martedì 16 giugno 2020

AMICI E CONOSCENZE DI LOVECRAFT 4

H-J

Nonostante sia stato improvvidamente da qualcuno dipinto come solitario Howard Phillips Lovecraft aveva un gran numero di amici e conoscenti. Con molti di questi ebbe una vasta e produttiva corrispondenza. Ne citiamo qualcuno, ne facciamo una lista per facilitare il compito a chi, leggendo le lettere di Lovecraft o le note ai suoi racconti, incontra questi nomi ma non ha idea di chi vi fosse dietro.
Ecco la quarta parte della lista che, vista la quantità di amici e conoscenti che aveva Howard Phillips Lovecraft non ha la pretesa di essere completa.



Edmond Hamilton (1904–1977), autore prolifico di storie weird e di fantascienza per le riviste pulp. Lovecraft ammirava il suo racconto “The Monster-God of Mamurth” (pubblicato su Weird Tales, di agosto del 1926).

Ida C. Haughton (-1935), giornalista dilettante con cui Lovecraft ebbe un’aspra faida nei primi anni 1920. Scrisse in suo ‘onore’ il pungente poema satirico “Medusa: A Portrait” (1922).

Hazel Heald (1896–1961), di Somerville, Massachusetts era una cliente di Lovecraft per la quale il Sognatore di Providence compì revisioni così accurate e profonde che le storie (quasi tutte scritte tra il 1932–1933) dal titolo: “L’Uomo di Pietra”, “La Morte Alata”, “L’Orrore al Museo”, “Dagli Eoni”, e “L’Orrore nel campo santo”—sono da considerare opere di Lovecraft piuttosto che di Heald.

Jacob Clark Henneberger (1890–1969), fondatore del College Humor (1922) e anche primo proprietario di Weird Tales.

Jonathan Elihu Hoag (1831–1927), poeta amatoriale a cui Lovecraft inviò regolarmente poemi per il compleanno dal 1918 al 1927; quando Hoag passò a miglior vita Lovecraft scrisse un’elegia intitolata “Ave atque Vale”. Lovecraft fu anche il curatore capo del libro The Poetical Works of Jonathan E. Hoag (1923).

Charles Derwin Hornig (1916–1999), giovanissimo direttore di Fantasy Fan (1933–1935). Andò in seguito a lavorare per Hugo Gernsback dirigendo Wonder Stories nel 1933.

Harry Houdini (vero nome Ehrich Weiss, 1874–1926), notissimo e celebrato artista della fuga e fervido opponente allo spiritualismo per cui Lovecraft scrisse il racconto “Sotto le Piramidi” (1924; pubblicato come “Imprigionato con i Faraoni”). Lovecraft  fece per lui altri ampi lavori di revisione e ghostwriting fino al 1926 quando il loro rapporto si concluse con la morte di Houdini.

George Julian Houtain (1884–1945), giornalista amatoriale che diede alle stampe la rivista semi professionale dal titolo Home Brew, per la quale chiese a Lovecraft di scrivere “Herbert West—Il Rianimatore” (1921–1922) e “La Paura in Agguato” (1922).

Robert Ervin Howard (1906–1936), prolifico scrittore del Texas, autore di storie avventurose per Weird Tales e molte altre riviste pulp. Padre di Conan il Barbaro. Lui e Lovecraft si scambiarono migliaia di lettere dal 1930 al 1936, quando Howard si suicidò quando seppe della prossima morte della madre.

Winifred Virginia Jackson (1876–1959), nata Jordan, era una bellissima poetessa e giornalista che lavorò a lungo con Lovecraft (1918–1921); ancor oggi non si sa con esattezza se fosse mulatta ma di certo dimostrava molti meno anni della sua età e si rumoreggiava che ebbe una storia d’amore con Lovecraft. Il loro rapporto, poco noto, fu decisamente straordinario. A presto un intero saggio dedicato alla loro relazione.

George Willard Kirk (1898–1962), membro del Kalem Club. Pubblicò ventuno lettere di Ambrose Bierce (1922) e diresse la Chelsea Bookshop di New York.


