martedì 30 aprile 2019

LOVECRAFT & IL TRONO DI SPADE 2



DEEP ONES o ABITATORI DEL PROFONDO, G.R.R. Martin si ispira ancora una volta a H. P. Lovecraft e al suo “The Shadow over Innsmouth” tradotto in italiano come La Maschera di Innsmouth. Si tratta infatti di una specie acquatica molto evoluta ibridata con l’essere umano e Martin non fa altro che riprendere il dettame del Sognatore di Providence. Lovecraft ci dice che sono associati con l'adorazione e il culto di Cthulhu; mentre Martin li associa con l’adorazione del Dio Annegato, che sembra proprio la trasposizione di una divinità subacquea come, in parte, è considerato Cthulhu. Le opere di Martin contengono molti riferimenti agli umani che possono avere un'eredità contaminata (come gli abitanti di Innsmouth), come il popolo delle Thousand Islands, che adorano “gli dei squamosi dalla testa di pesce”.




Il motto “Ciò che è morto non muoia mai”, “What's dead may never die” sembra davvero un’ottima derivazione del famosissimo distico di Lovecraft de “La Città senza nome” che recita
“That is not dead which can eternal lie. And with strange aeons even death may die.” Cioè “Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire.” Entrambi i rifermenti sono con il Dio Annegato, Drowned God, chiamato anche Dio Abissale, (Cthulhu, originariamente per Lovecraft).
Nelle storie di Martin gli Annegati sono i sacerdoti del Dio Abissale sulle Isole di Ferro. Martin attinge a Lovecraft e sviluppa una religione del Dio Abissale in cui gli Uomini di Ferro delle isole vengono battezzati dai sacerdoti (Annegati) versando loro dell'acqua di mare sulla testa. A questo punto il sacerdote invoca il Dio Sommerso e chiede: «Lascia che il tuo servo rinasca dal mare, come anche tu facesti. Benedicilo con il sale, benedicilo con la pietra, benedicilo con l'acciaio.» e a quel punto l’uomo appena battezzato risponde con un Lovecraftiano: «Ciò che è morto non muoia mai.» curiosamente gli Annegati di Martin portano sempre con sé otri di cuoio piene di acqua di mare per benedire i fedeli o dissetarsi. Benedicono le nuove navi, con invocazioni e versando acqua di mare sulle prue.
«Il dio Abissale mi ha portato nella profondità sotto le onde e ha preso l'infima cosa che ero. Quando mi ha restituito al mondo, mi ha concesso occhi per vedere, orecchie per udire e voce per diffondere il suo verbo, in modo che io potessi essere il suo profeta e insegnare la sua verità a coloro che l'hanno dimenticata.» Dice Aeron Greyjoy ne “Il banchetto dei corvi”. Frasi che starebbero bene in bocca a un abitante di Innsmouth!




IL DIO SOMMERSO- IL DIO ABISSALE (The Drowned God) è molto simile a Cthulhu, anche nell’aspetto figurativo sulle vele delle navi degli uomini di ferro.
Dagon è un nome associato alla cultura delle Isole di Ferro. Lovecraft nei suoi racconti lo descrive come un dio, o un essere antico, associato in qualche modo con i suoi abitatori del profondo (Deep Ones) e con l’adorazione di Cthulhu (come nel racconto “Dagon” e la Chiesa dell’Ordine di Dagon nel racconto “La Maschera di Innsmouth”



GRANDI ANTICHI-OLD ONES che dimorano nelle città sotterranee di Leng, chef anno impazzire coloro i quali li incontrano sono chiaramente un altro, ennesimo riferimento ai Grandi Antichi di Lovecraft tra cui si annovera Cthulhu.
E che dire dello stregone che governa la lovecraftiana Carcosa che Martin mutua chiamandolo il sessantanovesimo imperatore giallo di Yi Ti? Evidentemente ispirato da “Il Re in Giallo” un essere misterioso, mascherato che si trova nel racconto di Chamber “The King in Yellow”, anch’esso associato con Carcosa. Le opere di Lovecraft contengono alcuni vaghi riferimenti a questa figura come in “Fungi da Yuggoth” (“La Cosa, sussurrano, indossa una maschera di seta gialla, le cui insolite pieghe nascondono un volto non di questo mondo”) figura simile appare in “La Ricerca onirica della sconosciuta Kadath”. Inoltre la misteriosa razza Yith di Lovecraft non assomiglia almeno foneticamente alla razza Yi Ti di Martin?

LA CAPRA NERA DI QOHOR non è forse Shub-Niggurath di Lovecraft? La “Capra Nera dei Boschi dai mille cuccioli” o “La Capra nera dei Boschi” o “Il Signore dei Boschi” di cui Lovecraft parla in “Colui che sussurrava nelle tenebre”, “I Sogni della Casa della Strega” e “La Cosa sulla Soglia”? Indentificabile anche in “L’Ultimo Esperimento” come la Grande Madre (Cybele, la Magna Mater di “I Topi nei Muri” e anche la sposa di Colui che non deve essere nominato. Curiosamente oltretutto la città di Qohor di Martin si trova proprio vicino a un enorme bosco.

