecco che quindi White non era un signor nessuno e ben conosceva l’ambiente di Lovecraft essendo era un caro amico di Edith Miniter e della madre della Miniter che era solita scrivere versi alla moda irlandese.

H.P. Lovecraft che scrisse e pubblicò tutta una serie di lettere al vetriolo a John T. Dunn[1] - un amico - e alcune di queste finirono nelle pagine di The Conservative




Il club di giornalismo amatoriale pubblicò un giornale il Providence Amateur e il primo numero, giugno 1915, sembra sia stato scritto interamente da Lovecraft e Dunn, anche se solo sei pezzi sono stati firmati. Il loro rapporto è importante perché dalle loro lettere può emergere qualcosa in più riguardo Lovecraft agente segreto.


John T. Dunn intervistato da L. Sprague de Camp nel 1975 fornì alcuni curiosi aneddoti su Lovecraft e sul suo strano comportamento agli incontri del club:
Dunn trovava Lovecraft... strano o perfino eccentrico. Ai raduni Lovecraft sedeva fermo e guardava dritto in avanti e voltava la testa solo quando qualcuno gli parlava. Il suo tono era basso e monotono, di tanto in tanto annuiva per enfatizzare una parola o un’espressione. “Mi piaceva il tipo” disse a De Camp, “non avevo nulla contro di lui anche se spesso non eravamo d’accordo. Ma spero che fossimo in disaccordo come gentliluomini.” Secondo Dunn Lovecraft aveva un grande autocontrollo, non perdeva mai la calma, non importa quanto acceso fosse l'argomento. Dunn e Lovecraft ebbero uno scambio epistolare molto duro soprattutto riguardo la questione Irlandese. Dunn in seguito rifiutò di arruolarsi con gli Stati Uniti e fu imprigionato per un certo periodo, ma fu rilasciato alla fine della guerra.
John T. Dunn

Demarest Lloyd il personaggio più misterioso di tutti, giornalista professionista, figlio a sua volta di un noto giornalista, nacque a Chicago nel 1883 e morì a Washington nel 1937. Le sue lettere si trovano sparse in varie università americane. Secondo alcuni si chiamava Demarest Lloyd secondo altri DeMarest Loyd, per Micheal White l’agente segreto al servizio della Corona Britannica (non dice mai che era un inglese) si chiamava DeMarest.
Troviamo un DeMarest Lloyd laureato per ben due volte ad Harvard e  pilastro della cultura di Boston, ma soprattutto questo DeMarest Lloyd aveva un collegamento con il Kentucky, essendo stato di stanza al Camp Zachary Taylor nell’ottobre del 1918.
Come Lovecraft DeMarest non vedeva l’ora di arruolarsi per andare a combattere nella Prima Guerra Mondiale contro la Germania una volta che l’America era scesa in guerra nel 1917.
Lovecraft rimase male quando fu scartato—la madre mosse tutte le pedine aristocratiche in sua mano per evitare che suo figlio riuscisse ad arruolarsi. Ma White afferma che Lovecraft ha aiutato la causa della sua amata Inghilterra dal punto di vista letterario, dal fronte intellettuale e sulla stampa amatoriale. Se questo può sembrare assurdo non lo è e lo vedremo tra poco.
Faig nel suo saggio ha citato il numero di The Fossil del gennaio del 1948 con l’articlo di Michael White e in uno stralcio di questo si legge: “Howard [Lovecraft] ha fatto un’eccezione: era un chiaro ammiratore di Lord Dunsany, e probabilmente all'epoca non sapeva, e probabilmente non avrebbe mai saputo, che il drammaturgo di Dublino era un fidato ribelle Irlandese.”
Difficile per me dire se fosse vero, White lo afferma nell’articolo e di conseguenza Faig lo riporta.
Ma ecco la chicca: in Collected Essay 1, si può leggere un articolo di Lovecraft intitolato “Loyal Coalition” del 1921 in cui lo stesso Lovecraft spinge i membri dello United Amateurs a iscriversi a questa associazione preseduta proprio da DeMarest Lloyd nel biennio 1920-22. Coalizione questa proprio basata a Boston.
Certo è che Lovecraft non era estraneo alle controversie e non estraneo al flirtare con lo spionaggio. Questo aspetto è ancora solo circostanziale come si può vedere, ma in casi particolari, troppi voli intorno al fuoco possono bruciare la falena.
Chissà se prima o poi rimergeranno le lettere del Sognatore di Providence in cui scopriremo nel dettaglio il suo coinvolgimento nella Prima Guerra Mondiale. Probabilmente c’è un intero nuovo capitolo da scrivere sul personaggio H.P. Lovecraft. 




[1] S T Joshi, “H P Lovecraft: Letters to John T Dunn”, Books at Brown, Vol. 38&39, 1991-1992, 1995, Providence, RI.

domenica 22 marzo 2020

H.P. LOVECRAFT & IL RAZZISMO




Oggi la stella di H.P. Lovecraft brilla fulgida nell’astronomia letteraria. I suoi così detti Miti di Cthulhu appaiono, più o meno chiaramente, in qualsiasi film, fumetto o serie tv horror-weird. Gli dèi alieni sono ovunque e i nomi delle divinità che compongono il suo pantheon risuonano in decine di battute siano quelle di una canzone, di un film di una serie tv, di un romanzo o di un fumetto. Yog-Sothoth e Nyarlathotep sono penetrati ovunque: da Batman a South Park. È davvero ironico per un uomo che odiava la cultura pop e si considerava un gentiluomo del XVIII secolo nel bel mezzo dell'era del jazz.