Rheinhart Kleiner (1892–1949), poeta amatoriale e amico di lunga data di Lovecraft. Era solito andarlo a trovare in quel di Providence come accadde nel 1918, 1919, e 1920, ma si incontrarono spesso anche durante i giorni del Kalem Club a New York (1924–1926).

martedì 2 giugno 2020

AMICI E CONOSCENZE DI LOVECRAFT 3


E-G

Nonostante sia stato improvvidamente da qualcuno dipinto come solitario Howard Phillips Lovecraft aveva un gran numero di amici e conoscenti. Con molti di questi ebbe una vasta e produttiva corrispondenza. Ne citiamo qualcuno, ne facciamo una lista per facilitare il compito a chi, leggendo le lettere di Lovecraft o le note ai suoi racconti, incontra questi nomi ma non ha idea di chi vi fosse dietro.
Ecco la terza parte della lista che, vista la quantità di amici e conoscenti che aveva Howard Phillips Lovecraft non ha la pretesa di essere completa.


Clifford Martin Eddy, Jr. (1896–1967), scrittore e amico a cui Lovecraft revisionò molti racconti. Alcuni di questi furono così rivisitati da Lovecraft, soprattutto nel periodo 1923–1924, che oggi in molti ritengono siano racconti di Lovecraft stesso. Entrambi lavorarono come ghostwriting ad alcuni testi che poi furono pubblicati a nome di Harry Houdini.

Ernest Arthur Edkins (1867–1946), i due cominciarono a scriversi nel 1932, Edkins era un giornalista amatoriale e Lovecraft lo trascinò all’interno del movimento: successivamente pubblicò vari numeri della rivista Causerie.

Lloyd Arthur Eshbach (1910–2003), scrittore di science fiction ed editore che pubblicò il Galleon in cui diede spazio ad alcune storie e poemi di Lovecraft.

Harold S. Farnese (1885–1945), compositore che traspose alcuni poemi di Lovecraft in musica. Si scrissero in maniera sporadica dal 1932 al 1933. Fu Farnese a rendere noto ad August Derleth la famosa citazione sulla magia nera di Lovecraft.

Virgil Warden Finlay (1914–1971), uno dei più grandi artisti del suo tempo, realizzatore di copertine e disegni per le riviste pulp, tardo corrispondente di Lovecraft.

Alfred Galpin (1901–1983) giornalista amatoriale, insegnante di francese, compositore, e protégé, nonché amico di lunga data di Lovecraft. Visse ad Appleton, Wisconsin.

Hugo Gernsback (1884–1967), direttore di Amazing Stories, Wonder Stories, e altre riviste di avanguardia nel campo della fantascienza pulp. Noto per la sua avarizia, era soprannominato da Lovecraft “Il Ratto”.

Arthur Henry Goodenough (1871–1936), poeta amatoriale che visse a Brattleboro, Vermont. H. P. Lovecraft si recava spesso da lui e i due si vedevano frequentemente.


Sonia Haft Greene (1883–1972), vero nome Sonja Simonovna Šafirkin, immigrata ucraina ebrea, giornalista amatoriale che Lovecraft sposò nel 1924 a Manatthan. Quando due anni dopo (Sonia aveva una figlia da un matrimonio precedente—e sembra che per qualche tempo i tre abbiano convissuto) Lovecraft tornò a Providence lei continuava disperatamente a tenere in vita il suo negozio di cappelli in quel di Cleveland. Nel 1929 Sonia chiese il divorzio a Lovecraft, ma le carte non furono mai firmate. Sonia anni dopo si sposò con Nathaniel Davis e andò a vivere in California. Il suo ricordo di Lovecraft, pubblicato per la prima volta nel 1948, fu dato alle stampe in forma completa con il titolo  The Private Life of H. P. Lovecraft (1985).

sabato 23 maggio 2020

AMICI E CONOSCENZE DI LOVECRAFT 2


C-D

Nonostante sia stato improvvidamente da qualcuno dipinto come solitario Howard Phillips Lovecraft aveva un gran numero di amici e conoscenti. Con molti di questi ebbe una vasta e produttiva corrispondenza. Ne citiamo qualcuno, ne facciamo una lista per facilitare il compito a chi, leggendo le lettere di Lovecraft o le note ai suoi racconti, incontra questi nomi ma non ha idea di chi vi fosse dietro.
Ecco la seconda parte della lista che, vista la quantità di amici e conoscenti che aveva Howard Phillips Lovecraft non ha la pretesa di essere completa.