L’ISOLA DEI ROSPI è caratterizzata da una statua altissima di un rospo, una statua di pietra nera, che è adorata dagli isolani che hanno fisionomie simili a quelle dei pesci (World Book- Il mondo del ghiaccio e del fuoco). Ecco che quindi sull'isola dei Rospi si trova un antico idolo, una pietra nera untuosa scolpita rozzamente nell'aspetto di un gigantesco rospo di aspetto maligno, alto circa quaranta piedi. Si crede che la gente di quest'isola discenda da coloro che hanno scolpito la pietra del rospo, perché hanno tratti sgradevoli, troppo simili ai pesci sui loro volti e molti hanno mani e piedi palmati. E sembrano essere gli unici sopravvissuti di questa razza dimenticata.
Abitanti che non possono non far venire in mente gli abitatori del profondo del Sognatore di Providence e che sembrano adorare la divinità rospo di Tsathoggua, il Sognatore di N'Kai, di cui Lovecraft parla in “Colui che sussurrava nelle Tenebre” e in “Alle Montagne della Follia”. Martin conosce bene i miti di Cthulhu infatti qui sapientemente UNISCE gli abitatori del profondo che adorano Dagon con Tsathoggua la divinità inventata dal grande amico di Lovecraft Clark Ashton Smith. C’è anche un riferimento al demone che può far pensare a un altro scrittore che ha aggiunto lustro ai Miti di Cthulhu, Robert E. Howard, che scrisse la storia “La Pietra Nera” ambientata nell’universo del Sognatore di Providence. La pietra nera oleosa suona vagamente lovecraftiana (Lovecraft scriveva costantemente su pietre e sostanze aliene con proprietà non familiari), anche se gli idoli di Cthulhu, quelli di Dagon no, tendevano ad essere più piccoli e fatti con una pietra nera verdastra.

N'GHAI, una terra misteriosa la cui capitale Nefer è popolata da stregoni neri (Il mondo del ghiaccio e del fuoco) inspirati da N'Kai, il reame sotterraneo dove si dice dorma Tsathoggua “Colui che sussurrava nelle Tenebre”. A primo acchito sembra che Martin abbia descritto la sua N'Ghai come un paese sotto la luce del sole ma leggendo bene si capisce come ci siano vaste regioni sotterrane sotto la sua capitale Nefer.

LE TERRE DELLE OMBRE-THE SHADOWLANDS al cui cuore c’è la città cadavere di Stygai, e Asshai come porto.
La frase “corpse cities” è Lovecraftiania, in quanto il Sognatore di Providence la usò nel suo per la città intravista nel suo racconto “He” malamente tradotto in italiano con il titolo “Lui” (e altrove usa il termine "Necropoli"). E chiaramente questo è un posto abbastanza orribile se persino gli Shadowbinders temono di calpestarlo (come se Asshai di per sé non fosse già abbastanza alieno).
Si narra che Asshai sia più antica del tempo (e quindi dell’uomo) ed è più ampia e vasta di qualsiasi città umana. È praticamente deserta con luci che bruciano in piccoli anfratti di edifici neri, fatti di grassi muri neri che assorbono la luce. Non ci sono bambini; e gli abitanti vanno mascherati (forse alcuni non sono umani), dei quali solo i portatori dell’ombra osano avventurarsi nelle terre alte oltre le mura della città, nel regno dove dimorano i demoni; ma anche loro non osano avvicinarsi a Stygai. Le Shadowlands sono probabilmente l’origine degli idoli deformi deformati che hanno fatto una così brutta impressione su Danearys a Vaes Dothrak. Il tutto qui trasuda di Lovecraft: orrori indescrivibili; città cadaveri come il “cadavere” Sarkomand di “La Ricerca Onirica della Sconosciuta Kadath”; R'lyeh o la città cadavere demoniaca di “Lui”. per non parlare delle creature semi-umane che nascondono i loro tratti inumani e che servono e temono altre creature, anche meno umane di loro, ricordano gli Abitatori del Profondo di Innsmouth, i servitori in turbante delle strane Bestie della Luna e / o il sacerdote mascherato dalla seta in “La Ricerca Onirica della Sconosciuta Kadath”; città di estensione disumana “Alle Montagne della Follia”; città aliene fatte di muri neri come la città aliena che odia di luce di Yuggoth “Colui che sussurra nelle tenebre”; città che sembrano più deserte di quanto non lo siano a causa di ciò che vi si nasconde come Innsmouth. Insomma non c’è solo una singola connessione, ma un vero e proprio mix di elementi a cui G.R.R. Martin ha attinto creando una sensazione complessiva molto lovecraftiana.
K'Dath di Martin è situato nel Grey Waste... che è un deserto gelato come quello della Kadath di Lovecraft.