Le storie di Lovecraft sono particolari eppure potremmo tracciarne un fil-rouge: un intellettuale della Nuova Inghilterra si crogiola troppo profondamente in antichi segreti e viene distrutto da cose che l'umanità sarebbe stato meglio non avesse conosciuto. La straordinaria immaginazione di Lovecraft non passa mai di moda: “Il Richiamo di Cthulhu” prevede un culto mondiale per un mostro-dio morto, tentacolato, destinato a una rinascita allo stesso tempo messianica e apocalittica. Leggendo “La Maschera di Innsmouth” scopriamo gli abitanti di un villaggio morente del Massachusetts ormai incrociati con esseri marini per ottenere vantaggi per la loro economia ormai decadente. In “Alle Montagne della Follia” uno dei suoi pochissimi romanzi, troviamo una spedizione in Antartide che scopre le rovine di una civiltà pre-umana non del tutto estinta. E in “Il Colore Venuto dallo Spazio”, di cui è appena uscito un film e a cui presto seguirà un saggio interamente dedicato—che vedrà le stampe di qui a qualche settimana—abbiamo la descrizione di uno degli alieni più memorabili e terrificanti di tutta la fantascienza (che tra l’altro potrebbe persino essere un virus!). Le sue storie sono corredate da temi decadenti, da oscuri segreti di famiglia e da conoscenze proibite. Non per niente il suo epigono Stephen King (che gli deve tutto!), lo ha definito il più grande scrittore horror.
Lovecraft, o HPL come è chiamato dai suoi ammiratori, ha una prosa perfetta in lingua inglese che in italiano perde fascino e forza.  Qualcuno oggi lo critica per il suo stile prolisso e per uno sviluppo dei personaggi inesistente, quindi non dovrebbe essere così bravo, eppure lo è. Come dice il narratore del “Modello di Pickman” a proposito del lavoro di un pittore pazzo ispirato da esseri non umani:
         “Non devo dirti perché un Fuseli scateni davvero un brivido mentre un dipinto di fantasmi a buon mercato ci fa semplicemente ridere. C'è qualcosa che quel ragazzo cattura - al di là della vita - che riesce a imprigionarci per un secondo. Doré ce l'aveva. Sime ce l'ha. L'Angarola di Chicago ce l'ha. E Pickman ce l’ha come nessun altro uomo prima di lui e spero, come nessuno dopo di lui”.
Si potrebbe dire lo stesso di H. P. Lovecraft.
C’è qualcosa, una filosofia più profonda alla base della scrittura del Sognatore di Providence che lo porta ben oltre i semplici racconti pulp. Per questo Weird Tales (soprattutto Farnsworth Wright) lo pubblicava fino a un certo punto, perché la rivista era acquistata da gente semplice e che non arrivava oltre. Prima di Lovecraft l'orrore era in gran parte basato su diavolo o vampiri che odiavano il crocifisso il tutto condito con qualche sabbat delle streghe. Poi giunge Lovecraft e passa la paura della dannazione, viene dipinto un universo dominato non dalla lotta tra il bene e il male, ma dall'indifferenza nichilista. I mostri di Lovecraft sono così lontani da noi che non sono documentabili o, come ha detto eloquentemente: “Tutte le mie storie sono basate sulla premessa fondamentale che le leggi comuni e gli interessi e le emozioni della razza umana non hanno validità alcuna o significato nel vasto cosmo.”
Questa enfasi sull'insignificanza cosmica dell'umanità rende l'antisemitismo di Lovecraft molto strano.

“La popolazione di [New York City] è un branco misto con gli ebrei ripugnanti per la maggioranza, e le facce grossolane e le cattive maniere alla fine sono così insopportabili che si ha la sensazione di dare un pugno a tutti quei dannati bastardi,” scrisse nel 1931.
Lovecraft & Frank Belknap Long

Se Lovecraft era orgoglioso di una cosa, era la sua eredità ancestrale, degli Antichi Romani e poi dei britanni– un’eredità che temeva sarebbe stata diluita dagli immigrati e dalle culture “aliene”. E come molti antisemiti prima e dopo, si angustiava per il controllo ebraico dei media, scrivendo ancora nel 1933:

“non è tanto che il paese è invaso da autori ebraici, quanto che gli editori ebraici determinao quali dei nostri scrittori possa essere pubblicato e quante volte… il gusto è insidiosamente modoluto da loro e non conta quanto sia buona la narrativa…”

Da quello che leggiamo Lovecraft sembra considerare gli ebrei culturalmente pericolosi ma non pericolosi per quel che riguarda l’integrità biologica dei teutoni a differenza delle popolazioni di colore.
Pregiudizi? Razzismo? Bigotterie? Il tutto va comunque contestualizzato e storicizzato, in quell’epoca negli Stati Uniti c’era un profondo razzismo e Lovecraft non ne era fatto salvo. Lui non raggiungeva il livello del presidente Usa e di molti altri ma comunque, nelle sue lettere private, emerge questo fastidio. Anche se poi nella vita comune non ha mai fatto alcuna azione anche minimamente razzista. Ma è qui che le cose si fanno curiose:

“…la mente semitica, come quella dei celti e dei teutoni, sembra possedere alcune inclinazioni particolarmente mistiche; e la ricchezza della tradizione horror sotterranea che sopravvive nei ghetti e nelle sinagoghe deve essere molto più considerevole di quanto si possa immaginare. Il folklore ebraico ha conservato gran parte del terrore e del mistero del passato e, se studiato in modo più approfondito, è probabile che eserciti una notevole influenza sulla narrativa weird.”

Così scrisse HPL in Supernatural Horror in Literature, e questo è un elogio di Lovecraft e la sua successiva discussione su golem e dybbuks manca di ogni traccia di paranoia sugli ebrei che corrompono la letteratura “ariana”. Come, del resto fa il suo tutoraggio a favore dei giovani scrittori ebrei, come il superbo talentuoso Robert Bloch—l’autore di Psycho, che sin da ragazzo ebbe un lunghissimo e fitto scambio epistolare con Lovecraft. Per non parlare del giovane Kenneth Sterling—con cui scrisse il misterioso racconto “Tra le Mura di Eryx” che si presentò al suo domicilio senza essere invitato: “quel ragazzino ebreo che mi arrivava appena alla cintola… Dannazione [sic] se quel piccolo folletto non parla come un uomo di trenta—correggendo tutti gli errori della scienza. Non vorrei che il mondo lo scoraggiasse nei suoi sforzi.”


Robert Bloch


Né erano casi isolati di Bloch e Sterling, come dimostra la lunga e intensa amicizia di Lovecraft con il poeta ebreo Samuel Loveman. Al primo incontro, HPL ha descritto Loveman come “un ragazzo squisito di 20 anni che ne dimostrava quindici. È scuro e leggero, con una folta ricchezza di capelli quasi neri e un viso delicato e bello ancora estraneo al rasoio.” Questo appunto a proposito dei Mongoloidi ripugnanti. I due si legarono all'amore reciproco per Edgar Allan Poe e Lovecraft gli dedicò “Hypnos”.
La grande amicizia tra Lovecraft e Loveman (che era gay) ha fatto nascere inutili congetture sulla loro relazione. E anche se si può confondere “Hypnos” per una lettera d’amore, ben sappiamo che Lovecraft fosse eterosessuale, come se questo dovesse significare qualcosa, avendo avuto una storia con Winifred Virginia Jackson—tra l’altro quasi certamente mulatta—e poi essendosi sposato con l’ebrea ucraina Sonia Haft Shafirkin, più nota come Sonia Greene.