Hugh Barnett Cave (1910–2004), prolifico scrittore di racconti per le riviste pulp. Visse per un po’ in quel di Pawtucket, Providence, vicinissimo a Lovecraft. Incredibile: si scrissero ma non si incontrarono mai.

Walter John Coates (1880–1941), amico di W. Paul Cook e direttore della rivista del Vermont Driftwind.

Edward Harold Cole (1892–1966), amico di lunga data di Lovecraft che viveva nella zona di Boston. Direttore dell’Olympian.

Willis Clark Conover, Jr. (1920–1996), giovane appassionato di weird fiction che dirigeva lo Science-Fantasy Correspondent (1936–1937); divenne tardo corrispondente letterario di Lovecraft. Raccolse il suo scambio epistolare con il padre di Cthulhu nello splendido libro intitolato Lovecraft at Last (1975).

William Paul Cook (1881–1948), proprietario del Monadnock Monthly, The Vagrant, e di altre riviste, giornalista amatoriale, tipografo e amico di lunga data di Lovecraft. Nel 1927 Cook pubblicò la rivista The Recluse, al cui interno c’era il saggio di Lovecraft “L’Orrore Soprannaturale in Letteratura”.

Harold Hart Crane (1899–1932), noto poeta americano che incontrò Lovecraft varie volte in quel di Cleveland (1922) e New York (1924–1926, 1930). Lovecraft ammirava la sua opera soprattutto il poema “The Bridge” (1930), che gli vide comporre nel 1924. Crane morì suicida.

William Levy Crawford (1911–1984), direttore di Marvel Tales e Unusual Stories e proprietario della Visionary Publishing Company, che stampò nel 1936 “L’Ombra su Innsmouth” di Lovecraft.

Anna Helen Crofts (1889–1975), scrittrice dilettante con cui Lovecraft scrisse “Poetry and the Gods”, pubblicato con le firme di “Anna Helen Crofts ed Henry Paget-Lowe”.

Edward F. Daas (1879–1962), giornalista amatoriale che fece entrare Lovecraft nell’amateurdom nel 1914.

Edgar J. Davis (1908–1949), giovane giornalista dilettante con cui Lovecraft esplorò Newburyport e molte altre zone del New England.

Adolphe de Castro (1859–1959), vero nome Gustav Adolphe Danziger, autore e co-traduttore con Ambrose Bierce de Il Monaco e La Figlia dell’Impiccato (Hangman’s Daughter) di Richard Voss. De Castro ebbe con Lovecraft un discreto scambio epistolare. Lovecraft revisionò il suo “L’Ultimo Esperimento” e “Il Boia Elettrico” anche se oggi entrambi i racconti vengono attribuiti a Lovecraft in quanto le revisioni furono estensive e praticamente in ogni parte del testo.

August William Derleth (1909–1971), scrittore di racconti weird e di una lunga serie di opere storiche ambientate nel suo nativo Wisconsin. Dopo la morte di Lovecraft, Derleth e Donald Wandrei fondarono la casa editrice Arkham House per preservare ai posteri le opere di Lovecraft in forma di libro.

William J. Dowdell (1898–1953), giornalista free lance che si dimise improvvisamente dalla carica di presidente della National Amateur Press Association alla fine del 1922, e spinse il consiglio direttivo a indicare Lovecraft come presidente ad interim.


Bernard Austin Dwyer (1897–1943), appassionato di weird fiction, autore dilettante ed artista viveva a West Shokan, NY fu corrispondente di Lovecraft.

mercoledì 13 maggio 2020

AMICI E CONOSCENZE DI LOVECRAFT




Nonostante venga dipinto come un solitario Howard Phillips Lovecraft aveva un gran numero di amici e conoscenti, molti dei quali con cui teneva una vasta e produttiva corrispondenza. Ne citiamo qualcuno, ne facciamo una lista per facilitare il compito a chi, leggendo le lettere di H. P. Lovecraft o le note ai suoi racconti, incontra questi nomi ma non ha idea di chi vi fosse dietro. 
Ecco la prima pagina (delle otto pagine previste) che, in rigorosissimo ordine alfabetico riporta la lista degli amici e dei conoscenti di Howard Phillips Lovecraft che, vista l'enorme quantità di nomi, è ben lungi dall'avere la pretesa di essere esaustiva.