LA CASA BORRELL DI DOLCESORELLA è una casata nobile della Valle di Arryn che governa Dolcesorella, un'isola dell'arcipelago delle Tre Sorelle, e Sisterton, la sua città portuale in cui ha Breakwater, il suo castello. Oltre al titolo di Lord di Dolcesorella, il capo della Casa Borrell detiene i titoli di scudo di Sisterton, signore di Breakwater e custode del Faro della Notte e sullo stendardo c’è un granchio-ragno bianco su sfondo grigio-verde.
Gli antenati della Casa Borrell erano re pirati, fino a quando gli Stark di Grande Inverno non sono calati su di loro e per oltre cinquemila anni i Borrell, ecco il tratto Lovecraftiano che immancabile spunta un po’ ovunque nei romanzi di Martin, avevano un tratto distintivo, ovvero una specie di membrana tra le dita di mani e piedi.


IL RE DELLA NOTTE- JOSHEP CURWEN?
Quando Bran e Reed, il veggente, stanno raccontando storie nel Castello Nero, si dice che "il vero nome del Re del Notte era proibito".
Il protagonista malvagio di “Il Caso di Charles Dexter Ward” di Lovecraft è un necromante di nome Joseph Curwen, che era attivo prima della Rivoluzione Americana. In quell’epoca evocò Yog-Sothoth e riportò le persone in vita per servisene come schiavi. Quando fu ucciso, per la prima volta, il suo nome fu cancellato dai registri pubblici, e ne XIX secolo era praticamente ignoto a tutti. Ecco che il buon Charles Dexter Ward scopre di essere un discendente di Curwen e lo riporta in vita seguendo le istruzioni che Curwen aveva lasciato con questo fine.
C’è una similitudine quindi con la storia inventata da Lovecraft e il Re della Notte di Martin. È possibile che il Re della Notte fosse uno Stark e quindi, forse un antenato di Bran nonostante i voti dei Corvi della Notte?



I SOGNI E LE VISIONI
Yog-Sothoth può paragonarsi a Bloodraven, soprattutto in quanto è associato con gli Antichi. Gli Antichi, forse i figli della foresta, sono capaci di instillare visioni e sogni nei libri di G. R. R. Martin.
«...i Grandi Antichi che vissero ere prima dell’arrivo degli uomini, e che scesero su questo giovane mondo dal cielo. Costoro ora non ci sono più. Sono sotto terra e sotto il mare; ma i loro corpi morti hanno narrato i loro segreti nei sogni dei primi uomini, che formarono un culto che non è mai morto» Scrive il Sognatore di Providence in Il Richiamo di Cthulhu.
D’accordo forse non è perfetta l’attinenza tra ciò che scrisse H.P. Lovecraft e quanto ha scritto Martin ma i paralleli sono notevoli.
Per esempio nel racconto di Lovecraft “Alle Montagne della Follia” gli Antichi vengono scoperti in un continente ghiacciato in gran parte inesplorato (Antartide) oltre un'enorme catena montuosa. La spedizione inviata viene in gran parte macellata. La squadra inviata per ri-trovarli scopre che gli Antichi hanno creato una razza di aiutanti senza cervello. Alcuni degli Antichi tornano in vita. Alla fine, uno degli esploratori sopravvissuti vede qualcosa al di là della catena montuosa che anche gli Antichi temevano e impazzisce.
Quanto scritto da Lovecraft ricorda gli Altri e le Creature di Martin e la visione di Bran oltre la cortina di luce alla fine del mondo.
Mi conclusione, in tutto questo c’è anche il Necronomicon?
Forse. Forse è solo una speculazione ma Death of Dragons è un testo molto antico proveniente da Asshai che sembra essere la controparte del Necronomicon in “Una Canzone del Ghiaccio e del Fuoco”. Di questo testo frammentario e anonimo, intriso di sangue, chiamato anche Sangue e Fuocosembra essere rimasta una sola copia chiusa a chiave nei sotterranei della Cittadella come dice Tyrion.

domenica 28 aprile 2019

LOVECRAFT & IL TRONO DI SPADE







George R. R. Martin e il suo Trono di Spade, serie televisiva della HBO, in onda sulle tv satellitari, tratta dai suoi numerosi romanzi, deve qualcosa a H.P. Lovecraft? 
Leggendo attentamente i libri e guardando la serie tv (che ha subito molti tagli nella sua trasposizione televisiva) pare proprio che George R. R. Martin possa essere annoverato tra gli epigoni del Sognatore di Providence o almeno tra i suoi più accaniti estimatori visto che tracce di Lovecraft sono rintracciabili in gran quantità nelle sue produzioni. Il Trono di Spade, Game of Thrones, chiamato anche Una Canzone del ghiaccio e del fuoco o ASOIAF e le altre opere di Martin ne sono in effetti intrise, ma prima di lanciarci in interpretazioni di sorta proviamo ad elencare i riferimenti più evidenti che Martin ha preso da Lovecraft di cui era grande estimatore:

LENG (Isola) è decisamente ispirata al mondo di Lovecraft e nello specifico al Plateau of Leng (menzionato in vari racconti dal Sognatore di Providence tra cui “Il Segugio”.
Martin ci fa sapere che Leng si trova nel mare di giada al largo delle coste di Essos. A oriente di Leng ci sono le Terre delle Ombre (Shadow Lands). 
Curioso il riferimento che Martin fa attraverso il Comprendio di Giada, uno dei libri che Samwell Tarly recupera su richiesta di Maestro Aemon nella biblioteca di Castello Nero insieme a Stirpe di drago e a un altro testo sui Targaryen. Mentre si dirige verso l'armeria, Samwell fa cadere inavvertitamente i libri nel tentativo di afferrare Gilly per un braccio: il Comprendio di Giada non viene danneggiato, mentre Stirpe di drago cadendo si rovina parzialmente con il fango. E nel capitolo terzo di “La Danza dei Draghi” di MArtin troviamo: “Lord Snow, ho lasciato un libro per te nel mio alloggio: Il compendio di Giada. È stato scritto da Colloquo Votar, un avventuriero della città libera di Volantis che viaggiò in Oriente, visitando tutte le isole del mare di Giada. C'è un passaggio che potrebbe interessarti. Ho detto a Clydas di evidenziarlo. La conoscenza è un'arma, Jon. Munisciti bene prima di andare in battaglia.”
E proprio secondo il Compendio di Giada[1], i Grandi Antichi che vivono nei cunicoli sotto l’isola manovrano l’imperatrice di Leng affinchè uccida tutti i mercanti stranieri almeno in un paio di occasioni. In seguito Jar Har, il sesto imperatore del mare verde di Yi Ti, dopo la conquista di Leng ha fatto sigillare le entrate alla città sotterranea e ha ordinato che venissero dimenticate. I massacri cessarono. Sì, Martin ha proprio scritto Grandi Antichi!



SARNATH (città) è citata da Martin nella sua saga ed è decisamente ispirata dalla Lovecraftiana “Sarnath” che fa la sua apparizione nel racconto “La Rovina che colse Sarnath”. Entrambe le città vengono distrutte e desolate ed entrambe, sia quella di Lovecraft che di Martin, un tempo erano note per i magnificenti palazzi. Le rovine di Sarnath sono state rinominate Vaes Khewo, che significa “La città dei Vermi” dai Dothraki. Anche qui la città dei vermi fa venire in mente i Miti di Cthulhu.




IB (isola) nel mondo di Martin sembra derivare da “Ib” del racconto  “La Rovina che colse Sarnath” nella quale è una città aliena che fu distrutta da Sarnath e che è l’origine della sua maledizione.

K'DATH nel 'martiniano' Grey Waste, desolazione grigia, è davvero troppo simile a “Kadath in the Cold Waste”, presente in molte opere di Lovecraft sopratutto in “La Ricerca onirica della Sconosciuta Kadath”. Gli abitanti di K'Dath sostengono che la città è la prima e la più antica del mondo. Si dice che K'Dath sia il luogo di riti indicibili compiuti per placare la fame di divinità folli e che persino gli Shryke che abitano nelle terre a sud della città la temano. K'Dath appare in Le terre del ghiaccio e del fuoco e Un mondo di ghiaccio e fuoco appendici ai libri e al mondo inventato da Martin. Evidente il riferimento di George R. R. Martin a Kadath, terribile luogo presente nelle opere di H. P. Lovecraft. 

LA CHIESA/CULTO DI STARRY WISDOM (Saggezza Stellare) si riferisce ancora una volta alla Chiesa/ Culto di Starry Wisdom presente nel racconto di Lovecraft “L’abitatore del Buio” che adora Nyarlathotep. Nyarlathotep che apre a sua volta una questione molto complessa, entrando in gioco anche il Dio dai Mille Volti de “Il Trono di Spade” ma questo lo vedremo nel prossimo post.









[1] Il così detto Compendio di Giada è una raccolta di leggende e di storie di Essos. Scritto da Colloquo Votar, che viaggiò nel Mare di Giada. Il banchetto dei corvi, Capitolo 5, Samwell. La danza dei draghi, Capitolo 7, Jon. La danza dei draghi, Capitolo 10, Jon. 

venerdì 8 marzo 2019




LA CARTOLINA DI LOVECRAFT IN CUI PARLA DI ALEISTER CROWLEY




Quella che vedete qui sopra è una delle tante cartoline scritte dal Sognatore di Providence che era solito, come si vede chiaramente, sfruttare tutto lo spazio disponibile per scrivere. Nello specifico è una cartolina inviata all'autore californiano Clark Ashton Smith, uno degli scrittori più importanti di Weird Tales e uno degli amici di Lovecraft.

Questa cartolina si differenzia dalle altre in quanto qui H.P. Lovecraft parla di Aleister Crowley, al suo amico californiano.

Se qualcuno di voi volesse addentrarsi nella traduzione deve conoscere prima alcuni punti chiave usati dal Maestro di Providence:

(&=e; Comte d’Erlette=August Derleth; Jehvish-Ei= J. Vernon Shea; young (giovane) Melmoth=Donald Wandrei; Old Monty = M. R. James)

La parte in cui cita il mago occultista inglese è: Glad to see the item about Crowley. What a queer duck! He is the original of Clinton in Wakefield’s “They Return at Evening.