Lovecraft incontrò l’immigrata ebrea ucrania Sonia tramite il giornalismo amatoriale e ne fu affascinato intellettualmente, della Jackson invece era rimasto colpito dalla bellezza e femminilità.  Sonia vivace, dura, intraprendente e irrefrenabile. Ebrea nata in Russia nel 1883, emigrò negli Stati Uniti e si affermò come venditrice di cappelli alla moda. Il loro matrimonio durò più o meno due anni in cui Lovecraft visse a New York City.


Il razzismo-pregiudizio di Lovecraft e il suo retaggio sono oggi l'ennesima scaramuccia delle nostre interminabili guerre culturali. È possibile disprezzare l’opera narrativa di uno scrittore se questo nelle sue lettere private esprimeva opinioni bigotte o razziste? Probabilmente non sarebbe giusto perché, come detto, non si può astrarlo dal periodo in cui viveva. Che fine farebbero a questo punto capolavori come Ten Little Niggers (Dieci Piccoli Indiani) di Agatha Christie e The valley of the moon (La Valle della Luna) di Jack London?
H.P. Lovecraft era senza dubbio carico del bigottismo anglosassone ma questo non era centrale nelle sue visioni di alienazione cosmica e decadenza ereditaria. Ricordate che non disse a nessuno della sua famiglia del suo matrimonio se non dopo, e che furono le sue zie a non volere che il loro nipote potesse essere mantenuto da Sonia Greene. Ma questi sono argomenti triti e ritriti per chi conosce davvero Lovecraft. Di certo il padre di Cthulhu non ha mai sostenuto la violenza e la sua posizione conservatrice si ammorbidì con lo scorrere degli anni e forse, se fosse vissuto più a lungo, sarebbe persino diventato socialista. Aveva dei pregiudizi culturali ma non sperimentali—nel senso pratico, visti i numerosi amici ebrei che aveva, oltre la moglie chiaramente—come ha affermato più volte il suo più caro amico Frank Belknap Long.
Non si può incolpare un lettore nero se odia Lovecraft, e al contempo si deve essere turbati se un neonazista lo ammira per i suoi pregiudizi razziali che comunque HPL ha espresso solo nelle sue lettere private.
Il suo universo non è un’elaborata metafora razzista, neppure L’Orrore a Red Hook dove il cattivo che sacrifica gli immigrati è un vecchio bianco olandese!
La domanda è come mai un uomo che credeva nei mali della “mongrelizzazione” ariana sposò una donna ebrea? Perché aveva così tanti amici ebrei e perché li aiutava? Se credeva che l'unico buon ebreo fosse un ebreo assimilato, perché ammirava la tradizionale immaginazione ebraica?

Non ho risposte, solo ipotesi.

lunedì 24 febbraio 2020


LA CASA DELL’ORRORE DI DUNWICH



In una strada della contea scarsamente abitata a Wilbraham, nel Massachusetts, una comunità di casette benestanti situata nella parte occidentale dello stato, si trova un’affascinante casa di epoca coloniale. Il suo bel doppio camino e le persiane dipinte di fresco sono in linea con le case attraenti e ben arredate dei vicini ma ha una particolarità che la rende una delle case più importanti per gli amanti di Lovecraft. Si tratta infatti della Randolph Beebe House, edificata nel 1785, che fu d'ispirazione per una delle storie più terrificanti della letteratura americana, “L’Orrore di Dunwich” di H.P. Lovecraft pubblicato nel numero di aprile di Weird Tales del 1929.


Il racconto, divenuto un classico, fu pubblicato scritto nel 1928 e racconta la storia di una eccentrica famiglia locale, i Whately, che tentano di invocare un’entità proveniente da un altro piano dell’esistenza per causare la fine del mondo. Il vecchio Whately, anziano patriarca mezzo pazzo evoca questa forza esterna per mezzo di sua figlia Lavinia che a sua volta la partorisce il 2 febbraio. Come sempre in Lovecraft i numeri non sono mai casuali e la data infatti simboleggia non solo il Groundhog Day (in cui invece della promessa della primavera, questa creatura promette un inverno eterno) ma è anche un riferimento alla Candelora, il giorno in cui Gesù fu presentato al Tempio. Quindi se vogliamo è una similitudine evocativa-presentativa. Ma comunque i Whately non riescono nel loro nefando compito in quanto un trio di saggi, tra cui il dottor Armitage, riuscirà a distruggere la creatura.
Proprio nell’estate del 1928, ma probabilmente anche prima, H.P. Lovecraft era in visita in quelle zone del New England. Infatti contrariamente a quanto la maggior parte delle persone crede Howard Phillips Lovecraft non era né un solitario, né un recluso ma amava viaggiare e conoscere persone e nel suo travelogue, Observations on Several Parts of America, scrisse numerosi appunti su questa residenza che insiste su quella che oggi è nota come Beebe Road.


Abbiamo accennato a come questa casa in Beebe Road a Wilbraham fu eretta intorno al 1785-1790, dai registri risulta che originariamente fu occupata da un certo Daniel Chappel e che poi passò nelle mani di Nathan e Mary Mack, che vissero qui dal 1790 al 1810. Curiosamente questa famiglia si guadagnò un posto nel folklore locale in quanto, secondo il libro The History of Wilbraham Massachusetts nel 1913, Mary scoprì che sua figlia piccola stava giocando con un serpente a sonagli in grembo. Così corse da lei, la trascinò via e coprì il serpente con un secchio fino a quando Nathan non tornò a casa. Quando il marito rincasò uccise il serpente, recise i sonagli e li diede a sua figlia per giocarci, sonagli che rimasero in casa per diverse generazioni come uno strano cimelio di famiglia.