A-B


Forrest J. Ackerman (1916–2008), giovane fan della fantascienza, agente ed editore e corrispondente sporadico di Lovecraft.

William Frederick Anger (1921), giovane fan della weird fiction e tardo corrispondente di Lovecraft. Poco si sa della sua vita.

Victor E. Bacon (1905–1997), giornalista amatoriale e direttore dei Bacon’s Essays, che pubblicò opere di Lovecraft e Clark Ashton Smith, e direttore Ufficiale della United Amateur Press Association (1925–1926).

Edwin Baird (1886–1957), primo e compianto direttore di Weird Tales (Marzo 1923–Aprile 1924), che si rese subito conto del valore degli scritti di Lovecraft. Lovecraft avrebbe dovuto esserne il successore, ma rifiutò perché avrebbe dovuto trasferirsi a Chicago.

Franklin Lee Baldwin (1913–1987), giovane fan della weird fiction che dal 1933 iniziò una vasta corrispondenza epistolare con Lovecraft.

Robert Hayward Barlow (1918–1951), autore e collezionista. Deus ex machina dell’eredità letteraria di Lovecraft, se non fosse stato per lui molte delle opere di Lovecraft sarebbero andate perdute. Da giovane corrispose a lungo con il padre di Cthulhu e lo ospitò spesso a casa sua nella calda Florida.

Harry Hiram Gilmore Bates III (1900–1981), direttore di Strange Tales and Astounding Stories. Lovecraft gli inviò ripetutamente i suoi racconti ma questi furono tutti rifiutati in quanto non contenenti sufficiente azione.

Zealia Brown Reed Bishop (1897–1968), una delle clienti di Lovecraft per cui effettuava revisioni e lavori di ghostwriting. Per lei scrisse “La maledizione di Yig” (1928), “Il Tumulo” (1929–1930), e “Nelle Spire di Medusa” (1930) sulla scorta di brevi e scarni suggerimenti della Bishop. Racconti questi che oggi sono riconosciuti come quasi interamente frutto della fantasia di Lovecraft.

James Benjamin Blish (1921-1975) - scrittore di fantascienza e fantasy, biologo di professione, noto per libri come Doctor Mirabilis,  The Day After Judgment, Pasqua Nera, Le Città Volanti, nonché per i suoi contributi in prosa all'universo di Star Trek.
Conobbe Lovecraft per un breve periodo e in quel mentre corrisposero fino almeno all’estate del 1936.

Robert Bloch (1917–1994), autore di racconti weird e horror (moltissimi sui culti di Cthulhu), su tutti il famosissimo Psycho, entrò in corrispondenza con Lovecraft nel 1933. Il Sognatore di Providence ne fece un figlioccio e lo aiutò nell’arte della scrittura per i quattro anni della loro amicizia.

Marion F. Bonner (1883-1952) - amica di Annie Gamwell, zia di Lovecraft. Corrispose con Lovecraft nel biennio 1936-1937. Principalmente dei gatti di Providence e Lovecraft era solito decorare le proprie epistole con disegni rappresentanti la colonia felina. La Bonner è l'autrice di un saggio sul padre di Cthulhu “Impressioni varie di H.P.L.” che si trova nella raccolta Ave Atque Vale: Reminiscences of H. P. Lovecraft. Tutte le lettere di Lovecraft alla Bonner sono disponibili nel numero 9 del prestigioso Lovecraft Annual del 2015 curato da S.T. Joshi.

Hyman Bradofsky (1906–2002), giornalista dilettante, direttore di The Californian, e presidente (1935–1936) della National Amateur Press Association. I due cominciarono a corrispondere nel 1934 e lo scambio di lettere continuò fino alla morte di Lovecraft. Nella stagione 1935-1936, Bradofsky quando era presidente della NAPA, fu oggetto di numerosi attacchi ingiusti, probabilmente motivati ​​da motivi razziali (Bradofsky era ebreo) e Lovecraft fu uno dei pochi ad aiutarlo scrivendo, stampando e distribuendo l'articolo Some Current Motives and Practices.