Se volete saperne di più vi consiglio il mio nuovo saggio:

giovedì 10 gennaio 2019


LA PALUDE OSCURA

Forse non tutti sanno che H. P. Lovecraft non era un musone contro il mondo e contro la vita ma che, oltre ad avere decine di amici e centinaia di corrispondenti, era solito compiere quelle che oggi definiremo esplorazioni urbane e suburbane. Era attratto da luoghi antichi e misteriosi e uno di questi era rappresentato dalla Palude Oscura. Stiamo parlando di un luogo a una quarantina di chilometri da Providence, che visitò più volte nel 1923, dato il mistero gravava sulla Palude sia con il suo amico James F. Morton, che con il suo amico scrittore Clifford Martin Eddy, Jr. Prendiamo dalle parole stesse di Lovecraft una breve descrizione della vicenda.

«…È stata una cerca del grottesco e del terribile—la ricerca per la Palude Oscura, nel Rhode Island del nordest, della quale Eddy aveva sentito alcuni sussurri locali tra i villici. Si dice che sia molto isolata & molto strana & che nessuno l’abbia mai attraversata a causa delle buche insidiose e insondabili, e degli alberi antichissimi i cui grossi boli crescono così strettamente insieme che il passaggio è difficile e l'oscurità è onnipotente: anche a mezzogiorno; e altre cose, di cui le grida semi-umane delle linci rosse sono udite nella notte dai contadini vicino al bordo, sono il minimo. È un posto molto particolare, nessuna casa è mai stata costruita a meno di due miglia da esso. I pastori vi si riferiscono con molta evasività, nessuno di essi può essere indotto a guidare un viaggiatore attraverso la palude. Anche se pochi intrepidi cacciatori e taglialegna spinti dalle loro vocazioni si attardano a volte ai suoi margini. Giace in una conca naturale circondata da belle basse colline, lontane dalla strada frequentata e nota da neppure una dozzina di persone fuori la contea. Anche a Chepachet, il villaggio più vicino solo due persone ne hanno sentito parlare Eddy raccolse delle voci nella taverna di Chepachet in una squallida sera d'autunno quando i cacciatori si raccoglievano intorno al fuoco e raccontavano storie degli scoiattoli e dei conigli che hanno abbandonato quel luogo e sono fuggiti nelle pianure del Connecticut. Un uomo molto anziano ha detto che La Cosa dimora nella palude… E che La Cosa era viva ancora prima che arrivasse l'uomo bianco. Un uomo molto vecchio, con un acciarino ha detto che La Cosa si trasferì nella Palude Oscura e che di tanto in tanto tira fuori il suo collo dall’abisso infinito sotto il quale La Cosa ha la sua tana ancestrale. Ha aggiunto che suo nonno gli disse nel 1849, quando era ancora molto piccolo, che La Cosa era già lì quando i primi coloni arrivarono e che gli indiani credevano che La Cosa era sempre stata lì. L’uomo anziano con l’acciarino era l’unico dei presenti che sembrava aver sentito parlare della Palude Oscura.”
Parole queste che sono degne di un racconto e che fanno volare la fantasia, ma di quanta fantasia stiamo parlando? Stiamo parlando di un luogo reale od onirico come spesso accade con i racconti del Sognatore di Providence?

La Maledizione della Palude Oscura
Il nome è appropriato perché andando in loco ci si accorge che è davvero oscura e che gli alberi rigogliosi bloccano i raggi del sole. E inoltre la nomea di questo posto è ben azzeccata dato che si trovano varie storie riguardo la palude. Questa è una zona in cui si può cacciare e si consiglia di mettere il gilet arancione quando ci si avventura per evitare di essere colpiti accidentalmente, ma è difficile trovare cacciatori nei pressi della Palude Oscura, ci sono testimonianze di scomparse di uomini che si erano avventurati nella palude per cacciare e che non sono mai più tornati. Alcuni sono scomparsi nelle pozze nere e melmose sono scomparsi per sempre. L’origine della reputazione terribile della Palude Oscura è avvolta nelle nebbie del tempo. Ci viene in aiuto il sito web Stonewings sulle tradizioni del New England che riporta una testimonianza oculare della vicenda che riportiamo integralmente: «“gli uomini andavano lì a cacciare” Ruth E. Scott mi disse nel 1996 “e non li vedevi più tornare”
Ruth, 80 anni quando parlai con lei, mi ha detto che la Palude Oscura ha un terribile reputazione da sempre. Gli incidenti accadono, naturalmente, e la maggior parte della gente direbbe che si tratta di casualità se qualcuno si incammina nella palude e cade in una buca e annegata. Ma altri sussurravano che una creatura, o forse uno spirito malvagio, abitava nelle torbide profondità e, come Grendel, banchettava con le anime sfortunate che erano passate per la sua strada.
Poche persone hanno dato credito a queste storie, ovviamente, ma la vicenda raggiunse le orecchie di uno scrittore di riviste pulp di Providence.
Lovecraft il 4 novembre del 1923, quando Ruth aveva sette anni, incontrò un paio di visitatori arrivare alla fattoria di suo nonno. Lei mi ha detto che era troppo piccola per ricordare la visita. Ma in quei giorni non molti avrebbero riconosciuto Howard Phillips Lovecraft o il suo amico lo scrittore horror Clifford Eddy. Nel 1923 Lovecraft non era altro che un attaccabrighe di città alla ricerca di una fiaba. Era alla ricerca della Palude Oscura e pare che lui e Eddy non la raggiunsero mai. Dopo aver camminato per sette miglia da Chepachet (Lovecraft riferì otto e mezzo), raggiunsero la casa di Ernest Law, il nonno di Ruth, e girarono intorno. Questa è approssimativamente la strada che seguirono:
I loro viaggi nella natura selvaggia di Chepachet devono essere stati un'avventura. Gli è costato ogni 35 centesimi per andare lì con il treno.