La foto qui sopra risale al 1913, quando la casa era di proprietà di Randolph Beebe, che l’aveva ereditata da suo suocero, Thomas Gilligan, che la possedeva dal 1860. Randolph Beebe morì nel 1923, e la casa, apparentemente rimasta vacante in quegli anni, fornì un insolito e involontario contributo alla letteratura americana. Infatti, come accennato in precedenza, nell'estate del 1928 H.P. Lovecraft soggiornò per otto notti in compagnia della sua amica Miss Miniter, che era cugina di Evanore Beebe in quel di Wilbraham, a breve distanza da questa casa, su Monson Road. Fu in quell’occasione che trasse ispirazione per uno dei suoi racconti più famosi “L’Orrore di Dunwich” che secondo lo stesso Lovecraft, “è basato su alcune vecchie leggende del New England - una delle quali ho sentito appena il mese scorso durante il mio soggiorno a Wilbraham.”



Tuttavia, a differenza della sua attuale condizione incontaminata, quando Lovecraft vide la casa dei Beebe, questa doveva essere ormai abbandonata da almeno cinque anni, da quando era morto Randolph. La triste condizione della casa evidentemente fornì a Lovecraft lo spunto ispirazionale. Secondo una lettera scritta da Lovecraft nel 1934, “Ho visto la vecchia casa di Randolph Beebe, rovinosa e deserta, dove i caprimulghi si raggruppano in modo anomalo...” e più tardi in quello stesso anno scrisse “L’Orrore di Dunwich” ispirato, non solo dalla casa-fattoria in decomposizione, ma anche dalle testimonianze orali di cui Evanore Beebe lo mise a parte, svelandogli le più oscure leggende del New England che egli sapientemente aggiunse all'atmosfera della storia. Nella sua raccolta di saggi di viaggio, Osservazioni su diverse parti dell'America (1928, Hippocampus Press), scrisse: “L’Orrore di Dunwich” si basa su diverse leggende del New England, delle quali ne ho sentito parlare per la prima volta durante il mio soggiorno a Wilbraham.”


Una di queste leggende era il mito del whippoorwill (caprimulgo), che incuriosiva terribilmente Lovecraft. Beebe lo informò che quell’uccello era un presagio di morte, che era una sorta di psicopompo, che appariva nei pressi del morente per carpire l'anima del defunto. Il Caprimulgo è un uccello dall'aspetto innocuo, grassoccio e di taglia media le cui piume gli permettono di mimetizzarsi con facilità nelle foreste. La leggenda in questione per Lovecraft è indissolubilmente legata alla casa di Randolph Beebe dato che il Sognatore di Providence scrisse nel 1934, “vidi la vecchia casa di Randolph Beebe, rovinosa e deserta, dove i caprimulghi volano in modo anomalo”. Ecco dove e quando entrò in contatto con la leggenda che è parte del background del suo famoso racconto.

In una lettera ad August Derleth del 4 agosto del 1928 Lovecraft scrisse che “The Dunwich Horror…[…]…è ambientata tra le selvagge colline a cupola dell'alta valle Miskatonic, molto a nord-ovest di Arkham, ed è basato varie antiche leggende del New England - una delle quali è giunta al mio orecchio solo il mese scorso durante il mio soggiorno a Wilbraham…”
Lovecraft trovò nella signora Beebe una risorsa inestimabile di informazioni non solo riguardo le oscure tradizioni locali, ma anche rispetto alle conoscenze dei luoghi di quelle regioni isolate. Il Sognatore di Providence rimase affascinato dalla zona di Wilbraham e ne incorporò alcuni tratti in “L’Orrore di Dunwich”. Certo, si prese qualche licenza poetica: “Wilbraham è un paese adorabile—simile a quelli ricchi e gentili del Massachusetts—a dispetto della drammatica dello scenario del Vermont. Qui la vegetazione è più fitta e più verde; e le colline, anche se alte e numerose, sono più estese... Ho visitato tutti i cimiteri e i luoghi di sepoltura e ho ispezionato il piacevole villaggio di Wilbraham, dove prospera ancora la vecchia accademia fondata nel 1825.”
Lovecraft era affascinato dalle dolci e insolitamente arrotondate colline di Wilbraham. La catena montuosa—probabilmente il Sognatore di Providence ne era a conoscenza—faceva parte di un mare interno poco profondo, che si stendeva qui milioni di anni fa. Nel suo “L’Orrore di Dunwich”, tutto ciò assume un colorito più sinistro, aggiungendo una sensazione di terrore claustrofobico che avvolge il lettore: “Quando la strada si inerpica permette la vista di montagne e di boschi profondi e, la sensazione di disagio è inquietudine aumenta. Le cime sono troppo arrotondate e simmetriche per dare un senso di comfort e naturalezza, e talvolta il cielo profila con particolare chiarezza i cerchi bizzarri di alti pilastri di pietra con i quali la maggior parte di esse sono incoronate.”
Percorrendo oggi Monson Road che si snoda attraverso le dolci montagne di Wilbraham fino a Beebe Road ci si rende conto che il panorama non è poi cambiato tanto qui nel Massachusetts occidentale. E proprio come ai tempi di Lovecraft, guidando lungo la Main Street di Wilbraham appaiono pittoreschi negozi locali, splendide case vittoriane e graziose case coloniali.
Sono passati quasi cento anni e la casa di Beebe è ora una casa felicemente occupata ed è attorniata da molte altre residenze che un tempo non c’erano ma, specialmente di notte, soprattutto quando le nuvole basse scendono e coprono le colline coperte di alberi, si può ancora provare un brivido di natura ultraterrena. Le colline e gli alberi sembrano chiudersi sul guidatore che affronta inquieto quelle basse nuvole innaturalmente sospese sulla zona.




martedì 28 gennaio 2020

LA MACCHINA DA SCRIVERE DI H.P. LOVECRAFT




Howard Phillips Lovecraft possedette e usò, poco, sempre la stessa macchina da scrivere la Remington 1906. Secondo la biografia, ormai un po’ datata ma sempre interessante, di L. Sprague De Camp Lovecraft: a biography, purtroppo mai tradotta in italiano, tutte le volte che la macchina da scrivere si rompeva Lovecraft doveva industriarsi per aggiustarla, e per questo era da lui poco usata, perché le riparazioni costavano troppo e Lovecraft raramente poteva permettersele.