Harry Kern Brobst (1909–2010), tardo amico di Lovecraft che si trasferì a Providence nel 1932, lavorava al reparto di psichiatria del Butler Hospital e frequentò regolarmente il padre di Cthulhu negli anni a seguire. Il loro scambio epistolare iniziò nell'autunno del 1931. I due si incontrarono pochi mesi dopo.


David Van Bush (1882–1959), reverendo, autore prolifico di versi e manuali di psicologia che Lovecraft correggeva continuamente.  Probabilmente collaborarono sin dal 1917 e si conobbero personalmente nell'estate del 1922.

continua...

martedì 28 aprile 2020

SAGGIO
IL COLORE VENUTO DALLO SPAZIO ANNOTATO





Nelle pagine di questo saggio, il primo volume di una collana dal titolo I Miti di Arkham, il lettore troverà l’origine di uno dei racconti più noti e innovativi di Howard Phillips Lovecraft, la traduzione di alcune sue lettere sinora inedite in Italia, e tutta una serie di approfondimenti riguardanti il testo e la sua interpretazione. Il Sognatore di Providence, che solitario non era davvero—come superficialmente o strumentalmente scrisse Houellebecq, era un amante dei pun, dei giochi di parole, e dei diversi livelli di lettura. Tutte o quasi le sue opere hanno delle chicche e dei messaggi per lo più giocosi e legati al suo vissuto quotidiano e anche “Il Colore Venuto dallo Spazio” non vi sfugge. Giochi di parole che sono ben più evidenti in inglese ma che anche in italiano sono comunque per la maggior parte comprensibili.
Siamo di fronte a uno studio completo sulla nascita e le ispirazioni che si trovano alla base di uno dei racconti più coinvolgenti e straordinari di Lovecraft. Uno dei racconti più spesso trasposti al cinema. Uno studio completo ed esaustivo che permetterà all'appassionato di scoprire gli indizi disseminati da Lovecraft nel racconto, i segreti e le leggende che su esso si imperniano.
Studio completo corredato da una nuova traduzione de “Il Colore Venuto dallo Spazio”, dalle lettere dello stesso Lovecraft finora mai tradotte in italiano e mai pubblicate che gettano una nuova luce sul Sognatore di Providence.

L’indice:

Introduzione dallo spazio
Il Colore di una vita
HPL e la Fantascienza
Lettere del Colore
Il Racconto
Che cosa è il Colore venuto dallo spazio?
Il Colore e la salute umana
Il Colore e la radioattività
Scienziati nel Colore
Che genere di Colore?
La chimica del Colore?
Colori e veleni
S’gnac
Il mistero dell’ispirazione
La Brughiera Desolata e il pensiero di Waugh, Price e Murray.
Influenze del Colore
Lessico
Regionalismo del Massachussets
Le due eremite di Wilbraham: Miniter & Beebe
La misteriosa doppia frase nel Colore
Aspetti religiosi
Conclusioni
Appendici (lettera a zia Lilian, Pietra dell’Invisibilità, Whipporwills, Mercy Brown)
Bibliografia


Si chiede sin d’ora venia al lettore di eventuali errori nell’editing.