Molti dei luoghi in cui Lovecraft e Eddy si sono fermati possono ancora essere visti.

La casa di Fred Barnes si trova ancora all’angolo di Putnam Pike (Route 44) e Sprague Hill Road. Barnes, non f in grado di aiutare Lovecraft ma gli disse di cercare James Reynolds, che abitava poche miglia più avanti.
Lovecraft scrisse che lui e Eddy si fermarono per un pranzo alla Cody’s Tavern. Probabilmente intendeva Cady’s, che ancor oggi serve cibo e bevande nello stesso edificio. (Lovecraft sostenne che la taverna risaliva al 1683, ma questa invece è di almeno un secolo dopo.  Due secoli orsono sembra che la taverna di Hezekiah Cady, fosse un luogo pericoloso e non tranquillo secondo i parrocchiani.
Dopo pranzo Lovecraft e Eddy svoltarono a sinistra lungo Reynolds Road (Route 94), per raggiungere poco dopo la fattoria di James Reynolds.
Reynolds disse loro di prendere a destra alla biforcazione in cima alla collina. Se I due fossero andati invece a sinistra avrebbero raggiunto la Palude Oscura in meno di due miglia. Ma Reynolds stava facendo la cosa giusta inviandoli verso la fattoria di Ernest Law, dato che Law possedeva il terreno su cui sorgeva la Palude. Era suo diritto negare loro l’accesso, per la loro sicurezza.  Così com'era, Lovecraft fu colpito da Law. Come Lovecraft riferisce in una lettera che scrisse pochi giorni dopo, il geniale Law disse loro ciò che conosceva.
Il signor Law "ci ha informati che la Palude Oscura si trova nella lontana conca tra due delle colline che abbiamo visto".
Un po’ di confusione c’è ancora riguardo l’ultima casa in cui Lovecraft si fermò. Il presidente della Glocester Heritage Society, Edna Kent, esperta della storia della città, riferisce che si trattava di una casa sulla collina di fronte alla stazione di pesatura di cervi sulla Route 94. Questa casa oggi non esiste più, neppure le fondamenta e alcuni suoi vecchi legni marcescenti si stanno ormai trasformando in terreno ai margini di una radura.
Ma c’è anche un altro edificio a poca distanza da questo sito, ancor più vicino dalla Route 94, che secondo molti è stata la casa di Law. Gli atlanti del 1870 indicano che i Law vivessero in entrambe le case.
Lovecraft apprezzerebbe il grande seguito che ha oggi. I fan e gli appassionati vanno regolarmente in pellegrinaggio nei luoghi da lui frequentati. La Palude Oscura è uno di quelli in cima alla lista anche se forse Lovecraft non l’ha poi mai raggiunta o se lo ha fatto si è tenuto per sé cosa vi ha scoperto… 

lunedì 24 dicembre 2018

MAPPA DI ARKHAM


MAPPA DI ARKHAM


A quell'epoca le visite di Edward si fecero più frequenti, le sue allusioni più chiare e concrete. Racconti incredibili anche per un posto antico come Arkham, con una secolare tradizione di infestazioni e stregonerie: resoconti di oscuri riti e cupe esperienze.
—La Cosa sulla Soglia

Quale è il Sacro Graal dell’opera di H. P. Lovecraft? Le risposte potrebbero essere molteplici, in quanto molteplici sono gli scrigni e le rarità insite nei suoi racconti. Alcune sono andate irrimediabilmente perdute, altre per fortuna ci sono giunte quasi intonse. L’opera del Sognatore di Providence è pregna di rarità e una di queste si trova ben conservata alla Brown University Library di Providence, dove un foglio manoscritto ha in sé qualcosa di magico: la mappa, disegnata a mano dallo stesso Lovecraft, delle parti principali della sua favolosa e terrificante Arkham. “Map of the Principal Parts of Arkham, Massachusetts” (Box: 24, accession no: A54798 [45]).
La biblioteca ci informa che è stata redatta da Howard Phillips Lovecraft nei primi mesi del 1934 e che in una lettera a D. Wandrei del 28 marzo 1934 Lovecraft scrisse: «ultimamente ho realizzato una mappa di Arkham, così i riferimenti per le mie storie future saranno più precisi». La mappa fu pubblicata per la prima volta con il nome di “Map of Arkham” nella rivista The Acolyte, 1, No. 1 (inverno 1942).






Arkham sembra basata su Salem, vista la sua reputazione occulta. August Derleth, che ebbe l’unico merito di tramandare l’opera di Lovecraft, ma che è bene ribadirlo non lo conobbe mai di persona, scrisse: «Arkham... è il famoso e ben noto nome inventato da Lovecraft per la leggendaria Salem, nel Massachusetts, che ha usato nella sua straordinaria narrativa».
A dire la verità, leggendo le lettere e l’intero corpus di Lovecraft appare che Arkham fosse basata più su Danvers che su Salem, in quanto il Sognatore di Providence ben sapeva che i processi alle streghe furono fatti per quello che accadde a Danvers Village, quindi è probabile che Arkham fosse stata ispirata da Danvers.
Arkham la troviamo citata in tredici racconti:
“L’Immagine nella casa” (scritto nel 1920)
“Herbert West—Reanimator” (scritto tra 1921–22);
“L’Innominabile” (scritto nel 1923)
“La Chiave d’Argento” (scritto nel 1926)
“Il Colore venuto dallo spazio” (scritto nel 1927)
“L’Orrore di Dunwich” (scritto nel 1928)
“Colui che sussurrava nelle tenebre” (scritto nel 1930);
“Alle Montagne della Follia” (scritto nel 1931) Una delle navi si chiama Arkham
“La Maschera di Innsmouth” (scritto nel 1931)
“I Sogni nella casa della strega” (scritto nel 1932)
“Attraverso i cancelli della Chiave d’Argento” (scritto nel 1932–1933)
“La Cosa sulla soglia” (scritto nel 1933)
“L’ombra venuta dal tempo” (scritto tra 1934–1935)



Arkham è citata in tredici racconti, numero curioso ed esotericamente valente. Molto potrebbe dirsi su questa cittadina inventata, ma qui non ne abbiamo lo spazio, per ora ci sovviene un dubbio.
Sulla mappa tracciata da Lovecraft la via in basso e Lich St, o Ligh St?
Potrebbe essere Light St.?
Molte vecchie città avevano una strada con questo nome, un po’ come via Roma in Italia. Ma è anche vero che potrebbe proprio essere Lich street in quanto Lich è un termine oscuro che appartiene al mondo dei morti e che Lovecraft conosceva bene. Forse uno dei tanti giochi di parole di Lovecraft usare Lich al posto di Light. Curiosamente sulla mappa di Lovecraft di Arkham map, Lich St. corre lungo il cimitero di Parsonage St. fino a Peabody Ave.
Si sembra proprio un gioco di parole del Sognatore di Providence.

domenica 25 novembre 2018

IL POEMA PERDUTO DI H. P. LOVECRAFT

IL POEMA RITROVATO



David Haden, noto studioso di Howard Phillips Lovecraft, afferma che sia stato ritrovato un nuovo poema del Sognatore di Providence. Non un poema macabro, ma addirittura risalente alle prime composizioni del Maestro, una parte di quei juvenilia, tanto cercati che purtroppo sembrano andati tutti perduti. Fu lo stesso H. P. Lovecraft infatti a scrivere che aveva distrutto tutte le sue opere, compresi decine di racconti weird su Roma (sic!). Il poema in questione è la prefazione all’annuario dell’anno scolastico 1907 della Hope Street High School, The Blue & White.
La Hope Street High School (ora nota come Hope High School) è un liceo pubblico nell’East Side di Providence, Rhode Island, U.S.A., fondata nel 1898. 



Personalmente ho ricercato a lungo è ho scoperto che questo annuario del 1907 della Hope Street, pubblicato oltre 110 anni fa, in rarissime copie, non è mai stato offerto o venduto. Si tratta, questo è certo, di un pezzo raro, le cui altre copie, non più di una cinquantina, sono andate perse nelle pieghe dei tempi.
Ci sono almeno due diretti riferimenti a Lovecraft in quest’annuario del 1907. Innanzitutto è citato come “Howard P. Lovecraft” a pagina 46 [scansione sotto] come uno dei “Sophomores, Classical Course.” 
Questa era la classificazione scolastica dei ragazzi: il decimo grado è detto Sophomore e comprende gli alunni dai 15 ai 16 anni.




E incredibilmente il suo nome appare anche a pagina 64 [scansione sotto] come “H. P. L. (Sophomorite)” come autore di parte, se non di tutto, l’atto IV che riporto integralmente in seguito.



Va ricordato che Lovecraft era una matricola alla Hope Street High nel 1904-05 (avendo circa 14-15 anni), ma se ne andò nel novembre del 1905 e non tornò prima del settembre 1906. Formalmente lasciò il liceo il 10 giugno 1908, senza aver ottenuto il diploma di scuola superiore, dato che aveva frequentato solo per alcuni mesi nel suo ultimo anno.

Questo annuario a detta dei venditori su eBay, contiene molte opere narrative, alcune gotiche, quasi Lovecraftiane. Nessuno dei lavori però è purtroppo firmato. Non è impossibile pensare che Lovecraft stesso possa essere stato l’autore di almeno uno di questi poemetti.
In ogni caso c’è un’opera teatrale che riporta proprio il nome di H.P. Lovecraft. E questa potrebbe benissimo essere stata la prima opera di narrativa scritta e pubblicata da H. P. Lovecraft.  
“H.P.L.” appare quindi nel testo di un umoristico pezzo dello stesso Annuario, intitolato “Merry Drama of Hope” in cui egli cerca, invano, di spiegare i percorsi di volo meteoritici. 



Atto IV, Scena 1.

Nel corridoio dopo la lezione (frammenti di conversazione ascoltati).
[…]

“H. P. L. (Sophomorite :) “Bene, l’unica teoria certa riguardo la causa delle traiettoie delle meteoriti, iperboliche o ellettiche è—”

Giddy Freshite (ridacchiando istericamente :) “—E poi ha detto –”

    (Il corridoio pian piano si svuota)

Sappiamo bene che Howard Phillips Lovecraft era ossessionato dall'astronomia in quegli anni. Anni in cui scriveva e pubblicava il suo giornale The Rhode Island Journal of Astronomy (1903-1907), che distribuiva tra i suoi amici; ed è stato in questo periodo che ha iniziato a scrivere una colonna mensile di astronomia per The Pawtuxet Valley Gleaner, un giornale a distribuzione locale. Non sappiamo se Lovecraft abbia scritto personalmente le parole citate, o, più probabilmente ne fu deriso amorevolmente, dai suoi compagni più grandi per essere un pedante saputello. Tutto ciò in fondo non ha molta importanza. In ogni caso è affascinante scoprire che la sua personalità fosse così spiccata da finire in un annuario, sia che l’abbia fatto lui stesso, sia che vi sia stato inserito come esempio. 
È un’altra prova comunque che l’interesse di H.P. Lovecraft per l’astronomia era così noto a quei tempi che finì persino in un annuario. 

Ma veniamo adesso alla prefazione-poema dell’annuario del 1907. È certamente scritta in un linguaggio arcaico, pieno zeppo di modi di dire antichi e dimenticati, in stile XVIII secolo, epoca che H. P. Lovecraft amava e rimpiangeva. Secondo S.T. Joshi, autorità in materia, non dovrebbe trattarsi di un testo del Sognatore di Providence, in quanto contiene degli errori proprio su quest’uso arcaico dell’inglese che, secondo il biografo, Lovecraft non avrebbe commesso. Va tenuto conto però che a quell’epoca H. P. Lovecraft era agli inizi, non aveva neppure diciassette anni, e questi errori potrebbero essere frutto della sua ancora poca esperienza letteraria. In quello stesso periodo infatti bruciò tutti i suoi juvenilia. Tornando al testo riemerso dal tempo, se lo si analizza bene si trovano anche alcune parole che sembrano non neologismi, ma neoarcaismi come “strange-froughte”, tipici ed esclusivi del Maestro di Providence. Curiosamente però né il titolo, né la prima frase del poema si trovano nei volumi The Ancient Track o in generale nelle altre raccolte note dei suoi poemi.


Ora se si tratta di uno dei primi poemi di Lovecraft, è evidente che l'autore era in “ye humbell Boarde of Editours” (cioè nella redazione giornalistica) all'inizio dell'estate 1907, e a questo punto si potrebbe anche ipotizzare che, Lovecraft avesse avuto anche una certa influenza sulla realizzazione della copertina che, a un primo sguardo sembra familiare a ogni amante del Ciclo di Cthulhu. 



Infatti sulla copertina c’è una fiamma tentacolare che (se la si guarda bene) sembra una versione Lovecraftiana di un djinn che accompagna le lampade di Aladino ai lati. Sappiamo quanto Lovecraft avesse amato le mille e una notte e quanto i jinn possano rappresentare la prima idea di Grandi Antichi. Inoltre, è probabile che Howard Phillips Lovecraft già a quell’età portasse gli occhiali e tutto sommato il volto centrale della copertina sembra una sorta di suo autoritratto.

David Haden afferma che secondo una nota di Chris Perridas, potrebbe esserci una foto ancora inedita, nell’annuario del 1908. Ma Chris non è riuscito a controllare in quanto neppure quello del 1907 è ancora stato scansionato e messo online, ma si potrebbe tentare con l’annuario del 1906 che ho scoperto che la Brown University ha nella “Anna Eleanor Wallace papers 1874-1982” collection. In ogni modo forse si tratta di una foto già nota, forse no, un po’ come i suoi poemi che riaffiorano di tanto in tanto.

lunedì 11 giugno 2018

LOVECRAFT E IL CALAMARO DELLO SPAZIO



Sembra incredibile, leggendo il titolo eppure non lo è.
Lovecraft parlava di calamari e polpi scesi dalle stelle che popolavano i golfi dello spazio e che sono giunti sulla terra, questo ogni appassionato del Gentiluomo di Providence lo sa bene.
Quello che forse non è noto, e che diventa giorno dopo giorno più difficile da provare, è che qualcosa di simile a quello che descriveva Lovecraft esiste davvero. E quando parliamo di prove, parliamo di prove serie, di prove provenienti dal sito della Nasa.


Le due foto sopra sono scomparse dal sito, ma fortunatamente le potete vedere ancora qui. In precedenza esistevano molte più foto di queste prove che però sono scomparse, sopratutto gli ingrandimenti, dal sito dell'ente spaziale americano.

Qui di seguito due link delle sole due foto esistenti sul sito ad oggi in cui si vede, sotto la terra parte di un 'calamaro spaziale':