L’altro grande biografo del Sognatore di Providence, S.T. Joshi scrive nel suo A Dreamer and a Visionary che H.P. Lovecraft aveva una “1906 Remington usata” e che “l’aveva acquistata con i suoi soldi nel 1906”. In I Am Providence, le cose cambiano un po’ in quanto Joshi scrive “1906 Remington” (p.57) e alcune pagine dopo la definisce come “usata”.
Il saggio di Donald Clarke A Life of Fantasy and Horror: H.P. Lovecraft ci fornisce una data più precisa, forse ritrovata nelle migliaia di lettere di Lovecraft, infatti afferma che “il 6 luglio del 1906, Lovecraft ricevette una macchina da scrivere Remington usata.”
Insomma quando Lovecraft l’ha comprata era davvero usata? Come si può comprare nel 1906 una Remigton usata del 1906?
Mistero.
Certo è anche possibile che, dato che le macchine da scrivere usate erano comuni a quell’epoca, Lovecraft ne avesse comprata una usata del 1906 a luglio del 1906. In quei giorni gli uffici di telegrafia o le agenzie di battitura a New York martellavano senza sosta sui tasti. Consumando le macchine da scrivere, usandole per sei mesi, per poi venderle per comprarne di nuove. Macchine che erano acquistate da ‘ristrutturatori’ i rebuilder (oggi tornati in voga per gli Apple, Ipad & Iphone) che montavano una nuova piastra e nuovi tasti. C’è anche da considerare che all’epoca i modelli erano distinti solo da un numero di serie e che quindi era possibile vendere, a chi era meno del mestiere, una macchina da scrivere del 1905 come una del 1906 dato che erano identiche.


Lovecraft molto probabilmente usava una Remington ‘up-strike’ in quanto quella che permetteva di vedere ciò che si scriveva non fu introdotta sul mercato americano prima del 1908 come dimostra il database dei numeri di serie e dei modelli: http://www.tw-db.com/indexen.htm Ciò significa che il povero Lovecraft doveva sollevare manualmente il rullo ogni tanto per vedere se aveva scritto correttamente e per rileggere la frase. Forse è per questo che alla fine preferiva scrivere con la stilografica e odiava la macchina da scrivere!

Curiosamente Lovecraft nella sua collezione di armi da fuoco aveva anche un fucile Remington, (cfr Lovecraft: a biography, L. Sprague De Camp) e scrisse in una lettera del suo dispiacere di averlo dato via. forse era la marca ad averlo impressionato? Di certo la Remington era una delle marche top per le machine da scrivere.
Nella stessa estate del 1906 Lovecraft spese ben 50 dollari per un telescopio astronomico, e circa dieci giorni dopo usò la Remington per scrivere la sua famosa lettera allo Scientific American quando, in sostanza scoprì un nuovo pianeta oltre l’orbita di Nettuno, Yuggoth, pardon Plutone. 

sabato 21 dicembre 2019


QUATTRO CHIACCHIERE CON JOSHI


Abbiamo il piacere e l’onore di intervistare Sunand Tryambak Joshi, il massimo biografo vivente di Howard Phillips Lovecraft. L’autorità indiscussa che da decenni studia la vita e le opere del Sognatore di Providence. E lo facciamo in occasione della pubblicazione in italiano del primo volume della sua monumentale biografia dal titolo Io Sono Providence.

Caro Sunand, finalmente la tua opera maxima su Lovecraft è stata tradotta anche in Italia, grazie alla Providence Press ma con colpevole ritardo delle case editrici più note che, ne sono certo, pagheranno a peso d’oro i diritti della biografia quando si accorgeranno dell’errore commesso. L’appassionato di H.P. Lovecraft ti deve molto, i tuoi studi sono stati estensivi ed è grazie ad essi che abbiamo ‘decodificate’ moltissime delle lettere del padre di Cthulhu. Alla fine di questo mastodontico progetto saranno più di trenta i volumi pubblicati dalla Hippocampus Press che comporranno quasi l’intero corpus del ricchissimo epistolario del Sognatore di Providence. Insomma Sunand sei il deus ex machina di questo grandioso progetto, colui il quale ha permesso a decine di migliaia di appassionati di conoscere a fondo H.P. Lovecraft, senza gli strumentalismi dello scrittore francese. Ti definirei, in senso positivo, il novello Derleth, visto lo sforzo enorme che stai facendo per rendere immortale il corpus delle lettere di Lovecraft. Ma a questo punto dicci che cosa ne pensi dell’uscita anche in Italia del tuo Io Sono Providence?




Sono ovviamente contento che il mio libro sia stato tradotto in italiano, dove l'interesse per Lovecraft è stato notevole almeno sin dagli anni '60. Ciò che spero che i lettori ricevano dal mio libro è quanto sia possibile conoscere nel dettaglio la vita di Lovecraft. Era una delle persone più esaustivamente documentate (e auto-documentate) del suo tempo. Infatti, grazie alle migliaia di lettere sopravvissute scritte di suo pugno, che raccontano meticolosamente nei dettagli la sua vita quotidiana, la sua filosofia, le sue opinioni politiche e altre molte materie, sappiamo più di lui che della maggioranza delle persone nell'intera gamma della storia umana. Ho studiato Lovecraft per anni, e lo studio ancora, e mi sono reso conto che la sua vita, la sua opera e il suo pensiero sono strettamente legati. I suoi racconti non possono essere adeguatamente compresi senza una conoscenza dettagliata di ciò che gli è accaduto durante la vita e delle credenze che ha avuto nel corso degli anni. Ho anche cercato di collocare Lovecraft nel contesto dei suoi tempi: politicamente, socialmente, intellettualmente e culturalmente. Storicizzarlo insomma è fondamentale poiché alcune delle posizioni più controverse di Lovecraft (in particolare il suo ‘razzismo’) non possono essere adeguatamente comprese senza considerare il contesto storico in cui sono emerse.

Tu che hai studiato il Sognatore di Providence per anni, per decadi, quale pensi sia il peggior errore che possa commettere un lettore di Lovecraft?

Molti lettori nel corso degli anni hanno trovato la prosa di Lovecraft difficile e persino repellente. È ‘esagerata’, sgargiante, florida secondo molti. Questa opinione non riesce a capire che Lovecraft ha coltivato questo tipo di prosa - e l'ha anche gestita brillantemente - come una decisione consapevole. Lavorava all'interno di una tradizione chiaramente definita nella letteratura inglese e americana, che risale a Sir Thomas Browne e in seguito a Samuel Johnson, Edward Gibbon, Thomas De Quincey, Edgar Allan Poe, e altri. Tutti scrittori che utilizzavano uno stile denso, strutturato per creare un certo tipo di umore o atmosfera. I lettori americani in particolare, cresciuti con la prosa austera di Ernest Hemingway e dei suoi seguaci, hanno difficoltà con questo stile; ma Lovecraft ne era assoluto padrone e scelse ogni parola con cura e con la piena consapevolezza dell’effetto che avrebbe avuto nel racconto.