martedì 21 aprile 2020

IL COLORE VENUTO DALLO SPAZIO
 DI RICHARD STANLEY





Ho recentemente visto “The Colour Out of Space” di Richard Stanley.
È un buon film, forse il migliore fatto per il racconto “Il Colore Venuto dallo Spazio”, non troppo fedele alla storia originale ma comunque abbastanza convincente. “Dagon” è di gran lunga il miglior film con ambientazione Lovecraftiana rispettata, questo va detto subito.
Il mio sarà un commento senza spoiler con solo alcune osservazioni marginali.
Cominciamo.
Mi chiedo per esempio, visto che non si è voluto rispettare la trama originale del racconto—forse ambientarlo negli anni venti dello scorso secolo costava troppo—come mai sono stati cambiati i nomi dei protagonisti.
Insomma perché perdere delle chicche, dei giochi di parole splendidi che Lovecraft aveva fatto nel suo racconto? Non c’era alcuna necessità del Grande Schermo visto che Nahum diventa Nathan—perdendosi così i riferimenti all’anagramma lovecraftiano Nahum-Human che evidenziava come il protagonista fosse l’umanità o, se vogliamo inserire anche il cognome Gardner—Giardiniere, come si parli di un parallelismo con l’Umano Giardiniere, il Giardino dell’Eden e moltissime altre interpretazioni possibili di uno delle tante easter eggs che Howard Phillips Lovecraft inserì nel suo racconto come spiego nel saggio “Il Colore Venuto dallo Spazio” primo numero della collana I Miti di Arkham che analizzerà nel prossimo futuro l’opera e le curiosità, del Sognatore di Providence. Nel film Stanley cambia anche i nomi dei tre figli… ma perché, che bisogno c’era?
Che bisogno c’era di inserire una figlia wiccan? O il Necronomicon di Simon nella vicenda?
Che bisogno c’era di mettere, l’interessante, personaggio di Ezra? 
E perché cancellare i tre professori della Miskatonic?
Davvero incomprensibile perchè così si perdono delle chicche, dei giochi di parole che H. P. Lovecraft aveva sapientemente inserito nel suo racconto.
Concludendo quindi, a parte tutto questo, che non è poco e sembra del tutto gratuito, il film è piacevole nonostante non sia fedele al racconto come poteva essere.


PS:

Nonostante la terribile situazione attuale, ho deciso di continuare a postare e a far uscire anche il mio saggio annotato intitolato  “Il Colore Venuto dallo Spazio” benché, devo ammettere, che non sono riuscito a curare l’editing dello stesso come altri libri. Me ne scuso fin d’ora con i lettori. 

mercoledì 8 aprile 2020


NEMESIS


Il poema pubblicato per la prima volta sul numero 7 di The Vagrant, (giugno 1918), ha dato da pensare a molti. L’origine è dibattuta e anche lo scenario che rappresenta ancor oggi è oggetto di ipotesi. In una lettera all’amico Rheinhart Kleiner dell’8 novembre 1917, Lovecraft scrive che Nemesis è frutto dei suoi sogni e che fu vergata «nelle sinistre prime ore d’una cupa mattina del giorno dopo Ognissanti, il che potrebbe dar conto del tono e dell’atmosfera. Presenta il concetto, accettabile per la mente ortodossa, che gli incubi costituiscano la punizione inflitta all’anima per colpe commesse in una precedente incarnazione – forse milioni d’anni prima!».



Questo accenno alla reincarnazione è la prova che Lovecraft fosse un vero occultista e che le sue opere sono dotate di diversi livelli di lettura?
Lasciamo a voi l’ardua sentenza con un’inaspettata chicca musicale finale.





Nemesis


Oltre le cupe porte del sonno vigilate dai ghoul,
Oltre l'abisso della luna calante della notte,
ho vissuto innumerevoli vite,
ho sondato ogni cosa col mio sguardo;
e combatto gridando disperato ad ogni aurora spinto dal terrore nella follia.

Ruotavo con la Terra al mattino,
quando il cielo era un turbine di fiamma;
ho visto l’universo oscuro sbadigliare
là dove pianeti neri vagano senza scopo,
vagano nell’orrore inavvertiti, senza fama né nome né coscienza.

Ho aleggiato su mari sconfinati,
sotto sinistri cieli grigio-piombo
lacerati da folgori improvvise,
che risuonano di grida isteriche,
con gemiti di dèmoni invisibili emersi dalle acque di smeraldo.

Come un daino ho sostato sotto gli archi
delle grandi foreste primordiali,
ove le querce avvertono la presenza marcescente
e ho camminato in luoghi evitati dagli spettri,
e alla cosa che mi circonda sono sfuggito, a colei che percola dai rami.

Mi sono imbattuto in montagne piene di caverne
Che sorgono sterile e desolate dalla pianura,
Ho bevuto dalle fontane di fetida nebbia
Che trasudano giù alla palude;
ed in fonti sulfuree maledette ho visto cose che non oso veder di nuovo.

Ho visto un gran palazzo cinto d’edera,
nelle sue sale vuote sono entrato,
dove la luna alta sulle valli
proietta strane ombre sulle mura:
apparenze deformi ed intrecciate, il cui ricordo non oso richiamare.