Le lettere tra Lovecraft e Frank Belknap Long saranno mai pubblicate?

Al momento sto facendo un nuovo tentativo di acquistare tutte le lettere esistenti scritte da Lovecraft a Long. Sono in possesso di un rivenditore di libri e spero di riuscirci! Abbiamo comunque ampie trascrizioni di queste lettere (fatte dalla Arkham House alla fine degli anni Trenta) che, se non riuscissimo ad avere accesso alle lettere originali, potrebbero essere comunque valide. Le lettere tra Lovecraft e Long sono comunque estremamente importanti e devono essere rese pubbliche. Allo stato, comunque, il mio collega David E. Schultz ed io stiamo lavorando anche su numerosi altri volumi che sono  prossimi alla pubblicazione, soprattutto un librone (1200 pagine) intitolato Letters to Family and Family Friends, che conterrà le straordinariamente importanti missive di Lovecraft alle zie, scritte durante i suoi anni difficili in quel di New York (1924–26).

Sunand hai pensato di lanciare un crowdfundig per ottenere maggiori finanziamenti per l’acquisto? Sappiamo bene quanto siano esosi i rivenditori delle lettere di Lovecraft! 

Spero non ci sia bisogno di creare una raccolta fondi per comprare quelle lettere. Abbiamo già raggiunto quasi tutto il denaro sufficiente e il rimanente potrà essere raccolto tramite l’apporto di privati e di mecenati.

Ottimo! Quindi speriamo in una veloce conclusione dell’affare e di vedere presto le lettere pubblicate! A proposito, le lettere in questione, quelle in vendita per la cifra esorbitante di cui parlavamo, sono interamente già state tutte trascritte dall’Arkham House? O ce ne sono di inedite?

No. Non tutte le lettere (o tutti gli stralci delle lettere) furono trascritte dalla Arkham House; forse il 75%, ma purtroppo quelle trascrizioni sono corredate di gravi errori. Per questo è essenziale consultare i documenti olografi.


Credi che H.P. Lovecraft abbia ottenuto il posto che gli spetta nel Pantheon degli scrittori?

Lovecraft continua a crescere nella stima dei critici in tutto il mondo, nonostante gli attacchi che gli sono stati recentemente fatti come quelli di essere razzista o di essere stato (nelle parole di uno dei suoi più rumorosi critici) un “terribile maestro di parole”.
Traduzioni delle sue opere continuano ad apparire in tutto il mondo e in molti paesi stanno comparendo nuove edizioni basate sui miei testi corretti dei suoi racconti. Credo ancora che le sue lettere debbano essere pubblicate più ampiamente, poiché esse rivelano la vera statura di Lovecraft come scrittore. Ma nel mondo di lingua inglese credo che il suo posto nel canone letterario sia comunque assicurato. Si discuterà sempre sul posto che deve occupare nella letteratura. Non sostengo che debba essere classificato alla stregua dei più grandi scrittori della letteratura (Dante, Shakespeare, Milton, Cervantes, Goethe, ecc.), ma ritengo che sia sicuramente all’altezza di scrittori come Hemingway, Faulkner, Leopardi, Brecht, ecc.


Quale sarà la tua prossima opera Lovecraftiana?

A parte il mio progetto in corso di pubblicazione delle lettere di Lovecraft, sto ora lavorando a un volume intitolato The Recognition of H. P. Lovecraft. Questo libro è uno studio storico della critica di Lovecraft, e al contempo traccia l'incredibile ascesa di Lovecraft dall'oscurità assoluta dei suoi tempi alla fama mondiale che ora ha raggiunto. È una storia molto complessa, ma è una storia che vale la pena di essere raccontata. (Ovviamente, dovrò essere avveduto nel parlare delle mie opere, poiché non desidero sopravvalutare i miei risultati!)

Interessante, quando uscirà?

Il libro dovrei finirlo nel 2020, credo sarà pubblicato per l’estate o l’autunno del 2021.

Quali sono le tue tre storie preferite di Howard Phillips Lovecraft?

La mia storia preferita di Lovecraft è sempre stata “Alle Montagne della Follia”. La trama incredibilmente densa, le sue proprietà scientifiche assolutamente convincenti, lo distinguono nettamente dalle altre sue opere; “Alle Montagne della Follia” incarnano alla perfezione la sua prospettiva ‘cosmica’, lo fanno in modo più potente e vivido di qualsiasi sua altra storia. Al secondo posto direi “L’Ombra Calata dal Tempo,” che ha anche un’incredibile narrativa cosmica. Il racconto si legge molto meglio se si legge la storia come fu originariamente scritta, piuttosto che come fu pubblicata per la prima volta Astounding Stories. La scoperta nel 1994 del manoscritto originale fu una rivelazione, e io fui il primo studioso ad avere il permesso di studiarla accuratamente. Dopo aver corretto tutti gli errori, mi sono reso conto che se non avevo davanti una storia completamente nuova, poco ci mancava! Al terzo posto infine metterei “La Maschera di Innsmouth,” che secondo me è la più potente escursione nel così detto “regional horror,” ed è anche il racconto più evocativo riguardante il New England. L'atmosfera del degrado urbano non ha eguali e si può quasi percepire l'odore onnipresente dei pesci!




Quali sono i racconti che Lovecraft avrebbe fatto meglio a non scrivere?

È sorprendente come poche delle storie di Lovecraft, anche quelle più snelle, siano in realtà “scadenti” nel senso ordinario del termine, anche in queste storie minori si trova sempre qualche punto di pregio o di estremo interesse, e se non altro fanno luce sulla vita e sul personaggio Lovecraft. Ma “L’Orrore a Red Hook” è certamente uno dei suoi racconti più lunghi e deludenti, ma non perché è palesemente razzista, ma perché si basa su motivi horror convenzionali (molti dei quali presi direttamente da un'enciclopedia!) ed è in realtà abbastanza confuso in alcuni deragliamenti della trama di base. Un racconto antecedente “La Strada” (1919), anch’esso è un triste tentativo di scrivere una sorta di storia allegorica degli Stati Uniti (è anche fondamentalmente razzista, ma ancora una volta non è questo il principale difetto). Non mi piace neppure “La Cosa sulla Soglia” perché l’elemento della trama (la nozione di scambio mentale) è così ovvio che c'è poca tensione drammatica nella narrazione. La sua conclusione è piacevolmente cupa, ma ciò non compensa il modo approssimativo in cui viene eseguita la trama.

Vero. Eppure, “L’Orrore a Red Hook”, considerato generalmente come un racconto razzista, ha come deus ex machina Suydam. E Suydam, che usa e sfrutta gli immigrati per i suoi fini egoistici, che si approfitta delle loro condizioni disagiate e che infine li sacrifica tutti alla divinità, viene dal vecchio continente. è olandese, ed è bianco!
Insomma leggendo con attenzione “L’Orrore a Red Hook” non si può negare che Lovecraft ponesse il male assoluto nell’olandese bianco e non verso gli immigrati, che in fondo seppur descritti come poveri, puzzolenti e rissosi, sono le vere vittime.

Sì, c’è del vero in quanto affermi. Suydam è il vero ‘cattivo’ di “L’Orrore a Red Hook” anche se è anche un eroe visto che apparentemente sconfigge Lilith alla fine della storia.
Potrei aggiungere che la maggior parte delle persone sbaglia a considerare “Lui” un racconto razzista, quando in realtà è completamente anti-razzista. I fantasmi dei Nativi Americani, che il protagonista (quel vecchio, soprannaturale che incontra il narratore) ha avvelenato, tornano indietro dalla morte per vendicarsi. Ed è evidente che qui il vecchio (un inglese bianco) sia il cattivo, e i nativi americani che invece sono le povere vittime innocenti.

Quale seguito di uno dei racconti avresti voluto che Lovecraft scrivesse?

Avevo pensato io stesso di scrivere un sequel di “L’Ombra Calata dal Tempo,” usando la frase provocatoria “ciò che era implicito nelle parole delle entità post-umane riguardo il fato dell’umanità produceva in me un effetto che non spiegherò qui” come punto di inizio.
Che cosa avrebbe potuto imparare il narratore sul “destino dell'umanità”? A Lovecraft piaceva accennare all'annientamento ultimo della specie umana e immagino che avrebbe potuto scrivere una storia spettacolare su questa premessa.

È possibile che prima o poi emerga un racconto inedito di Lovecraft?

Probabilmente non esistono storie inedite di Lovecraft, la sua corrispondenza rende abbastanza chiaro che conosciamo ogni racconto che ha scritto ed è stato pubblicato o può essere ritrovata tra i manoscritti che sono sopravvissuti. L'unica storia non pubblicata che può esistere è l’antica “Life and Death,” scritta tra il 1919 o il 1920 e forse fu pubblicata anche in un giornale amatoriale di quel tempo. Numerosi studiosi come R. H. Barlow e George T. Wetzel, affermano di averla vista, ma i loro racconti sono ambigui e questo racconto potrebbe perfino non esistere—o Barlow e Wetzel potrebbero averla confusa con qualcuno dei suoi testi conosciuti.


Prima di salutarti vorrei chiederti che cosa ha cambiato H. P. Lovecraft nella tua vita.


Questa è una domanda difficile a cui rispondere. La mia vita sarebbe stata totalmente diversa se non avessi incontrato Lovecraft. La mia decisione di andare alla Brown University a Providence, R.I., la presi principalmente per il mio interesse verso Lovecraft. Ho fatto molte ricerche nei sei anni trascorsi lì (1976-1982), ed ho scoperto molte cose; il mio principale obiettivo di studio erano, in effetti, le lingue antiche (latino e greco) e impararle ha influenzato in modo permanente la mia visione della vita. Molte delle credenze di Lovecraft sono per me solide e irresistibili (ateismo; devozione al passato; integrità estetica [vale a dire, l'atto di scrivere per sé stessi piuttosto che per guadagno monetario]; ecc.). Certo, non apprezzo il suo razzismo, ma sono soddisfatto che le sue convinzioni politiche si siano spostate dal conservatorismo al socialismo moderato negli anni '30. 
Continuo a considerare Lovecraft il mio mentore. 
Vorrei tanto averlo potuto incontrare!

sabato 14 dicembre 2019

IL TRAVELOGUE DI H.P. LOVECRAFT





IL TRAVELOGUE DI H. P. LOVECRAFT





Ecco la copertina del diario di viaggio di un uomo stanco della vita. Stanco e deluso dal comportamento dei suoi simili che, nel corso degli anni, lo ha indotto a isolarsi sempre più dal caos, dell’ipocrisia e dalla falsità degli esseri umani. Il narratore, che rifiuta il mondo e la civiltà moderna, ormai trascorre il suo tempo a leggere e a documentare la sua grande passione: l’opera dello scrittore americano H.P. Lovecraft, di cui conosce vita, morte e miracoli. Proprio questa passione però a un certo punto lo spinge a rimettersi a lavorare per racimolare i soldi per un viaggio nel New England sulle orme di Lovecraft. 
Il diario di viaggio che ne nasce  è particolareggiato ed esauriente. Il narratore vi annota con cura tutti i luoghi che visita, tutti i luoghi Lovecraftiani ma, questo il lettore lo scoprirà pian piano, il suo viaggio oltreoceano non è dovuto solo a una venerazione per lo scrittore di Providence, ma è una sorta di esperimento. Un esperimento onirico, che avrà conseguenze inimmaginabili. 








Questo l'incipit de il romanzo Il Travelogue di H.P. Lovecraft

lunedì 9 dicembre 2019

LA COMETA DI HALLEY & H.P. LOVECRAFT



Il Giornale Astronomico di H.P. Lovecraft, recentemente reso pubblico dalla Falvey Library, dimostra che il Sognatore di Providence aveva visto la cometa di Halley?





Ancora una volta scopriamo che Howard Phillips Lovecraft non era un semplice scrittore, lo prova la Falvey Library e la Facoltà di astronomia di Villanova che hanno collaborato per dimostrare che il famoso scrittore horror del New England vide la cometa di Halley e ne riportò l’avvenimento nella sua rivista astronomica amatoriale, unica nel suo genere, ora disponibile al pubblico. Il titolo originario è “Astronomical observations / made by H.P. Lovecraft, 598, Angell St, Providence, R.I. U.S.A. years 1909-1915.”

Stiamo parlando di un libello di 18 centimetri con testi e disegni di Lovecraft che appaiono su 9 delle 87 pagine numerate, più cinque pagine con brevissimi appunti e tre pagine aggiuntive di obiettivi, riferamenti e annotazioni e specifiche di strumentazioni. Il tutto fu compilato da Lovecraft tra i diciotto e i venticinque anni e questo taccuino di appunti riflette con dovizia di particolari la sua attrazione per l’Astronomia. Include il ritaglio di un annuncio pubblicitario ove HPL sollecita i membri della Providence Astronomical Society. Fu stampato per la prima volta nel the Lovecraft Collector, ottobre 1949, n. 3 ove c’è anche una trascrizione parziale del Dr. David H. Keller ex proprietario.


“Questo manoscritto—fino ad oggi—è stato considerato il Santo Graal dagli studiosi di Lovecraft alla stregua di un suo romanzo inedito. Il motivo di tanto clamore è che i ricercatori erano ansiosi e decisi a mostrare le connessioni tra produzione letteraria di Lovecraft e le sue avventure nella scienza e nel giornalismo amatoriale. La Villanova University, tramite Michael Foight, direttore della Distinctive Collections e Digital Engagement, ha deciso di indire anche una borsa di studio e ha deciso di condividere questa rara risorsa per mezzo di scansioni digitali ad alta risoluzione.





All’università il professor Frank Maloney ha perfino creato un software per riprodurre il cielo della notte nel quale Lovecraft ha affermato di aver avvistato la cometa di Halley. E, incredibilmente è emerso che proprio come ha affermato Lovecraft su questo taccuino con tanto di disegno, la cometa di Halley era visibile il 26 maggio 1910 alle 9 di sera proprio nella direzione indicata dallo scrittore.



Joshi ritiene che Lovecraft vide la cometa di Halley nel 1910 ma non al famoso Ladd Observatory, lo fa sulla scorta di una lettera del 1918 in cui Lovecraft affermò: “Non frequento più il Ladd Observatory o altre attrazioni della Brown University. Un tempo pensavo di poterle utilizzare come uno studente dei corsi, e che forse un giorno ne avrei diretta una come professore universitario. Ma dopo averli conosciuti con questo atteggiamento ‘interno’ oggi non sono disposto a visitarli come un semplice estraneo, un barbaro o un alieno non universitario.” Come scrive a Rehinart Kleiner il 4 dicembre del 1918 (SL1.78). S. T. Joshi afferma nella sua biografia I Am Providence, che questa alienazione probabilmente nacque nel 1908 e che quindi, visto che la cometa di Halley passò nel 1910 è possibile che Lovecraft già non frequentasse più l’osservatorio e che avesse visto la cometa con il suo telescopio. Telescopio che oggi è in mano agli eredi di Auguste Derleth.


Il 23 luglio del 1936 Lovecraft scrive a Robert H. Barlow ancora riguardo le comete, dimostrando così, come la sua passione per l’astronomia, a meno di un anno dalla morte, fosse ancora vivissima. 

“La scorsa notte ho avuto un’interessante visita della cometa Peltier attraverso il telescopio del Ladd Observatory alla Brown University, un miglio a nord di qui. Ero solito perseguitare questo osservatorio 30 anni fa—il direttore e i suoi due assistenti (tutti morti adesso—tranne un’assistente ora alla Wesleyan Univ. in Middletown, Conn.) sono stati estremamente tolleranti con un pomposo giovane appassionato con grandiose ambizioni economiche!”


Ma allora perché Joshi afferma che Lovecraft non ha più frequentato l’osservatorio di Providence? Solo sulla scorta della lettera a Kleiner? Qui la lettera a Barlow dimostra come continuasse a frequentarlo a distanza di decenni, è possibile invero che ci sia stato un momento di rifiuto, forse durante l’apparizione della cometa di Halley, ma non vi è certezza dei tempi.

“L’oggetto celeste mostrava un piccolo disco con una coda confusa, simile a un ventaglio. Avrei potuto vederlo attraverso il mio piccolo telescopio se il cielo del nord non fosse stato oscurato dai vicini del n. 66. La prima cometa che io abbia mai osservato è stata quella di Borelli - nell'agosto del 1903. Vidi quella di Halley nel 1910 - ma mancai quella luminosa poco prima in quell'anno essendo costretto a letto con un infernale caso di morbillo!” Lovecraft si riferisce alla The Great Daylight Comet del 1910 che era luminosa quanto Venere ed aveva una lunghissima coda. Dalle biografie sappiamo che Lovecraft ebbe il morbillo dal 15 gennaio 1910 e che rimase ammalato almeno fino al 31 gennaio 1910.”

La domanda a questo punto è: quando Lovecraft ha comprato il suo telescopio in grado di vedere le comete? È difficile immaginarlo a letto con il morbillo con un telescopio a disposizione puntato sulla finestra senza alcun desiderio di alzarsi e controllare il cielo per vedere la cometa più brillante di sempre, no? Quindi vista la sua passione per l’astronomia, se avesse avuto un telescopio a disposizione si sarebbe certamente alzato, febbricitante e per pochi minuti per osservarla al suo telescopio, dalla sua camera da letto. Eppure nella lettera a Robert H. Barlow Lovecraft afferma non averla vista perché a casa con il morbillo, pertanto una spiegazione logica è che Howard non avesse un suo telescopio a disposizione e non potesse uscire di casa per recarsi al Ladd Observatory per vedere la cometa. Tutto questo implica che qualche mese dopo, in salute, si sia recato all’osservatorio di Providence per vedere la cometa di Halley! 


Le opere di Howard Phillips Lovecraft sono state fortemente influenzate dall'astronomia e dalla mitologia, e non è detto che altri collegamenti possano venir fuori da questo diario che il Nostro tenne per circa sette anni, dai diciotto ai venticinque anni.


Attualmente, S.T. Joshi, uno dei principali biografi di Lovecraft, sta recensendo il diario appena digitalizzato. Ma sono molti gli studiosi di tutto il mondo che lo stanno studiando attentamente alla ricerca di nuove possibili rivelazioni sull’opera di Lovecraft.