Ho scrutato nel caseggiato meravigliato
Ho osservato i prati selvaggi intorno,
Al villaggio dai molti tetti sotto
La maledizione di una terra sepolcrale;
E da file di marmo bianco scolpito dalle urne ascolto attentamente il suono.

Ho infestato le tombe millenarie,
ho volato su vette di terrore
là dove infuria l’Erebo fumante,
dove s’ergono desolati picchi innevati;
e in regni dove il sole del deserto consuma quanto non può rallegrare.

Ero già vecchio quando i Faraoni
ascesero sul trono ingioiellato presso il Nilo;
ero vecchio in quelle epoche lontane
in cui io e solo io davo corpo al male,
e l’Uomo ancora incontaminato e felice dimorava nell’isola artica.

Oh, grande fu il peccato del mio spirito,
E grande è la portata del suo destino;
Neppure la pietà del cielo può rallegrarlo,
Né tregua può trovare nella tomba:
giù gli eoni infiniti arrivano battendo le ali di tristezza spietata.

Oltre le cupe porte del sonno vigilate dai ghoul,
Oltre l'abisso della luna calante della notte,
ho vissuto innumerevoli vite,
ho sondato ogni cosa col mio sguardo;
e combatto gridando disperato ad ogni aurora spinto dal terrore nella follia.



Così bello, così descrittivo; il poema descrive lo stupore, la nascita dell'universo, del nostro mondo secondo la prospettiva del grande avversario dell'umanità. All'interno della Bibbia questo potrebbe essere chiamato Satana, Lucifero, Belzebù ... ecc; ma all'interno dei Miti di Cthulhu potrebbe essere il potente Nyarlathotep?
Chi può dirlo?


Curiosamente la versione inglese originale di “Nemesis”, scritta oltre cento anni fa, ha la stessa metrica della canzone di Billy Joel intolata “Piano Man.”
Ecco la stesura originale di Nemesis e di seguito il link per ascoltarla:

Nemesis

Thro’ the ghoul-guarded gateways of slumber,
Past the wan-moon’d abysses of night,
I have liv’d o’er my lives without number,
I have sounded all things with my sight;
And I struggle and shriek ere the daybreak, being driven to madness with fright.

I have whirl’d with the earth at the dawning,
When the sky was a vaporous flame;
I have seen the dark universe yawning,
Where the black planets roll without aim;
Where they roll in their horror unheeded, without knowledge or lustre or name.

I had drifted o’er seas without ending,
Under sinister grey-clouded skies
That the many-fork’d lightning is rending,
That resound with hysterical cries;
With the moans of invisible daemons that out of the green waters rise.

I have plung’d like a deer thro’ the arches
Of the hoary primordial grove,
Where the oaks feel the presence that marches
And stalks on where no spirit dares rove;
And I flee from a thing that surrounds me, and leers thro’ dead branches above.

I have stumbled by cave-ridden mountains
That rise barren and bleak from the plain,
I have drunk of the fog-foetid fountains
That ooze down to the marsh and the main;
And in hot cursed tarns I have seen things I care not to gaze on again.

I have scann’d the vast ivy-clad palace,
I have trod its untenanted hall,
Where the moon writhing up from the valleys
Shews the tapestried things on the wall;
Strange figures discordantly woven, which I cannot endure to recall.

I have peer’d from the casement in wonder
At the mouldering meadows around,
At the many-roof’d village laid under
The curse of a grave-girdled ground;
And from rows of white urn-carven marble I listen intently for sound.

I have haunted the tombs of the ages,
I have flown on the pinions of fear
Where the smoke-belching Erebus rages,
Where the jokulls loom snow-clad and drear:
And in realms where the sun of the desert consumes what it never can cheer.

I was old when the Pharaohs first mounted
The jewel-deck’d throne by the Nile;
I was old in those epochs uncounted
When I, and I only, was vile;
And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.

Oh, great was the sin of my spirit,
And great is the reach of its doom;
Not the pity of Heaven can cheer it,
Nor can respite be found in the tomb:
Down the infinite aeons come beating the wings of unmerciful gloom.

Thro’ the ghoul-guarded gateways of slumber,
Past the wan-moon’d abysses of night,
I have liv’d o’er my lives without number,
I have sounded all things with my sight;
And I struggle and shriek ere the daybreak, being driven to madness with fright.




Sentire per credere: